Il consigliere PD Francesco Alimena accende i riflettori su via Savoia. «Bambini e lavoratori trattati come numeri. Silenzio assordante da Comune e Aterp, ora servono risposte».
Negli ultimi giorni, il Comitato Prendocasa ha denunciato quanto accaduto nello stabile di via Savoia. Secondo il comitato, famiglie – tra cui diversi bambini – sarebbero state sottoposte a controlli durante un’operazione definita “censimento”.
Ma ciò che emerge non è solo un fatto burocratico. È il clima che viene descritto: un clima generale e nazionale di tensione, di paura e, soprattutto, di umiliazione che mostra i suoi effetti anche qui da noi. Persone dirette al lavoro o a scuola si sono trovate bloccate, controllate, trattate come numeri che, almeno, fortunatamente, hanno potuto contare sulla disponibilità e garbo della nostra polizia locale. Ma un censimento a via Savoia era già stato effettuato a inizio 2025 a seguito di un vertice in Prefettura che aveva prospettato soluzioni accettate da tutte le parti, soluzioni cui però non si è dato seguito da parte dei principali soggetti coinvolti: Regione e ATERP.
E allora la domanda diventa inevitabile: è questo il modo di affrontare un problema sociale così delicato?
La memoria va subito a quanto accadde nel maggio del 2017, quando ci fu un’irruzione nello stesso stabile con l’intento di procedere all’identificazione dei suoi abitanti. In questo senso, trovano fondamento le preoccupazioni secondo cui queste azioni rischiano di essere il preludio a uno sgombero coatto, evento che nel 2017 fu evitato grazie all’azione collettiva di cittadini, attivisti e anche della deputazione nazionale e regionale del PD cittadino, contro un centrodestra allora alla guida della città.
Non possiamo ignorare un punto centrale: dietro ogni “censimento”, dietro ogni “intervento”, ci sono persone. Ci sono bambini che devono andare a scuola, lavoratori che cercano stabilità, famiglie che chiedono solo una cosa: vivere con dignità.
E allora il vero tema non è solo quello che è successo in via Savoia.
Il vero tema è più grande: che tipo di città vogliamo costruire?
Una città che risponde ai problemi sociali con controlli e repressione, oppure una città che ascolta, dialoga e cerca soluzioni?
Ma c’è un altro elemento che colpisce, forse ancora più preoccupante: il silenzio dell’amministrazione comunale. Per non parlare di quello dell’ATERP Calabria: sono quasi 10 anni che aspettiamo l’inizio dei lavori di Palazzo Bombini Longo al centro storico di Cosenza, che oltre a mettere in sicurezza un intero pezzo del quartiere, offrirebbe decine di alloggi al diritto all’abitare degno.
Di fronte a una situazione così delicata, che coinvolge famiglie, bambini e diritti fondamentali, ci si aspetterebbe una presa di posizione chiara, un confronto pubblico, delle risposte. E invece, secondo quanto denunciato, questo silenzio rischia di amplificare l’incertezza e la sfiducia dei cittadini.
Perché quando le istituzioni non parlano, non spiegano, non si assumono responsabilità, si crea un vuoto.
E quel vuoto viene riempito dalla paura, dalla tensione, dalla sensazione di essere abbandonati.
Il diritto alla casa non è un privilegio.
È un diritto fondamentale.
E quando questo diritto viene messo in discussione, non riguarda solo chi vive quella situazione. Riguarda tutti noi.
Perché una società si misura proprio da come tratta le persone più vulnerabili.
Francesco Alimena
Consigliere Comunale PD

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