Prima del suo incontro pubblico all’Unical il campione del mondo e’ ospitato dal direttore interista Attilio Sabato.
Lo zio quando arriva negli studi di Ten si trova subito a suo agio: “eccomi, sono arrivato!”. Beppe Bergomi e’ così, il classico vicino di casa, la persona semplice, l’uomo da trattoria con cui puoi parlare liberamente di tutto di più. Te ne rendi conto subito al primo ciao. Il direttore Attilio Sabato interista e’ felice come un bambino.
E fa subito i complimenti sul suo libro che e’ uscito recentemente dal titolo chiaro “Bella Zio”. Un vero e proprio romanzo scritto da una penna molto brillante e famosa, quell’Andrea Vitali che lo stesso Bergomi definisce “artista totale”. Non c’è’ tempo da perdere, anche perché, i tanti studenti dell’Unical aspettano il suo arrivo. Si scende sotto e negli studi televisivi, il Bergomi nazionale viene intervistato dai colleghi Gianluca Pasqua e Paolo Talarico.
Intervista registrata (che vedrete nei prossimi giorni su Ten. Canale 12) ben curata, intervista in cui “lo zio” racconta con nostalgia il calcio di un tempo “ era tutto un altro calcio. C’erano solo due cambi e in panchina sedevano cinque persone. Poi nelle squadre un solo straniero…”.
E da qui l’importanza del calcio giovanile e di poter “attendere un talento. Siamo legati troppo ai risultati. Un ragazzo ha bisogno di spazio e tempo e gli va dato spazio sopratutto quando arriva ai 20 anni”. Spazio nelle prime squadre piena zeppa di stranieri e l’importanza di trovare tecnici che ti tutelano e capire anche un momento particolare di un ragazzo e’ fondamentale “ vedi Bearzot ai mondiali. Ha saputo aspettare Paolo Rossi e chiamato a sorpresa Selvaggi in nazionale.
Perché all’epoca era molto importante anche la valutazione dell’uomo squadra e spogliatoio”. E poi solo parole dolci a Gigi Simoni “un vero signore” e complimenti a Ronaldo il fenomeno “non si poteva mai marcare. Una bestia. Tirarlo giù? Imposssibile…”. C’è’ anche un passaggio quando fu contattato dal Cosenza di Pagliuso “avevo appena iniziato la carriera televisiva, ma avevo preso il patentino di allenatore. Sono andato a Vicenza a vedere quel Cosenza, ma dopo non se ne fece nulla. Mi ero già affezionato al ruolo televisivo”.
Del suo amico Caressa ne parla soltanto bene “ ragazzi che professionista…lavorare con lui e’ un vero piacere”, ma fa capire ,anche se non lo dice chiaramente, che negli studi di Sky non simpatizzano Inter. Caressa ad esempio e’ “ romanista”. Piccoli gossip, ma quando gli provo ,a telecamere spente, a fare una domanda su quel famoso rigore negato a Ronaldo su fallo commesso da Iuliano lui risponde “quel rigore c’era tutta la vita.
E se c’era il Var lo davano sicuro, come tanti altri episodi fischiati a favore della Juventus”. Quindi non credi alla buona fede degli arbitri? “in quel periodo non ho mai creduto alla loro buona fede”. Triplice fischio. Si va all’Unical. Da bianconero l’ho dovuto provocare, ma vi confesso che come persona non si discute. Onore allo zio. Uno sportivo non può non riconoscere tutto questo, ma su quel rigore non dato a Ronaldo io naturalmente sono convinto del contrario. Fino alla fine. E amala…

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