Giovanni Bilotti si presenta alla stampa all’Hotel Europa “nudo”. Spogliato completamente da quella politica che solo due settimane fa lo aveva scelto come candidato del Pd “ho registrato il numero di telefono di Vittorio Pecoraro (segretario della Federazione Provinciale del Pd) solo il 27 marzo ed è venuto prima al mio matrimonio perché è amico di mia moglie. Stop”, parla a cuore libero desideroso soltanto di “esserci”.
Recita proprio cosi lo striscione che apparecchia il tavolo della conferenza stampa “Generazione è il tempo di esserci”. E vuole essere della partita anche perché “se il figlio dell’onorevole Francesco Principe è diventato sindaco di Rende a 32 anni, perché non posso provarci anche io che ne ho 31? Non credo sia diventato sindaco di Rende soltanto perché era figlio di Francesco Principe, ma penso lo sia diventato per le sue capacità. Quindi come vedete questa storia dell’età…è storia di Rende”.

Arzillo, grintoso, senza paura e libero da schemi. In sala c’è anche la figlia di soli due mesi presente. La giornata è una giornata di quelle importanti e la famiglia è presente “non c’è mia madre perché si è dovuta andare a curare a Milano, anche perché le avevano diagnosticato qui un tumore terminale ed ha chiesto fuori dalla Calabria una second opinion, oggi vive e si gode sua nipote, questo è anche uno dei motivi per cui mi hanno spinto a candidarmi. Perché qui in Calabria non si può guarire?”. Sotto al tavolo della conferenza non si nascondono Nicola Adamo e Marcello Manna, ma in sala arrivano Mimmo Bevacqua e Franco Iacucci, ma anche sono presenti l’ex assessori di maggioranza Manna, Fabrizio Totera e Lisa Sorrentino e gli ex consiglieri comunali sempre di maggioranza, Marco Greco, Romina Provenzano e Salvatore Esposito.
E alla domanda “ scontata” su questa decisione di candidarsi sotto la bandiera del civismo, Giovanni Bilotti risponde con tutta serenità “non sono il figlioccio di nessuno e lo ripeto questa mattina ancora una volta. Parlo e ho parlato con tutti. Con i cittadini, con le associazioni e con i politici. Si è garantisti o giustizialisti sempre, io sono garantista. Loro hanno anche ex amministratori tra le loro schiere, perché noi no?”.
E nel suo personale biglietto di visita di presentazione sottolinea “io sono cresciuto nell’associazionismo e nel terzo settore. Nel 2018 alla scomparsa di mio padre (architetto Pino Bilotti che perse la vista a 25 anni, diventò negli anni presidente dell’Unione Ciechi di Cosenza con incarichi nazionali) ho portato avanti le sue attività e con politici di destra e sinistra siamo riusciti a completare opere importanti per l’inclusione e l’accessibilità. Accessibilità e inclusione sono due parole fondamentali nel vocabolario politico di un candidato che ammette “bisogna far ripartire la città di Rende dai servizi essenziali: tanti marciapiedi da rifare, strade obsolete come quella dell’area industriale e trasporti.
L’Unical deve e può essere servita meglio sette giorni su sette”. Sull’ ospedale da fare su Rende, naturalmente, anche Bilotti non può non essere d’accordo e ricorda che “ la struttura ospedaliera nella nostra città sarà una grande eccellenza e sarà attrattivo per studenti, ricercatori, scienziati e naturalmente medici”. Sulla città unica Bilotti non nasconde che “c’è una volontà popolare da rispettare, ma dobbiamo lavorare negli anni per migliorare e unire intanto i servizi”. Gran finale con la fotografia di gruppo: sorridenti, giovani, entusiasti e belli. Generazione è pronta alla grande sfida. Pronti, partenza, via….
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