Presentato nella casa circondariale di Cosenza il libro “Controluce, racconti dal carcere”. Il progetto “Libri che camminano” del Comune porta la scrittura creativa tra i detenuti. Il Sindaco Caruso: «Un libro può dare una seconda possibilità».
Nell’ambito del progetto “Libri che camminano”, presentato dal Comune di Cosenza e finanziato dal Centro per il Libro e la lettura del Ministero della Cultura, a seguito del riconoscimento alla città dei Bruzi del titolo di “Città che legge”, è stato presentato, nella casa circondariale di Cosenza, il volume “Controluce, racconti dal carcere”, nato dai laboratori di scrittura creativa e autobiografica tenuti nell’istituto penitenziario da Rosalba Baldino,
Elena Giorgiana Mirabelli e Carla Chiappini. L’attività è stata realizzata, sempre nel quadro del progetto presentato dall’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Franz Caruso e su impulso della consigliera delegata alla Cultura, Antonietta Cozza, dall’Associazione “LiberaMente”. Il libro contiene i racconti dei detenuti di alta e media sicurezza ristretti nella casa circondariale di Cosenza.
Oltre ai laboratori di scrittura l’istituto penitenziario ha ospitato anche tre incontri con gli autori. I detenuti, molti anche stranieri, hanno compiuto, attraverso le attività di scrittura e lettura, un viaggio dentro sé stessi, affidando alle parole sentimenti ed emozioni, contenuti nelle piccole opere di prosa e poesia inserite nel libro. Altra particolarità del progetto è aver affidato ad alcune personalità istituzionali le recensioni su quanto scritto dai detenuti.
L’importanza del progetto “Libri che camminano” e del libro “Controluce” presentato nella casa circondariale, è sottolineato nella introduzione al volume dal Sindaco Franz Caruso. “Va riconosciuto – rimarca Franz Caruso – un ruolo significativo alla cultura che si fa incontro, che ascolta, che include. Alla cultura che rompe l’isolamento e apre possibilità. Con il progetto “Libri che camminano” – ha aggiunto il primo cittadino – abbiamo voluto portare libri, storie e parole nei luoghi in cui spesso il silenzio è più forte delle voci.
In particolare, nel carcere, che rappresenta per definizione uno spazio chiuso, separato, troppo spesso dimenticato, ma che è anche uno spazio pieno di vite sospese, storie incompiute, desideri inespressi. Il progetto ha dato corpo ad un’esperienza autenticamente umana, oltre che culturale. Scrivere, per chi vive in carcere, non è solo un esercizio, ma una dichiarazione di esistenza.
E’ un modo per affermare che, anche in una condizione di privazione, si può ancora pensare, ricordare, immaginare. Le parole scritte – ha sottolineato, infine, Franz Caruso – sono diventate specchi e rifugi, strumenti di liberazione interiore, tentativi sinceri di raccontare ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora essere. Bisogna credere, ancora e sempre, che ogni essere umano ha diritto a una seconda possibilità.
Ed un libro può fare molto. Ma quando cammina, e trova un cuore aperto, può cambiare tutto”. Impossibilitato, per concomitanti impegni istituzionali, a partecipare alla presentazione del libro nella casa circondariale, il Sindaco Franz Caruso è stato rappresentato dalla Vice Sindaca, Maria Locanto che ha sottolineato come “partire dai luoghi di sofferenza e marginalità per promuovere uno strumento di liberazione come la scrittura, diventa di fondamentale importanza.
Il Sindaco nella sua introduzione – ha aggiunto Locanto – ha tenuto molto a ribadire la funzione sociale della cultura e come Cosenza ponga al centro dell’attenzione la possibilità, anche per le persone più fragili, di studiare ed emanciparsi”. Obiettivo del progetto e della presentazione del libro è stato unire il dentro e il fuori proprio attraverso le recensioni affidate a personalità delle istituzioni, come il Prefetto di Cosenza, Rosa Maria Padovano che ha presenziato alla manifestazione che si è svolta nell’istituto di pena sottolineando, nel suo intervento, il valore del progetto e la validità di uno strumento come la scrittura capace di “ricostruire” e dunque sostenere chi affronta un percorso di riabilitazione sociale.
Ad aprire i lavori, la direttrice della casa circondariale, dott.ssa Roberta Toscano, che ha rimarcato come il carcere sia “un luogo chiuso per definizione, ma che è parte integrante di una comunità che deve includere e non escludere”, riconoscendo alla scrittura “una funzione fondamentale in luoghi come questi perché aiuta a connettersi con la parte più profonda di noi stessi”. Il Presidente di LiberaMente, Francesco Cosentini ha poi ricordato il lavoro del volontariato in carcere e spiegato come da anni l’associazione che all’interno dell’istituto ha realizzato la biblioteca, punti sulla scrittura e la lettura che consente a chi sceglie di frequentare i laboratori, un viaggio dentro sé stessi.
La manifestazione è stata coordinata da Antonietta Cozza, delegata alla cultura del comune di Cosenza, che, insieme alla direttrice del Museo dei Brettii e degli Enotri, Marilena Cerzoso, ha partecipato ad alcune lezioni. Protagonisti dell’incontro, gli stessi detenuti che, guidati dal regista Adolfo Adamo, hanno reso palpitanti le parole scritte generando forti emozioni.

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