I consiglieri di minoranza del Comune di Rende Marco Ghionna, Gianluca Garritano e Eugenio Trombino rispondono all’assessore Andrea Cuzzocrea: “BRT è un annuncio, il presente con i percorsi modificati e le fermate improvvisate è un problema”
“Trasporti a Rende: il futuro col BRT è un annuncio, il presente con i percorsi modificati e le fermate improvvisate è un problema”
RENDE – Mentre si moltiplicano gli annunci sulla mobilità, resta senza risposta una questione concreta: la legittimità delle modifiche già apportate ai percorsi del TPL nell’area urbana di Rende.Con l’attivazione di nuove fermate, realizzate in assenza di adeguata segnalazione sia orizzontale che verticale.
Da oltre due mesi il consigliere Ghionna, a nome della minoranza, ha richiesto atti, autorizzazioni regionali e presupposti amministrativi delle ordinanze.
Ad oggi: nessuna risposta.
Nel frattempo si parla di progetti da 30 milioni di euro, ma le risorse disponibili si fermano “sulla carta” a circa 8 milioni.
Numeri che invitano alla prudenza, più che alla propaganda.
Sul piano comunicativo la presenza dell’assessore prova ad essere costante, in linea con una sua nota ricerca di visibilità pubblica. Su quello amministrativo, invece, restano vuoti evidenti.
Annunci veloci, trasparenza lenta: perché?
Nell’ultimo Consiglio comunale è dovuto persino intervenire il Sindaco per provare a giustificare la situazione di mancata trasparenza degli atti, con una risposta che non ha chiarito i punti essenziali.
Un passaggio che dice molto più di tante dichiarazioni: e che chiarisce come all’assessore Cuzzocrea mancavano e forse mancano gli elementi per fornire risposte puntuali.
Intanto la realtà è sotto gli occhi di tutti: studenti e pendolari lasciati su Viale Principe, tra fermate improvvisate, disagi e criticità anche sul piano della sicurezza.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento: per compensare le criticità generate dalle modifiche, sono state attivate navette di collegamento verso i principali punti di interesse, con costi evidenti per il sistema.
Costi che meritano chiarezza, così come le scelte che li hanno resi necessari.
È quindi legittimo chiedersi se queste modifiche fossero davvero necessarie.
Qui non è in discussione la narrazione, ma la sostanza.
Senza atti non c’è trasparenza. Senza trasparenza non c’è buona amministrazione.
Nessuno vuole fare l’azzeccagarbugli.
Ma modificare i percorsi del TPL significa assumersi responsabilità precise.
E le responsabilità si fondano su atti, non su dichiarazioni.
Prima degli annunci sul futuro — peraltro ancora lontano dall’essere concretamente realizzabile — va chiarito il presente.
Perché la credibilità non si misura nelle parole, ma nei fatti. Ed anche per legge, nei documenti.

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