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Rende, Sandro Principe e Roberto Sottile ricordano Tonino Sicoli: intellettuale del fare

A cinque anni dalla scomparsa, la città di Rende rende omaggio a Tonino Sicoli, lo studioso che ha saputo elevare il territorio calabrese a laboratorio internazionale dell’arte del Novecento.

Cinque anni fa, per la precisione il 29 gennaio 2021, scompariva Tonino Sicoli.  Ricordare questo studioso, che, con rara coerenza e passione, ha incarnato il ruolo di intellettuale carismatico, di guida, riferimento umano e culturale per intere generazioni di artisti e studiosi.

Critico d’arte, giornalista, docente e instancabile promotore culturale, Sicoli è stato un punto di riferimento, un interlocutore autorevole e generoso, un mediatore capace di mettere in relazione il territorio con i grandi protagonisti del dibattito artistico nazionale e internazionale.

Grazie al suo impegno e alla sua preziosa collaborazione con le classi dirigenti riformiste, Rende ha conosciuto una crescita culturale profonda e strutturata: è diventata un laboratorio permanente di confronto sull’arte del Novecento e del contemporaneo. Accanto allo studioso rigoroso resta vivo il ricordo dell’uomo, dell’amico, del padre affettuoso e del compagno presente e amorevole di Giuliana e Federico, capace di unire la profondità del pensiero alla discrezione e alla generosità degli affetti.

Il percorso di Sicoli inizia nel 1976 sulle pagine di QuestaCalabria, il quindicinale regionale del Pci e si cresce negli anni successivi con le collaborazioni, tra le tante, con l’Unità e Paese Sera.

Fin dall’inizio, l’attività giornalistica si intreccia con una naturale vocazione curatoriale e una visione culturale ampia, orientata alla costruzione di relazioni e reti. Negli anni Ottanta, Sicoli avvia ricerche pionieristiche sulla scena artistica calabrese, che gestisce con lucidità critica e profondo senso di responsabilità verso il territorio. La storica mostra I Post-Meridionali, presentata nel 1984 al Centro Luigi Di Sarro di Roma, è un passaggio emblematico di questo impegno: un progetto che porta l’arte del Mezzogiorno al centro del dibattito nazionale, realizzato con il contributo di critici come Enrico Crispolti e Filiberto Menna, e che testimonia la sua capacità di dialogare alla pari con le più autorevoli voci della cultura artistica. Incomincia a collaborare con il Comune di Rende intrattenendo stretti rapporti culturali con Sandro Principe.

Negli anni Novanta, cresce ulteriormente il suo ruolo di riferimento per gli artisti e per le istituzioni culturali.

Al Museo Civico di Rende inaugura Le muse inquietanti, con la quale dà l’avvio a una stagione di mostre che segnano profondamente l’identità culturale della città. Seguono in questi anni le importanti antologiche dedicate ad Antonio Marasco, curata con Enrico Crispolti, e a Mimmo Rotella, organizzata insieme a Renato Barilli.

Con Rotella, in particolare, Sicoli instaura un rapporto di stima e amicizia profonda, fondato su un dialogo continuo e su una condivisione autentica della visione dell’arte come esperienza critica e civile.

Grazie a queste relazioni, vissute sempre sul piano umano oltre che professionale, Sicoli diventa un interlocutore privilegiato per molti artisti, che in lui riconoscono un compagno di strada attento, rigoroso e leale. Un critico militante come abitualmente preferiva definirsi.

Un momento centrale e simbolico della sua eredità è rappresentato dalla collaborazione dal 1997 con il Centro per l’arte e la cultura “Achille Capizzano” fondato dall’Amministrazione Comunale di Rende nel 1994 e, soprattutto, dall’istituzione nel 2004 del Maon-Museo dell’Arte dell’Otto e Novecento di Rende. Il Maon diventa il cuore pulsante della sua visione: l’unico museo con raccolte stabili dedicate agli artisti nati in Calabria tra XIX e XX secolo, pensato non solo come luogo di conservazione, ma come spazio vivo di studio, confronto e crescita. Proprio attraverso il Maon, Sicoli restituisce dignità storica e critica a generazioni di artisti calabresi, che inserisce in un racconto più ampio e condiviso, in dialogo costruttivo con la storia dell’arte nazionale e con i grandi nomi del panorama artistico.

Le collezioni ottocentesche e novecentesche, accanto alle opere di artisti italiani e stranieri legati alla Calabria, testimoniano la sua volontà di costruire un museo identitario ma aperto, radicato nel territorio e al tempo stesso proiettato oltre i confini regionali.

Nel 2004 il Maon si arricchisce con la donazione di Luigi Ladaga, dirigente nazionale del Psi, capo di gabinetto di Giacomo Mancini durante la sua sindacatura a Cosenza. Nel 2012, invece, ottiene, il nucleo di opere della Fondazione Carmine Domenico Rizzo.

Queste donazioni confermano la credibilità nazionale del progetto e la fiducia in Sicoli come garante scientifico e culturale. Anche in questo caso, la sua capacità di tessere relazioni, di creare alleanze e di costruire visioni condivise si rivela determinante per la crescita del museo e della città.

Un elemento distintivo di questa attività polimorfa è il dialogo costante con artisti e critici di primo piano.

Infatti, Sicoli ha intrecciato rapporti di collaborazione e amicizia con figure come Mario Verdone, Achille Bonito Oliva, Bruno Corà, Massimo Di Stefano, Renato Barilli e molti altri. E per tutti è diventato un punto di riferimento affidabile e stimato. Grazie a questi legami e alla sua naturale capacità di mediazione tra il territorio e il sistema dell’arte nazionale e internazionale, il compianto studioso ha promosso rassegne di grande respiro: Ottonovecento, Primo e Secondo Novecento, Zang Sud Sud, Dal Secondo Futurismo all’arte concreta e Dintorni 1920-1970, Alberto Burri e i poeti, solo per citarne alcune.

Anche con queste iniziative, Rende e la Calabria hanno beneficiato di un confronto diretto con le principali esperienze artistiche del Novecento.

Tra il 2006 e il 2007, Sicoli è consulente dell’Assessore alla Cultura della Regione Calabria Sandro Principe. In tale ruolo, è protagonista di una stagione culturale di straordinaria intensità e respiro: ha collaborato a progetti come “I luoghi del Mito. Magna Grecia e Arte Contemporanea”, con le installazioni di Jannis Kounellis a Sibari e a Cosenza, e la grande mostra dedicata a Giuseppe Pascaletti a Lamezia, solo per citarne alcune.

Nel 2009, la grande mostra su Umberto Boccioni, co-curata con Bruno Corà e realizzata in collaborazione con il Museo d’arte di Lugano in occasione del Centenario del Futurismo, conferma la capacità dello studioso di mettere in relazione Rende con le più alte esperienze dell’arte internazionale.

L’esposizione, ospitata inizialmente a Lugano e successivamente nella doppia sede del Maon di Rende e della Galleria Nazionale di Cosenza, è uno dei momenti più alti della sua attività di curatore e del suo impegno culturale.

A cinque anni dalla sua scomparsa, Tonino Sicoli continua a essere una presenza viva. Lascia un’eredità ricca e complessa, fatta non solo di collezioni, dei musei o delle mostre che ha ideato, ma soprattutto nella rete di relazioni, di amicizie e di percorsi culturali che ha saputo costruire con intelligenza, passione e profonda umanità. Il suo esempio dimostra come un intellettuale possa farsi motore di crescita collettiva, capace di contribuire a trasformare una città in un luogo di pensiero, di confronto e di visione. Per questo il Museo del Presente e l’intero Polo Culturale della città di Rende ne celebreranno la figura attraverso mostre e incontri, non come semplice memoria, ma come eredità viva e operante nel solco della sua ricerca sul Novecento e sull’arte in Calabria.

Sandro Principe

Sindaco di Rende

Roberto Sottile

Direttore Polo Culturale – Rende

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