di Ada Giorno, Docente di Storia e Filosofia del Liceo Classico da Fiore di Rende
A Sant’Agata del Bianco, paese natale dello scrittore, l’inaugurazione del Parco “Saverio Strati” diventa un manifesto di rinascita culturale, sfidando vecchi stereotipi sul Sud attraverso la bellezza, la memoria e la partecipazione comunitaria. C’è un’energia particolare che attraversa i vicoli di Sant’Agata del Bianco in questa giornata di celebrazione.
Un’energia fatta di volti giovani, di sguardi curiosi e di un orgoglio antico che riaffiora. Studenti, docenti, artisti e cittadini si sono riuniti nel borgo natale di Saverio Strati non solo per inaugurare il Parco a lui dedicato, ma per partecipare a un atto collettivo di riscrittura.
L’evento, promosso con cura da AIParC Cosenza e dall’Amministrazione Comunale, è stato il culmine di un processo di trasformazione che usa l’arte e la memoria come strumenti per sfidare narrazioni stanche e affermare una nuova visione del Sud. Non una semplice commemorazione, ma una dichiarazione d’intenti: qui, dove Strati ha dato voce alla “montagna blu” e alla dignità degli ultimi, un’intera comunità ha scelto di riprendere in mano il filo del racconto e tessere un futuro diverso.
I momenti istituzionali del mattino non sono stati semplici formalità, ma atti fondativi volti a saldare l’eredità intellettuale di Saverio Strati con l’entusiasmo delle nuove generazioni. La giornata si è aperta con la presentazione del volume edito da AIParC Cosenza, frutto di un concorso scolastico che ha visto protagonisti gli studenti del Liceo Classico “Gioacchino da Fiore” di Rende: Antonio P., Ludovica S., Giovanni P. e Cinzia T.
Le loro riflessioni, guidate dalla professoressa Ada Giorno, hanno dimostrato come il pensiero di Strati sia ancora oggi una fonte fertile di analisi. Il contributo della stessa professoressa al volume, intitolato “Pensare da Sud: riflessione filosofica sul pensiero di Saverio Strati”, ha incapsulato perfettamente il progetto intellettuale della giornata.
Il saggio “Pensare da Sud: riflessione filosofica sul pensiero di Saverio Strati” della Docente Ada Giorno non è una semplice esegesi letteraria, ma un’indagine profonda che riposiziona l’opera dello scrittore calabrese nel canone del pensiero contemporaneo. Strati, in questa lettura, cessa di essere unicamente un “narratore del Meridione” per rivelarsi un “filosofo in atto”, un pensatore che attraverso la scrittura interroga la condizione umana nella sua radicale esposizione alla povertà, all’ingiustizia e alla speranza.
La tesi centrale del saggio è che Strati trasforma la Calabria da mero scenario geografico a “orizzonte antropologico e filosofico”. È da questo punto di osservazione critico, da questo “Sud”, che lo scrittore formula le sue domande universali. La sua non è una narrazione della miseria, ma un’esperienza esistenziale dove la mancanza genera domanda e la resistenza si fa dignità. La letteratura diventa così lo strumento per dare voce al silenzio, per lottare contro la fame e l’emarginazione. Il dialogo tra passato e futuro è stato arricchito dunque dagli interventi di figure chiave che, da diverse prospettive, hanno illuminato l’importanza dell’opera stratiana e del progetto del Parco:
• Domenico Stranieri: Sindaco del borgo, che ha unito il suo ruolo istituzionale a quello di profondo conoscitore e saggista dell’opera di Strati.
• Palma Comandè: Scrittrice e nipote di Saverio Strati, anello vivente che connette la memoria intima e familiare al lascito letterario universale.
• Luigi Franco: Direttore Editoriale di Rubbettino, testimone del valore editoriale e della perdurante attualità dell’opera.
• Franco Alimena: Editore che ha contribuito alla diffusione del pensiero stratiano.
• Tania Frisone: Presidente di AIParC, che ha illustrato la genesi e la missione dell’associazione.
• Annamaria Ventura: Responsabile del Parco “Saverio Strati” che ne ha curato l’inaugurazione.
• Ada Giorno: Professoressa e coordinatrice del concorso per le scuole, motore del coinvolgimento giovanile. A proiettare l’eredità dello scrittore nel domani è stato il lancio del Bando AIParC-AICI 2024, intitolato “La vita significativa, equità e giustizia nel pensiero di Saverio Strati”.
Un’iniziativa pensata per il centenario della nascita dello scrittore, che invita scuole e giovani studiosi a confrontarsi attivamente con i suoi temi universali. Dopo le parole e le riflessioni, la comunità si è ritrovata attorno a una lunga tavolata imbandita. Il pranzo conviviale è diventato un prezioso momento di dialogo informale, un ponte tra la cerimonia del mattino e l’esperienza immersiva che avrebbe segnato il resto della giornata.
Nel pomeriggio, Sant’Agata del Bianco ha smesso di essere solo un luogo fisico per diventare uno spazio narrativo. Sotto la guida del Sindaco Stranieri, i visitatori sono stati accompagnati in un percorso che ha trasformato il borgo in un museo a cielo aperto, dove ogni muro, ogni scultura e ogni suono racconta una pagina della poetica di Strati e dell’anima del Sud. Non più solo pietra e calce, ma capitoli di un libro vivente che evoca le lotte contadine, la dignità degli ultimi e le figure archetipiche come l'”uomo nero”, il liberatore che sfida il barone, emblema di una giustizia popolare che riemerge dai muri del paese.
L’arte muraria non è qui un semplice ornamento, ma un linguaggio che traduce in immagini la letteratura. I murales diventano finestre aperte sui temi cari a Strati, trasformando i vicoli in una galleria d’arte popolare e potente.
• La mano che versa acqua: Un’opera iperrealista che eleva un gesto quotidiano a simbolo universale. La mano che versa acqua da una brocca in una conca verde non è solo un atto di dissetare, ma un rito di cura, nutrimento e profondo radicamento alla terra che sostiene la vita.
• Il bambino e la fonte: Sotto un arco in pietra, un altro bambino dipinto beve acqua direttamente dalle mani. È un’immagine di innocenza primordiale, che richiama un legame puro e necessario con gli elementi naturali.
• Il ritratto dell’anziano di “Alek Pina”: Un volto curvo, solcato dal tempo e dalla fatica, domina una parete con colori vibranti. È l’incarnazione della memoria storica, la rappresentazione della resilienza e della silenziosa dignità di un popolo che ha portato sulle spalle il peso della storia.
• I bambini sorridenti di “SPQR ART Giorgia Sposito”: Questa immagine luminosa è un manifesto di speranza. Una bambina dallo sguardo attento e un bambino che stringe i frutti della terra evocano un futuro gioioso, un’innocenza che non è ingenuità, ma promessa di continuità e radicamento felice.
• Gli sguardi sospesi di Antonio Zepeda: Le opere di questo artista aggiungono profondità emotiva al percorso. I suoi volti intensi e gli sguardi sospesi evocano i silenzi, le attese e le resistenze interiori di un Sud che ha sempre saputo lottare anche senza parole.
L’itinerario stratiano svela un legame viscerale tra l’uomo e la materia del borgo attraverso le opere di Vincenzo Baldissarro. Pastore e artista autodidatta, Baldissarro non impone forme alla pietra, ma le fa emergere, scolpendo figure umane direttamente nella roccia viva di Sant’Agata. I suoi volti, le donne e le mani emergono come testimonianze silenziose, dando voce alla sofferenza, alla bellezza e all’indomita dignità del Sud, come se la terra stessa avesse deciso di raccontare la propria storia.
Il percorso si anima ulteriormente con il suono della memoria. La voce dei cantastorie ha accompagnato i visitatori, intonando melodie che riecheggiano le lotte e le speranze narrate da Strati. L’immagine di un bambino di appena cinque anni che, chitarra in braccio, canta accanto ai musicisti adulti è diventata il simbolo più potente della trasmissione culturale.
Alle loro spalle, un murale raffigurante il volto severo e saggio di un anziano ha fatto da sfondo simbolico: la memoria che osserva, ascolta e protegge il futuro che già canta. Una tradizione che non è reperto da museo, ma linfa vitale che scorre ininterrotta tra le generazioni.
L’arte diffusa nel borgo non è decorativa, ma costituisce un linguaggio attivo che permette ai visitatori di “camminare dentro” le pagine e i temi di Saverio Strati, preparando l’animo al confronto intellettuale più profondo della giornata. L’itinerario attraverso il borgo-racconto ha raggiunto il suo apice intellettuale ed emotivo di fronte a una frase incisa nella pietra, tanto celebre quanto dolorosa: “Il Sud è sud e resta come un male incurabile”.
La citazione di Benedetto Croce ha imposto una pausa, un momento di riflessione collettiva. Ma quella che avrebbe potuto essere una resa è diventata una provocazione attiva, un’opportunità per ribaltare una narrazione storica di condanna. La risposta non è stata affidata alle parole, ma all’evidenza dei fatti. Da un lato, la pietra incisa con una sentenza pessimistica; dall’altro, la vitalità di tutto ciò che la circondava. I volti sorridenti e le espressioni vive dei partecipanti; gli sguardi attenti degli studenti, come Antonio e Ludovica; i bambini gioiosi del murale di Giorgia Sposito; il piccolo musicista che incarnava una tradizione viva.
Erano loro la smentita vivente a quella profezia di immobilità. Fulcro fisico e simbolico di questa nuova narrazione è la Casa Museo “Santu Strati”. Al tramonto, la sua facciata si è illuminata, rivelando il volto monumentale dello scrittore e le parole dei suoi romanzi che, incise attorno a una finestra, compongono un lessico della dignità. All’interno, documenti e fotografie ne custodiscono la memoria.
All’esterno, la musica dal vivo e l’abbraccio della comunità hanno reso quella casa un luogo vivo, un cuore pulsante dove il passato e il presente si incontrano per dialogare. La vera risposta alla provocazione di Croce non è stata verbale, ma è stata incarnata dall’intera giornata: un’affermazione collettiva di bellezza, cultura e volontà di riscatto. La giornata a Sant’Agata del Bianco si è conclusa non con la rassegnazione suggerita da una frase incisa nella pietra, ma con la forza vibrante della cultura, dell’arte e della comunità.
I giovani, gli artisti, gli studenti e i docenti presenti hanno offerto una risposta corale, un manifesto di resilienza creativa che ha trasformato un borgo nel palcoscenico di una nuova narrazione. Questa risposta è stata composta da:
• I murales che trasformano il dolore in colore.
• Le sculture che danno voce alla roccia.
• La musica che fa cantare la memoria.
• Le parole che costruiscono dignità.
Tutto ha raccontato un Sud che non si lascia definire dal dolore, ma lo trasforma in bellezza. Un Sud che non si libera del passato, ma lo abita, lo interroga, lo canta. Un Sud che non si arrende, ma cammina — con la montagna blu sullo sfondo e la voce di Strati nel cuore.
di Ada Giorno

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