C’è un cantautore cosentino che ha una grande caratteristica che è quella del “saper vivere”. E il saper vivere è una dote che hanno in pochi ormai in un tempo dove si fa tutto, ma non si riesce a cogliere l’essenza della vera vita.

Stiamo parlando di Roberto Bozzo, cantautore cosentino già noto per essere componente dei K-Byte e dei Sabatum quartet, due gruppi musicali con i quali ha realizzato rispettivamente 4 e 9 lavori discografici per un totale di 13 lavori. La sua grande voglia di fare musica lo ha portato a percorrere la strada del solista ed eccolo il primo album che arriva nel momento di maturità artistica di un ragazzo che ha la musica nel sangue.
Volete sapere il titolo dell’album? “Gente che sa vivere”. Oplà, il gioco è fatto. Un album che è completo ed è molto originale. Un album che non segue un unico genere musicale, ma spazia ,anche perché, la varietà musicale linguistica strumentale e semantica è molto chiara fin dal primo brano.
L’album infatti, ha brani in inglese e spagnolo e si avvale dell’utilizzo di moltissimi strumenti grazie alla duttilità ed alla capacità dell’autore di suonarne tanti e grazie alla preziosa collaborazione di grandi artisti calabresi che ne hanno impreziosito gli arrangiamenti. Il disco, realizzato a Cosenza presso il Tape Lab studio di Marco Passarelli ed Arianna Tomaselli, si serve di una narrazione tridimensionale cercando di descrivere su diversi piani la vita del musicista mediamente conosciuto e “diversamente famoso” in Calabria con tutto quello che comporta.
Ci sono una serie di brani autoironici che ci raccontano le “Feste Calabresi” per un giovane che aveva “ il sogno nel cassetto” e che ha cercato ,nonostante tutto e tutti, di realizzarlo in un luogo dove non sempre c’è “Gente che sa vivere” attraverso una resistenza-resilienza che lo ha portato a realizzare un CD fisico con tanto di copertina e libretto coi testi ,per altro perfettamente confezionato dall’art work di Michele Mirabelli, in un tempo in cui ormai la musica è liquida ed i dischi quasi non si fanno più.
Infine ci sono due interessantissime rivisitazioni di due brani popolari con sonorità del tutto nuove e mischiate con strumenti non propri dei brani tradizionali. Un lavoro tutto da scoprire e da ascoltare.
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