Al via la presentazione dei temi degli interventi: la tre giorni si annuncia come un momento di svolta per la valorizzazione del sito monastico.
C’è un luogo nel cuore della montagna santa della Sila greca, nella città di Corigliano Rossano, intriso da sempre di cultura e spiritualità, proteso, geograficamente e culturalmente, su quel golfo di Sibari, antica Magna Grecia, che respira Mediterraneo e fa da cerniera tra Oriente e Occidente.
Si tratta del complesso monastico del Patire, sorto nell’epoca della latinizzazione normanna, ma dedicato al rito greco. Storia, equilibri di politica internazionale, spiritualità e produzione culturale eleggono naturalmente il Patir ad essere luogo di dialogo, confronto, officina di idee, laboratorio di pensiero vivo che accoglie in sé l’antico, per riflettere sul futuro, in forte connessione con la complessità del presente. Sintesi nella sintesi, Patir è il padre, il padre fondatore; ma è un luogo sacro dedicato alla madre, alla madre che indica la via.
Non potrebbero partire da qui alcuni dei messaggi identitari per una comunità disposta a leggere e interpretare i segni?
Tutto questo prova a fare Patir, un evento giunto alla sua quinta edizione, una tre giorni internazionale di studi e dibattiti, che da anni riunisce studiosi, intellettuali, artisti, istituzioni e comunità per affrontare temi sempre di fortissima attualità.
La montagna, il monachesimo, il Mediterraneo e i percorsi per la pace gli argomenti sviluppati nelle precedenti edizioni, sempre articolate e ricche di stimoli; mentre in questa edizione 2026 la scelta del comitato organizzatore, composto da Rossano Purpurea e dall’amministrazione comunale di Corigliano Rossano, è ricaduta sul tema della scrittura: dorsale concettuale, cronologica, ideologica, estetica ed identitaria per ripercorrere la storia del territorio e di una città, Corigliano Rossano, che ha segnato i suoi passi proprio sui solchi delle righe vergate e su quelle vuole continuare a scrivere le pagine future.
Da qui nasce Scriptoria. Segni della complessità: dalle pergamene agli algoritmi, officina di idee che quest’anno rifletterà su essenza, storia e volti della scrittura nel tempo e sul valore della scrittura, della creatività e del pensiero nella società contemporanea.
La scrittura come forma e sostanza, come custode della memoria ed elaborazione artistica, come bellezza e strumento del pensiero, come specchio dell’io che rischia la deriva in un’anonima veste che fa temere incomunicabilità.
Eppure, la modernità va interpretata con sguardo sereno: e se gli algoritmi d’autore fossero il nuovo volto della scrittura? E quale ruolo è chiamata ad avere la scuola nell’educare alla scrittura nell’epoca dell’invisibile? Quanto spazio è chiamato ad avere il mondo antico nell’attuale società? E in che modo la settima arte, il cinema, può diventare scrittura di una società che la pellicola cattura nelle sue dinamiche più intime e sociali?
Queste e tante altre le piste che saranno svelate via via e su cui si articoleranno questi tre giorni che non a caso saranno a Corigliano Rossano, città della scrittura, città del Codex Purpureus, di Nilo, dei monaci amanuensi, patria di Giambattista Palatino.
La scrittura lascia il segno. È un fiume che sgorga, travolge, diventa più forte di qualsiasi azione, attraverso la parola. Che sia scritta, cantata o immaginata, la parola è quella goccia che scava dentro di noi, rende visibile il pensiero, ci mette in contatto con gli altri, apre le nostre finestre su altri mondi. È l’io che diventa noi, il sentire comune. Qualcosa che unisce. Un ponte verso gli altri, il contrario della guerra, di una parolaccia. La scrittura è il seme della pace, di quella pace quotidianamente negata.
Anche questo è Patir open lab, l’evento concepito e organizzato da Rossano Purpurea e dal Comune di Corigliano Rossano.
Scriptoria, 22-24 luglio 2026, ti aspetta.

Vai al contenuto



