Sono passati trentaquattro anni dalla notte che sconvolse i tifosi rossoblù e l’intero mondo del calcio italiano.
Una notte maledetta, che spezzò i sogni e il futuro di un giovane calciatore di 27 anni.
Quel ragazzo aveva il nome di Donato Bergamini, conosciuto da tutti come Denis
Donato Denis Bergamini Cosenza Calcio
Era il 18 novembre 1989, un sabato sera come tanti.
Il giorno dopo al “San Vito” si sarebbe disputato il match Cosenza-Messina.
In quella partita ci sarebbe stato un grande assente ma tutti ne erano ignari. Nessuno, infatti, poteva sapere della terribile tragedia che di lì a poco si sarebbe consumata e che avrebbe strappato per sempre alla vita il numero 8 del Cosenza calcio.
Nessuno poteva sapere di quella imminente morte, tranne chi, quella morte, decise di provocarla.
Denis Bergamini quel 18 novembre sera venne trovato senza vita lungo la statale 107 ionica, nei pressi di Roseto Capo Spulico. La sua morte venne subito definita come un caso di “suicidio”.
Il giovane si sarebbe gettato volutamente sotto un tir, come sostennero sia il camionista sia quella che già allora era la sua ex fidanzata, Isabella Internò, che si trovava con lui al momento dell’accaduto.
La famiglia del talento ferrarese, che nel momento migliore della sua carriera aveva rimandato il trasferimento a Parma in serie A in nome dell’amore per la maglia rossoblù, non credette a questa versione e cominciò una lunga battaglia legale.
Dopotutto, troppi erano i punti oscuri e le incongruenze sull’accaduto.
Nel 2015, grazie all’avvocato della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo, il processo viene riaperto.
Nel luglio 2017 la svolta: il corpo del calciatore viene riesumato per il volere del nuovo procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla.
Il responso dell’autopsia cambia tutto.
Denis Bergamini è morto per asfissia e gettato sotto il tir solo successivamente.
Isabella Internò e l’autista Raffaele Pisano sono accusati di omicidio volontario. Poco tempo dopo Facciolla viene trasferito e la riapertura del caso si blocca fino al 2021.
Ad ottobre del 2021, infatti, inizia il processo per l'”omicidio” di Denis Bergamini”.
L’unica imputata risulta Isabella Internò che, da ragazzina qual era al momento dell’accaduto, si presenta in aula ormai come donna adulta alla quale la vita potrebbe presentare il conto dopo 34 lunghissimi anni.
Il processo continua. Dal suo avvio ad oggi in aula sono passati tanti testimoni, sono stati raccontati tanti episodi della vita del giocatore, si è parlato e discusso delle sue scelte.
Tutti hanno gridato a gran voce “Non abbiamo creduto e mai crederemo al suicidio!”
Sono passati 34 anni ma nessuno ha mai dimenticato, nessuno vorrà mai dimenticare
Il ricordo di Denis Bergamini è vivo più che mai, nelle magliette con il numero otto che i tifosi indossano fieri durante le partite, nel busto e nel murales che sono allo stadio, nella curva che porta il suo nome e nel cuore di un’ intera tifoseria che chiede da tanto, ormai troppo tempo, giustizia.