Venerdì 30 maggio, alla Dimora Giostra Vecchia, si terrà la presentazione cosentina di “Segreto” (il Mulino), l’ultimo libro di Massimo Cerulo, accademico fridericiano a Napoli e alla Sorbona di Parigi. Cerulo – che, è bene ricordarlo, è figlio dell’UniCal, essendosi laureato nella “scuola” di Paolo Jedlowski – ha ricordato più volte, nel corso dei suoi lavori dedicati allo studio sociologico delle emozioni, come queste ultime giochino un ruolo alquanto ambivalente nella politica di professione, in quanto strumenti di potere nelle mani di coloro che ambiscono a essere eletti o nominati durante le corse elettorali: i politici le utilizzano per “far battere il cuore degli elettori”, per convincerli di una realtà narrata e costruita con le parole, ma che spesso non ha alcun riscontro nei duri fatti. Cerulo le definisce “tattiche emozionali di micropolitica”.

Potremmo dunque chiederci, oggi, quale ruolo abbiano giocato le emozioni di elettrici ed elettori qui a Rende, considerata l’elezione plebiscitaria di Sandro Principe. In quanti – è questa la domanda – si sono recati alle urne per manifestare un voto di puro affetto nei confronti del “vecchio” leone socialista, senza riflettere adeguatamente su alcuni elementi dirimenti che caratterizzano una persona di anni settantacinque che dovrebbe guidare una città per ben cinque anni?
In quanti hanno preferito volgere lo sguardo al passato, abbandonarsi a una dimensione restaurativa della nostalgia – la “verde Rende” che fu; i bei tempi del passato; ecc. – che, come gli studi dello stesso Cerulo dimostrano, può rivelarsi pericolosa in quanto fa precipitare in una dimensione artificiale del presente, che non permette di dedicarsi alla costruzione attiva del futuro? Con profondo rispetto per elettrici ed elettori, mi chiedo: in quanti hanno votato per un premio alla carriera (gloriosa) di Principe piuttosto che per il futuro concreto di Rende? Il passato è stato. È andato. Non può ritornare.
È chiaro che la famiglia Principe – Cecchino prima di Sandro – ha avuto un sogno, trasformato in idea realizzata di nome Rende. Ma i lustri sono passati. E oggi, a mio parere, il futuro dovrebbe essere pensato e costruito da giovani con titoli e competenze articolati e diffusi, non da totem del passato che sembrerebbero puntare quasi esclusivamente a un ritorno a quello che fu, come se i cambiamenti in corso non li riguardassero (la città come era, il sogno, ecc.).
Sarà anche il caso di svegliarsi, prima o poi, in questa nostra martoriata terra calabrese, per affrontare il presente con uno sguardo dritto verso il futuro e con una speranza attiva, pratica e funzionale nei confronti delle nuove classi dirigenti le quali non chiedono altro se non fiducia.
Francesco Mirabelli
-Già consigliere comunale Rende,
-Dirigente Politico
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