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La storia del serial killer cosentino

La storia del serial killer cosentino

Tredici le vittime accertate, trenta quelle presunte. La caratteristica principale di Domenico Groppa era quella di odiare le donne, le violentava per poi trucidarle.

Alcune volte addirittura le abusava anche dopo la morte, questo lo rese il primo necrofilo della storia d’Italia. Il suo caso è emerso dalle antiche sentenze dei giudici della Corte d’Assise di Cosenza, nelle perizie psichiatriche venne descritto come un ” mitomane cronico”.

Non solo, si era finanche avvicinato al satanismo e coltivava l’ambizione occulta di diventare un figlio di Satana attraverso dei rituali effettuati sui cadaveri. Insomma si trattava di un vero e proprio mostro inquietante.

La storia del serial killer cosentino
La storia del serial killer cosentino

Ma il vero mistero era il perché odiasse così tanto le donne. Si disse che il motivo stava nel fatto che prese la gonorrea da una prostituta napoletana, da allora magari cercava una specie di vendetta nei confronti del genere femminile.

Il racconto più agghiacciante è quello dei delitti compiuti a Carpanzano, dove abusò di una ragazza dopo averla squartata e aver ucciso pure suo padre. Ma anche la strage di Amendolara, quando sterminò una famiglia di sei persone e in seguito descrisse nei minimi particolari come li aveva finiti.

Groppa provocò molte morti in quel periodo, ne furono accertate tredici ma lui ne rivendicò un centinaio, si suppone dagli atti giudiziari che le sue vittime potevano essere una trentina.

Nell’estate del 1926 raggiunse il suo apice di azione, le autorità emisero un mandato di cattura e la polizia riuscì a prenderlo a Trebisacce. Al momento del processo, si prese gioco più volte degli inquirenti e degli psichiatri. Groppa era inoltre molto furbo, arrivò ad ammettere gli omicidi per poi smentirli.

In questo modo, i tempi processuali si prolungavano e la condanna veniva rinviata. Offriva ammissioni e ritrattamenti di continuo, la farsa andò avanti per ben sei anni. Finché non lo condannarono definitivamente.

La storia di Groppa è venuta fuori grazie alle indagini dell’archivista investigativo Francesco Caravetta, che con la sua scrupolosa attività di ricerca ha contribuito a riportare agli albori della cronaca il pericoloso assassino seriale del cosentino, rimasto ancora oggi il personaggio più crudele e terrificante che questa città abbia mai avuto.

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