Bocciato il progetto eolico “Cerzeto”. Allarme per il rischio idrogeologico sulla faglia San Marco-San Fili e per le distanze minime dalle abitazioni.
Si è tenuto lunedì 20 aprile a Mongrassano un Consiglio Comunale in adunanza aperta, per discutere il progetto del parco eolico denominato “Cerzeto”, proposto dalla società STHEP S.r.l.. L’incontro ha visto la partecipazione anche del Sindaco di Cerzeto, e la partecipazione sentita della cittadinanza, dimostratasi profondamente preoccupata per l’impatto di un’opera che prevede l’installazione di aerogeneratori alti oltre 200 metri sui crinali della catena montuosa del basso Paolano.
L’intervento del gruppo di maggioranza ha messo in luce la particolare vulnerabilità geomorfologica dell’area, segnata storicamente da eventi franosi devastanti, come la frana di Cavallerizzo del 2005. La presenza della faglia “San Marco-San Fili” e la natura scoscesa dei pendii rendono, secondo i consiglieri, estremamente pericoloso procedere con scavi massicci e colate di cemento che potrebbero alterare definitivamente l’assetto idrogeologico di un territorio già fragile.
A pesare sul dibattito è anche l’esperienza negativa del già esistente parco eolico “Aria dei Venti”, costruito nel 2019. I rilievi dell’Arpacal hanno infatti confermato un inquinamento acustico che supera i limiti consentiti, con vibrazioni e rumori che disturbano la quiete del perimetro urbano di Mongrassano. “Non possiamo ripetere lo stesso errore”, è stato il monito lanciato durante la seduta.
Oltre all’impatto ambientale su aree protette (come la ZSC Varconcello e il Cammino di San Francesco), sono emerse forti perplessità tecniche: la torre prevista a Mongrassano disterebbe solo 990 metri dalle case, meno dei 1,2 km richiesti dalle linee guida nazionali; il progetto ricade su terreni a bosco ceduo, in contrasto con i decreti ministeriali che ne prevedono l’incompatibilità e infine è stata sollevata dubbiosità sulla solidità finanziaria della proponente, una S.r.l. con un capitale di soli 10.000 € a fronte di un investimento stimato di oltre 17 milioni.
La conclusione emersa dal Consiglio è netta: sì alla transizione energetica, ma solo se armoniosa e rispettosa delle comunità locali. L’appello finale è rivolto alla Regione Calabria e al Ministero dell’Ambiente affinché si fermi una pianificazione selvaggia che rischia di trasformare un patrimonio naturale e turistico in una zona industriale a cielo aperto, senza alcun vantaggio economico tangibile per i cittadini.

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