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Vincenzo Barbatano

Grandi aziende agri faunistiche, Associazione Rurale Calabrese: “Una proposta fuori dal mondo”

L’Associazione Rurale Calabrese prende spunto dell’intervento a mezzo stampa dei giorni scorsi di Confagricoltura Calabria ed esprime totale dissenso sull’ipotesi di utilizzo dell’esercito per contrastare l’emergenza cinghiali ma la costituzione di grandi aziende agri faunistiche venatorie non suscita apprezzamenti.

“Ma davvero credete che per l’emergenza cinghiali, l’unica soluzione sia far intervenire l’esercito?” – scrive in una nota il presidente dell’associazione, Vincenzo Barbatano.

Vincenzo Barbatano
Vincenzo Barbatano, presidente dell’Associazione Rurale Calabrese

“Noi siamo sempre vigili ed attenti a proporre interventi per la risoluzione della sovrabbondanza del cinghiale – continua il presidente – ma restiamo sbalorditi quando sentiamo questi continui proclami da parte di Confagricoltura, comunicato di una settimana fa dove la presidente provinciale di Cosenza in ultimo e il presidente regionale Statti in primis, da tempo ha acclamato l’intervento dell’esercito nella riunione dell’emergenza cinghiali in Calabria”.

“La cosa che ci dà più sgomento – prosegue Barbatano – è che nel momento in cui essi hanno avuto bisogno dei selettori e selecontrollori per il contenimento del cinghiale nelle proprietà, i cacciatori formati sono stati utili ma evidentemente non sono stati soddisfacenti ed è probabile che questi non vedano utile la figura del Cacciatore bioregolatore”.

“Però dall’ultimo convegno a Lamezia Terme – si legge nella nota -, il presidente regionale di Confagricoltura ha manifestato un grande interesse alla formazione delle grandi aziende agri faunistiche venatorie per il futuro delle aziende agricole, qua noi ci chiediamo: ma in queste aziende agri faunistiche venatorie, a caccia, chi ci dovrà andare l’esercito o i cacciatori a pagamento?

Sembra fuori dal mondo una proposta del genere, di sicuro è chiaro che per Confagricoltura il ruolo del cacciatore come bioregolatore non interessi, forse interessa di più come “cliente”, ma la nostra perplessità nasce dal fatto che gli agricoltori senza l’aiuto dei cacciatori cosa potranno produrre se le specie di fauna selvatica diventano in sovrannumero come il cinghiale?

Pensiamo che i tanti iscritti agricoltori di sicuro non si vedono tutelati da tali proposte visto che il beneficio sarebbe solo dei grandi latifondisti, ma per caso siamo teletrasportati dal terzo millennio di nuovo nel medioevo?

Ci saremmo aspettati un’altra forma di appello visto che Confagricoltura è presente in tutti i comitati di ATC (ambiti territoriali di caccia) e anche nella Consulta venatoria. Sarebbe stato bello sentirvi chiedere quando uscirà il calendario venatorio, quando si deciderà di riconoscere il cinghiale invasivo e nocivo così da chiedere l’allungamento del periodo di caccia e di integrare con la caccia in deroga.

Sarebbe stato bello sentire dalle associazioni riconosciute le stesse proposte che abbiamo dovuto fare noi per far capire che i veri serbatoi di proliferazione di questa specie sono le aree parco e le aree protette”.

“Ci saremmo aspettati un po’ di attenzione in più per il ruolo che noi cacciatori ricopriamo nel mondo rurale, per concludere chiediamo come cacciatori: cosa abbiamo fatto di male?” – chiede e si chiede in conclusione Vincenzo Barbatano, presidente dell’Associazione Rurale Calabrese che rivendica un ruolo preciso nell’annosa vicenda della proliferazione dei cinghiali.

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