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Senso di appartenenza

Sapete cos’è l’appartenenza? E’ quella condizione sociale che ti lega ad una persona, ad un luogo, alla tue radici, quella condizione sociale che ogni essere umano rivendica e della quale va fiero e orgoglioso. Restringendo il cerchio all’ambito sportivo, l’appartenenza è l’amore incondizionato verso la squadra della propria città, quella che rappresenta il proprio popolo, le proprie radici, il proprio sangue e la propria mentalità, indipendentemente dalla categoria in cui essa giochi.

Ciò che è accaduto nella tarda serata di ieri a Cosenza, al termine del derby milanese che ha consegnato il 20esimo scudetto della sua storia all’Inter, ha dello sconcertante. Centinaia di “tifosi” nerazzurri sono scesi in Piazza Bilotti a festeggiare la vittoria dello scudetto di una squadra del nord, di una città distante 1000 e più chilometri dalla nostra terra.

E quel senso di appartenenza citato pocanzi, dove è finito? Vedere nelle piazze della MIA e della NOSTRA città festeggiare i “tifosi” di un’altra squadra, per giunta del nord, è sicuramente un qualcosa che fa male al cuore, un attentato contro chi da anni difende e supporta la propria terra, contro chi ha trasmesso ai propri figli e ai propri nipoti dei valori che sembrano essere svaniti nella memoria di chi vive la vita del 2024.

Il problema, se così vogliamo definirlo, è alla base. Perchè fin da piccoli ormai i bambini di tutta Italia vengono educati a tifare l’Inter, il Milan o la Juventus solo perchè vincenti, solo per potersi vantare con i compagnetti di classe o per sfottere un amico di fede calcistica opposta. In Calabria, e specialmente nella nostra Cosenza, questo fenomeno purtroppo è ampiamente diffuso. Ma che senso ha tifare una squadra del nord in una città come la nostra, che può vantare una storia calcistica di assoluto rispetto?

Probabilmente, in questo processo, si dimentica la storia, la storia di un popolo da sempre screditato dai settentrionali, la storia di quel popolo di “terroni” che ha sempre sudato, faticato e fatto sacrifici per crearsi un futuro. Perchè i “non affittiamo ai meridionali” apparsi sui cartelli della case di tante città del nord, noi li ricordiamo bene. Perchè i cori da stadio contro noi meridionali, non li scordiamo. Perchè tutto il razzismo che parte dalla zona più industrializzaata d’Italia e si abbatte come un uragano su noi del sud, noi non lo dimentichiamo. Questa sindrome di Stoccolma, per la quale il meridionale(il detenuto) si innamora di una squadra settentrionale(il carcerario che ha sempre screditato noi del sud), viste le radici storiche citate pocanzi è un fenomeno alquanto grave e sicuramente da combattere.

E la cosa che fa più rabbia, in tutto ciò, è che le stesse persone che ieri erano in Piazza Bilotti a sfilare magari festeggeranno insieme a noi i traguardi che raggiungerà il Cosenza, la squadra della NOSTRA città. E’ facile salire sul carro del vincitore, molto meno farlo nei momenti di difficoltà. Quanto sarebbe bello se ogni italiano tifasse la squadra della propria città, unicamente la squadra della propria città?

Ancor più abberrante è il “doppio tifo”, quando sentiamo dire “io tifo il Cosenza in Serie B e l’Inter(o chi per lei) in Serie A”. Come se fosse una cosa normale, dando per scontato che il Cosenza non arrivi mai nella massima serie e calpestando senza pietà il proprio orgoglio in primis, e quello dei propri concittadini subito dopo.

E se dobbiamo guardare in casa nostra, purtroppo c’è da riconoscere che l’abitante di Cosenza, per la maggiore, non è cosentino, così come a Crotone, dove le persone si sono svegliate nei 2 anni di Serie A e sono poi magicamente scomparse nel momento peggiore della storia recente dei pitagorici. Da questo punto di vista, fa male dirlo, la Catanzaro sportiva è superiore. Si, perchè l’abitante del capoluogo tifa il Catanzaro, la squadra della propria città e della propria terra. E non c’è da sorprendersi se nelle partite che contano davvero, come playoff o playout, la maggior parte della gente che ha popolato il “San Vito-Marulla” lo abbia fatto per moda, per seguire la massa, per fare una storia su instagram e dimostrare ai propri followers un falso attaccamento alla maglia rossoblù.

L’unico modo per rimettere a posto le cose è quello di intervenire dalla base, a partire dai padri, invitati a trasmettere la cosentinità ai propri figli, e a finire dagli adolescenti, quelli che il rossoblù lo hanno inciso sulla pelle e nelle ossa, chiamati a “fidelizzare” una generazione che di appartenenza alla propria città ne dimostra ben poca.

Una cosa forte mi permetto di dirla: A COSENZA SOLO IL COSENZA.

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