Di Anna Maria Ventura
Il 7 agosto, Platania ha respirato come nelle sere d’altri tempi, quando la comunità si raccoglieva in piazza per ascoltare storie che scaldano il cuore e accendono la memoria.
Platania, sospesa tra il verde dell’altopiano e l’azzurro lontano del mare, è un borgo che custodisce nel silenzio delle sue strade il passo lento dei secoli. Le antiche case, con i loro balconi fioriti, si affacciano come spettatrici discrete sul teatro della vita. Qui è nato Felice Mastroianni, poeta delle emozioni pure, che seppe dare voce alle pieghe più intime dell’anima calabrese.
Il borgo, nelle sere d’estate, sembra farsi poesia esso stesso, avvolto in una luce dorata che fa vibrare l’aria di nostalgia e appartenenza.
In questa cornice, la sera del 7 agosto, via Veneto si è trasformata in un palcoscenico a cielo aperto per l’evento “Ricordando lo scrittore Saverio Strati (1924 – 2014)”, promosso dalla Pro Loco Platania APS, dall’Associazione Culturale “Felice Mastroianni”, dal GAL dei Due Mari, con il patrocinio del Comune di Platania.
A fare da filo conduttore alla serata, la voce di Anna Maria Ventura, in rappresentanza dell’AIParC Cosenza insieme alla socia Aurelia Nociti, anche lei presente all’evento. Con il suo parlare poetico, Ventura ha dato al discorso il ritmo delle orazioni classiche, accompagnando il pubblico in un viaggio fra letteratura e identità, radici e futuro. Ha presentato il progetto dell’AIParC Cosenza dedicato a Strati, sottolineando come la sua opera sia una delle testimonianze più autentiche della narrativa calabrese del Novecento, capace di raccontare la tensione fra il desiderio di emancipazione e il peso delle radici.
Dopo i saluti istituzionali di Umberto Caruso, Presidente Associazione Culturale “Felice Mastroianni”, Paolo Nicolazzo, Presidente Pro Loco Platania APS, la parola è passata agli illustri ospiti:
Domenico Stranieri, Sindaco di Sant’Agata del Bianco e autore del libro “Solo come la luna”, ha offerto un ritratto di Strati legato alle sue terre e ai suoi silenzi, ma votato alla speranza e alla necessità del riscatto.
Giuseppe Polimeni, Professore ordinario di Storia della lingua italiana all’Università Statale di Milano e Accademico della Crusca, ha illuminato il valore linguistico e stilistico dell’opera stratiana. Ha anche raccontato alcuni momenti di vita che lo hanno legato a Strati.

Luigi Franco, Direttore Editoriale della Rubbettino, ha condiviso l’esperienza editoriale della pubblicazione di tutte le opere di Strati e la responsabilità di custodire una voce così preziosa nella memoria collettiva.
Domenico Piraina, platanese doc, Direttore Cultura del Comune di Milano e Direttore di Palazzo Reale, ha aperto uno sguardo sulla dimensione nazionale e universale di Strati, capace di parlare al mondo partendo da un piccolo paese della Calabria.
Il pubblico, attento e partecipe, ha seguito ogni parola come si seguono i racconti nelle sere d’estate, con rispetto, curiosità e un filo di commozione. L’atmosfera, sospesa sotto un cielo trapunto di stelle, sembrava avvolgere le voci e i pensieri in un’unica eco.
In quell’angolo di mondo, in cui la natura sembra parlare ancora la lingua degli antichi miti e i monti, ricamati di boschi e sorgenti, proteggono il borgo come antiche sentinelle e il mare, in lontananza, vi manda il suo respiro salmastro nelle sere d’estate, e le leggende parlano di fate che, come muse dimenticate, danzano all’alba tra i castagni e sussurrano versi agli orecchi dei poeti, continuando a ispirare artisti, scrittori e sognatori, ricordare Saverio Strati non è stato solo un atto di memoria, ma un invito a custodire il patrimonio culturale e umano della Calabria.
È stato riconoscere che la letteratura, quando è sincera e radicata, diventa un ponte tra generazioni, un collante per la comunità, un faro che continua a illuminare anche quando la voce che lo accese non è più tra noi.
E quella sera, a Platania, la luce di Saverio Strati ha brillato ancora, lasciando una scia che il tempo non potrà cancellare.
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