La notizia ieri è esplosa fragorosa: “Capodanno a Cosenza canta Brunori”. I social impazziti e pieni di belle parole (già questo è un miracolo…), i cittadini di Cosenza orgogliosi di questa scelta virgolettano “Dario a Capodanno so già cosa fare”.
Amore totale per Dario che per quella notte canterà gratis. Il suo compenso sarà donato infatti a cinque associazioni in beneficenza. L’ufficialita’ non e’ ancora arrivata, ma il cerchio per Dario di un anno straordinario si chiuderebbe alla perfezione così. Perché Brunori nella sua valigia non ha mai lasciato Cosenza a casa.
L’ha saputa portare in giro con semplicità e ironia. Ha raccontato Cosenza e la Calabria con quella grande naturalezza che ha incuriosito l’Italia intera. Senza tanti fronzoli ha saputo portare al centro della sua narrazione sia con le canzoni che con le interviste una terra non esaltata cosi da chi ad un certo punto diventa un uomo di successo. Perché è vero che c’è’ il detto del “nemo propheta in patria”, ma anche vero che quel “profeta in patria “quando diventa famoso tutta questa voglia di far pubblicità alla patria non la fa uscire con tutta questa spontaneità. Per Brunori invece è stato da sempre così ed è per questo che la gente lo ama.
“Brunori a Capodanno già sappiamo cosa dover fare” è una dichiarazione d’amore bellissima a chi merita tanto amore. Perché l’albero delle noci in fondo non si trova a Parigi, Milano, Roma o New York, ma in quella San Fili che ispira e sorride per strada ad un uomo semplice, ad uomo che se tutto confermato salirà su quel palco davanti al comune di Cosenza e si godrà l’abbraccio sincero di chi non prova invidia per un “profeta che ha spaccato nel mondo”, ma soltanto tanta ammirazione e stima.

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