Ci sono battaglie che per anni vengono considerate superate, archiviate, quasi rimosse dal dibattito pubblico.
Battaglie che invece tornano, con forza, quando la realtà dimostra che le scelte compiute non hanno prodotto ordine, ma confusione; non efficienza, ma vuoti istituzionali.
Il recente percorso parlamentare, approvato dal Senato, sul ripristino delle Province in Friuli-Venezia Giulia, conferma ciò che molti amministratori sostengono da tempo: la riforma del 2014 non ha semplificato il sistema, lo ha reso più fragile.
Ha prodotto oltre dieci anni di incertezza amministrativa, scaricando sui territori il peso di una scelta politica rivelatasi sbagliata.
Le Province, progressivamente svuotate di funzioni, risorse e legittimazione democratica, sono state trasformate in enti marginali, incapaci di rispondere ai bisogni reali delle comunità che avrebbero dovuto servire.
Un indebolimento che non ha cancellato i problemi, ma li ha moltiplicati, soprattutto nelle aree più fragili del Paese.
Credo perciò fermamente, che oggi più che mai, dobbiamo avere il coraggio di dirlo senza ambiguità:
la cancellazione delle Province non è stata una riforma, ma un errore storico.
Un errore nato con una legge ordinaria – la cosiddetta legge Delrio – che ha svuotato le Province, privandole di funzioni, risorse e rappresentanza democratica, trasformandole in enti di secondo livello.
Un errore che si è tentato di rendere irreversibile attraverso una riforma costituzionale che gli italiani hanno bocciato nettamente e severamente con il referendum del 2016.
Eppure, nonostante quel pronunciamento popolare chiaro e inequivocabile, gli effetti di quella stagione politica continuano a pesare sui territori, in particolare nel Sud del Paese.
Strade provinciali abbandonate, scuole superiori senza una reale programmazione, aree interne sempre più isolate: questa è l’eredità concreta dello svuotamento delle Province.
Oggi non serve nostalgia.
Serve responsabilità istituzionale.
Serve il ripristino delle Province storiche, con funzioni chiare, risorse adeguate e rappresentanti eletti direttamente dai cittadini.
Serve una legge ordinaria che non blocchi ulteriormente l’iter, ma che restituisca dignità a un livello di governo essenziale per l’equilibrio tra Comuni e Regioni.
Per questo è necessario aprire una nuova fase politica anche con un atto formale, in tal senso, porterò presto una mozione in Consiglio regionale che impegni il Presidente Roberto Occhiuto a farsi garante di questa battaglia, portandola con forza nel confronto nazionale.
Il Mezzogiorno non può più permettersi riforme calate dall’alto e pensate per contesti diversi dal proprio.
Le Province non erano il problema: erano un presidio di democrazia, di servizi e di prossimità.
Ripristinarle significa riparare un danno istituzionale, ma soprattutto ridare voce ai territori che oggi ne hanno meno.
È una battaglia di giustizia, di equilibrio e di futuro. Ed è una battaglia che possiamo — e dobbiamo — vincere per il bene della comunità.
Orlandino Greco

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