“Stella che cammini nello spazio senza fine…” È una preghiera, e chi prega lo fa verso un Dio. Invece la dottrina comunista, ergo di Marx, insegna che “esiste una sola realtà, la materia” e che non vi è posto per l’idea di Dio.
«…Afferma che non vi è differenza fra spirito e materia, né tra anima e corpo; non si dà sopravvivenza dell’anima dopo la morte, e quindi nessuna speranza in un’altra vita» (Divini Redemptoris, Pio XI). Il tema sempre caldo del contrasto tra il cristianesimo e il comunismo si è “arroventato” nelle ultime settimane sui quesiti dell’imminente Referendum.

Senza entrare nel merito degli stessi, si deve andare a votare o astenersi prima leggendoli bene e solo dopo averli capiti senza lasciarsi trascinare per la giacchetta dagli appelli e slogan politici speculativi dei favorevoli e dei contrari che non sono esaustivi. Peggio ancora se si usano ancora le Chiese, grazie alla parte compiacente del clero, per farsi largo tra i fedeli sotto l’egida dell’esistenza di questo pseudo “catto-comunismo” che è una invenzione della sinistra politica per fare proseliti tra quelli che credono a costoro quando affermano che “Cristo è stato il primo comunista della storia”.
Il cristiano non può essere comunista perché costui vuole un’umanità senza Dio, per loro non esiste differenza fra spirito e materia, né tra anima e corpo. Il comunismo è per sua natura antireligioso, e considera la religione come «l’oppio del popolo» perché i princìpi religiosi che parlano della vita d’oltre tomba, distolgono il proletario dal mirare al conseguimento del paradiso sovietico, che è di questa terra. Papa Leone XIII, nell’Enciclica Quod Apostolici muneris, definisce il comunismo come «peste distruggitrice, la quale, intaccando il midollo della società umana, la condurrebbe alla rovina».
Pio IX, nel 1846, aveva queste parole per la fallace dottrina marxista «quella nefanda dottrina del cosiddetto comunismo sommamente contraria allo stesso diritto naturale, la quale, una volta ammessa, porterebbe al radicale sovvertimento dei diritti, delle cose, delle proprietà di tutti, e della stessa società umana». Papa Francesco, riporta una intervista rilasciata al Messaggero il 29 giugno 2014, si esprime così: «Io dico solo che i comunisti ci hanno derubato la bandiera.
La bandiera dei poveri è cristiana. La povertà è al centro del Vangelo. I poveri sono al centro del Vangelo. Prendiamo Matteo 25, il protocollo sul quale noi saremo giudicati: ho avuto fame, ho avuto sete, sono stato in carcere, ero malato, ignudo. Oppure guardiamo le Beatitudini, altra bandiera. I comunisti dicono che tutto questo è comunista. Sì, come no, venti secoli dopo. Allora quando parlano si potrebbe dire loro: ma voi siete cristiani». Senza dilungarmi a citare altre fonti, riassumo la mia argomentazione in tre evidenze: il Vangelo si riferisce al concetto di carità come ad un moto spontaneo della coscienza dell’individuo, lontano da qualsiasi tipo di pianificazione; il cristianesimo esorta la creazione di valore come una forma di auto-convalidazione; tutte le osservazioni critiche di Nostro Signore al concetto di ricchezza non sono – di per sé – rivolte alla ricchezza stessa, quanto piuttosto un ammonimento su come vivere la propria vita in maniera più serena.
In conclusione, un cristiano non può essere comunista, se è l’uno non può essere l’altro. E si blocchino questi continui interventi di propaganda nelle Parrocchie possibili perché non si conosce a fondo la dottrina: piuttosto è la Chiesa che deve fare entrare i propri principi nella politica e non consentire di fare proselitismo, specie comunista, nelle chiese. Che ognuno sia libero di credere o meno, ma chi crede non può essere cristiano in Chiesa e comunista fuori.
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