La professoressa Ada Giorno esplora la profondità del volume Parco “Saverio Strati”, un’opera corale nata dal dialogo tra generazioni.
di Ada Giorno
La presentazione del volume Parco “Saverio Strati”, promossa dalla Commissione Cultura della Città di Cosenza in collaborazione con AIParC Cosenza, AICI e il Comune di Casali del Manco, rappresenta non soltanto un momento celebrativo, ma il punto di convergenza di un percorso culturale che ha unito scuole, istituzioni e territorio attorno alla figura di uno degli scrittori più profondi del Novecento italiano.
Il progetto nasce dalle iniziative dedicate al centenario della nascita di Saverio Strati, che hanno riaperto una riflessione ampia sull’attualità della sua opera. Il concorso rivolto agli studenti delle scuole superiori — pensato come laboratorio di cittadinanza culturale — ha dato voce a una generazione che ha saputo confrontarsi con i temi più radicali della narrativa stratiana: dignità, giustizia sociale, responsabilità individuale, desiderio di emancipazione.
Da questo dialogo intergenerazionale è nato il volume, curato da Tania Frisone e Anna Maria Ventura, che raccoglie elaborati studenteschi e contributi di docenti e studiosi. Un libro che non si limita a raccontare un territorio, ma restituisce un pensiero vivo, capace di interrogare il presente.
Come docente e come responsabile della sezione Inclusione del Parco “Saverio Strati”, ho scelto di offrire una riflessione filosofica intitolata Pensare da Sud. Strati, infatti, non è soltanto un narratore del Meridione: è un filosofo in atto. La sua scrittura interroga l’essere umano nella sua esposizione alla povertà, all’ingiustizia, alla speranza. Nei suoi personaggi — Tibi, Tascia, la Marchesina, il Selvaggio — la marginalità diventa domanda, la mancanza diventa pensiero, la resistenza diventa dignità.
La scrittura come momento di riflessione torna ad essere un atto di coscienza: un modo per guardare il mondo senza abbassare lo sguardo, per interrogare la realtà e restituirle dignità attraverso la parola.
È in questo spazio che la letteratura di Strati si fa filosofia incarnata, gesto etico, invito a pensare.
Il Sud, nella sua opera, non è un luogo geografico, ma un orizzonte antropologico: uno spazio in cui la fame è anche fame di sapere, in cui l’alfabetizzazione diventa gesto di libertà, in cui la cultura non è ornamento ma necessità ontologica. Quando Strati scrive che “non saper leggere e scrivere equivaleva a essere ciechi”, ci consegna una verità che riguarda ogni epoca: la conoscenza è il primo atto di emancipazione.
La creazione del Parco culturale “Saverio Strati”, culminata nell’inaugurazione del 10 dicembre 2025 a Sant’Agata del Bianco, rappresenta la naturale evoluzione di questo cammino. Non un monumento, ma uno spazio aperto, un luogo di relazione, un invito a pensare. Un parco che nasce dalla letteratura e ritorna alla comunità, trasformando la memoria in futuro condiviso.
La presentazione cosentina restituisce così il senso più profondo del progetto: la cultura non come celebrazione statica, ma come processo partecipato; non come nostalgia, ma come responsabilità; non come distanza, ma come possibilità.
Nel segno di Saverio Strati, la letteratura torna a essere spazio civile, occasione educativa, strumento di comunità.

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