Chiede l’ergastolo il pm di Castrovillari Simona Ruzzo, per Cosimo De Luca, 44 anni, di Rossano, accusato di aver ucciso Florentina Boaru, la ragazza romena diciannovenne, il cui corpo fu trovato il 16 aprile del 2013 avvolto in un telo, nel greto del fiume Colognati
La ragazza, che per tirare a campare, faceva la prostituta sulla statale, aveva lì conosciuto il De Luca, piccolo imprenditore agricolo, uomo sposato con il quale aveva intrapreso una relazione clandestina, che però si rivelò sin da subito alquanto pericolosa.

La coppia litigava spesso e l’ultima volta avvenne presumibilmente il 9 aprile. Fu sette giorni dopo che il cadavere della giovane donna fu scoperto in fondo alla discarica.
Il pm ha ripercorso l’iter delle indagini che portarono all’incriminazione di De Luca ed ha chiesto, in sede di requisitoria, anche l’isolamento diurno nei primi tre mesi di quella condanna al carcere a vita.
Si è poi soffermata sull’elemento tecnico che ha consentito di identificare l’accusato. Si tratta delle celle telefoniche dei numeri di De Luca.
Vi sono state tre telefonate, la prima risalente proprio a quella notte, quando una voce maschile informava i carabinieri della presenza in quel luogo del cadavere. Poi ne è seguita un’altra, pochi minuti dopo, nella quale la stessa voce, dichiarava di essere il killer della ragazza, e poi una terza telefonata, partita due giorni dopo da una cabina di contrada Seggio – che é stata registrata dai carabinieri di Rossano – nella quale l’uomo continuava ad accusarsi dell’omicidio della giovane.
Per la procura guidata da Franco Giacomantonio, quel killer era De Luca.
Il pm ha anche riportato la testimonianza di un altro rumeno, “Niku”, che avrebbe consegnato personalmente a De Luca il telefono dal quale era partita la prima telefonata.
É stata poi la volta di uno dei due legali dell’imputato, che é partito da un altro dato, ossia dall’incertezza sull’identità del cadavere sul quale non é stato possibile condurre l’esame del DNA, e per tanto i dati raccolti non potrebbero dare un nome certo al cadavere ritrovato. Fa inoltre riferimento alla relazione medico-legale dalla quale si evince che l’omicida abbia usato la mano destra per sferrare il colpo mortale alla testa della ragazza, mentre il De Luca, presenta problemi proprio all’arto destro. Ha poi sottolineato le incongruenze ed incertezze nelle quali sarebbe caduto il testimone, “Niku”, nel corso della deposizione, divenendo in tal caso un testimone inattendibile.
Domani – sempre in corte d’Assise a Cosenza – l’arringa si concluderà con l’intervento dell’altro avvocato della difesa, Pietro Perugini.
Intanto la famiglia della ragazza si è costituita parte civile, nel corso del procedimento, ed è rappresentata dall’avvocato Maria Rosaria Novellis.
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