Banner Conad
MAB Cosenza

Capitale della Cultura 2026: Cosenza meritava di essere finalista

L’Atene della Calabria è stata esclusa. La città che ha dato i natali a Bernardino Telesio non ha avuto la giusta considerazione. Eppure, la sua storia farebbe invidia alla maggior parte delle finaliste.

Infatti, il capoluogo bruzio all’epoca del Regno di Napoli, aveva la seconda istituzione culturale più importante del mezzogiorno: l’Accademia cosentina. Questo a significare cosa ha rappresentato in Italia.

Un simbolo di questa tradizione storica è il Castello Svevo, fatto ricostruire da Federico II di Svevia, che entrò trionfante nel 1222.

In questa imponente costruzione antica vi fece pure imprigionare suo figlio Arrigo detto “Lo Zoppo”, colpevole di aver tramato con i comuni settentrionali. Ma fu anche la residenza di Luigi III d’Angiò e della moglie Margherita.

MAB Cosenza
MAB Cosenza

Oltre alla fortezza, Cosenza divenne famosa molti secoli prima per essere stata il luogo della morte di Alarico, il Re dei Visigoti che secondo la leggenda seppellì il proprio tesoro sul Crati, una fortuna cercata per anni e mai trovata. Ma il mito attirò l’interesse di molti studiosi.

Un altro elemento che non è stato considerato è il moderno Museo all’Aperto (MAB), unico nel suo genere nel meridione, realizzato con le opere d’arte donate da Carlo Bilotti e riconosciuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali come “Una collezione di eccellenza di grande valore storico e artistico”, contenente sculture di De Chirico, Modigliani, Sonso, nella grande isola pedonale di Corso Mazzini.

La giuria, avrebbe potuto riunirsi al Teatro Rendano, perfetto esempio di stile neoclassico che ha iniziato la sua attività nei primi del novecento con la rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi. È questa la città che non merita di essere tra le finaliste della Capitale Italiana della Cultura 2026? È un’enorme ingiustizia.

Condividi questo contenuto