Alla BCC Mediocrati di Rende l’anteprima nazionale del romanzo storico di Rita Fiordalisi: il racconto poetico e civile di una donna antesignana dei diritti femminili accanto a Carlo De Cardona nella Calabria che lottava per rinascere
La Calabria della memoria e delle battaglie civili torna protagonista lunedì 25 maggio 2026, alle ore 18.30, nella Sala De Cardona della BCC “Mediocrati”, a Commenda di Rende, in occasione della presentazione in anteprima nazionale del romanzo storico “Paolina Ritacco. Il vento della speranza” di Rita Fiordalisi, editoriale Progetto 2000.
L’iniziativa si inserisce nel programma della Seconda Festa Calabrese della Dottrina Sociale della Chiesa, intitolata “Il Leone della Pace”, in calendario dal 10 al 28 maggio 2026, manifestazione dedicata al pensiero sociale cristiano, alla solidarietà e alle esperienze storiche che hanno contribuito all’emancipazione delle classi popolari nel Mezzogiorno.
L’appuntamento del 25 maggio, con la presentazione del libro di Rita Fiordalisi, sarà soprattutto un viaggio dentro la Calabria del primo Novecento, una terra attraversata da profonde contraddizioni: povertà estrema, analfabetismo diffuso, sfruttamento dei contadini, emigrazione, dominio delle élite cittadine e assenza quasi totale di diritti per il popolo e, ancor più, per le donne.
È proprio dentro questa Calabria ferita e silenziosa che la scrittrice colloca la figura di Paolina Ritacco, trasformandola nel simbolo di una generazione che cercò di spezzare il torpore sociale attraverso l’istruzione, il lavoro e la coscienza civile.
Paolina nasce nella Cosenza postunitaria di fine Ottocento, in una famiglia di lavoratori trasferitasi dalla campagna alla città nella speranza di una vita migliore. Ma la realtà urbana che incontra è fatta di sfruttamento, miseria e disuguaglianze. La Calabria di quegli anni vive una modernizzazione incompleta: accanto ai palazzi borghesi e ai salotti politici sopravvivono quartieri popolari segnati dalla fame e dall’abbandono. I contadini lavorano fino allo stremo, gli artigiani sopravvivono a fatica, mentre migliaia di persone scelgono la via dolorosa dell’emigrazione.
In questo scenario si muove la giovane Paolina, una ragazza del popolo che comprende molto presto come la vera rivoluzione non passi dalla violenza, ma dalla cultura e dalla dignità.
Attraverso la scuola serale, l’insegnamento e l’impegno sociale, Paolina diventa una delle voci più moderne della Calabria del suo tempo. Insegna a leggere e scrivere a uomini e donne esclusi da ogni possibilità di istruzione, aiuta le lavoratrici sfruttate, sostiene il diritto alla formazione e alla partecipazione sociale. È una figura femminile straordinariamente avanzata rispetto al contesto storico in cui vive.
Nel romanzo emerge chiaramente come Paolina incarni, in anticipo sui tempi, i princìpi che decenni dopo avrebbero alimentato le battaglie per i diritti delle donne e per il suffragio femminile. La sua lotta nasce dal basso, dalla concretezza quotidiana, dai volti delle contadine, delle sarte, delle operaie e delle domestiche che vede consumarsi nel lavoro senza alcuna tutela.
Rita Fiordalisi la racconta con una delicatezza poetica che non cancella mai la durezza del tempo storico. Paolina cammina “a passo svelto” nei vicoli di Cosenza, organizza incontri, scrive sul giornale, discute, insegna. Cuce abiti e insieme ricuce dignità. È una donna che non accetta di restare invisibile in una società che pretendeva silenzio e sottomissione femminile. Nel 1905 fu la prima a scrivere sul giornale “Il lavoro” del voto alle donne, che poi verrà concesso solo nel 1946.
Il suo operato si svolge in stretta collaborazione con Carlo De Cardona, sacerdote e protagonista del cattolicesimo sociale meridionale. De Cardona fu fedele interprete dell’enciclica “Rerum novarum” di Leone XIII, che poneva l’attenzione sulla questione sociale, analizzava e denunciava le situazioni di ingiustizia e proponeva un ventaglio di strumenti utili a superare la crisi nel rispetto delle persone, della giustizia e della verità. Lungo questa scia, De Cardona divenne nella provincia cosentina uno dei grandi innovatori del suo tempo: fondatore di cooperative, casse rurali, leghe del lavoro e giornali popolari, cercò di dare ai lavoratori strumenti concreti di emancipazione economica e culturale.
Nel libro della Fiordalisi De Cardona appare chiaramente come un uomo capace di leggere il disagio della sua terra con straordinaria lucidità. Intuisce che il popolo ha bisogno non soltanto di assistenza, ma di consapevolezza. Per questo sostiene scuole, cooperative, giornali e movimenti popolari. E proprio accanto a lui Paolina matura la propria coscienza sociale e femminile.
La forza del romanzo di Rita Fiordalisi sta proprio nella capacità di intrecciare storia e narrazione, documento e poesia. L’autrice compie un accurato lavoro di ricerca storica, ma la sua scrittura conserva sempre una dimensione evocativa e quasi fiabesca. Le pagine restituiscono odori, atmosfere, paure e speranze di una Calabria spesso dimenticata dalla grande narrazione nazionale.
La presentazione del volume vedrà gli interventi di:
Nicola Paldino, presidente della BCC “Mediocrati”; Annamaria Ventura, critica letteraria; Maria Locanto, vice sindaco di Cosenza;
Rita Fiordalisi, autrice del romanzo.
La lettura di alcuni brani sarà affidata ad Aurelia Brogno.
Momento particolarmente significativo sarà inoltre l’intitolazione degli spazi della “Mutua Mediocrati Sant’Umile” a Paolina Ritacco, con la scopertura della targa dedicata alla “Saletta Paolina Ritacco” presso il Centro Direzionale della BCC Mediocrati.
L’iniziativa vede il coinvolgimento di importanti realtà culturali e associative, tra cui BCC Mediocrati, Gruppo ICCREA, Universitas Vivariensis, Centro Studi Calabresi “Cattolici Socialità Politica”, ACLI Provinciali di Cosenza UCIIM Sezione di Cosenza, AIParC Cosenza.
L’appuntamento del 25 maggio si preannuncia così come un importante momento di riflessione culturale e civile, capace di riportare al centro della memoria collettiva una Calabria diversa: una Calabria fatta di pensiero sociale, di impegno popolare, di donne coraggiose e di uomini che provarono a costruire giustizia in un tempo difficile.
E in questo racconto Paolina Ritacco continua ancora oggi a camminare davanti a tutti, lieve e ostinata come il vento che attraversa le colline calabresi prima della primavera. Cammina tra le strade di Cosenza Vecchia con i suoi quaderni stretti al petto, con gli occhi pieni di futuro e le mani segnate dal lavoro. Porta nelle case povere la luce delle parole, insegna agli ultimi che leggere significa esistere, che conoscere significa non piegare più il capo.
Paolina sembra appartenere a quelle figure rare che il tempo non riesce a consumare. È memoria e seme insieme. È la voce sommessa delle donne che non hanno avuto piazze né tribune, ma hanno cambiato la storia nel silenzio delle scuole serali, nelle leghe popolari, nelle stanze fredde dove nasceva lentamente una nuova coscienza civile.
E forse è proprio questa la grande forza del romanzo di Rita Fiordalisi: aver restituito alla Calabria non soltanto una protagonista, ma un’anima. Quella di una donna che, mentre il suo tempo cercava di relegarla ai margini, aveva già imparato a guardare lontano.

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