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Castrovillari, Primavera dei teatri 2026: dal 26 a 31 maggio spazio alla scena teatrale internazionale

Castrovillari, il bilancio dei primi giorni di Primavera dei Teatri 2026: le recensioni delle opere in scena tra commozione e avanguardia.

Di Laura Massacra

La ventiseiesima edizione della Primavera dei teatri, inaugurata a Castrovillari (Cs) il 26 maggio, rompe idealmente la quarta parete imprimendo una cifra fortemente multidimensionale all’offerta teatrale contemporanea.
la direzione artistica di Dario De Luca e Saverio La Ruina quest’anno annovera 29 spettacoli, circa 6 residenze, 12 tra incontri e attività nella categoria “Oltre” e alcune performance musicali che fungono da controcampo ritmico alla stagione teatrale.
Nella ricchissima e serrata programmazione dei primi giorni, è doveroso menzionare alcune delle opere fin qui andate in scena.

Ha aperto la kermesse “Nervo Vago” di Rita Frongia, drammaturga, regista e attrice già conosciuta per il suo pluriennale lavoro con Claudio Morganti da cui sono nati “Scimmia”, “C’è un buio che sembra d’esser ciechi”, “Studio n.5 per Woyzeck”. Ispirato al racconto “Dimensioni” del Premio Nobel Alice Munroe, Nervo Vago attraversa il paradosso del dolore — evitarlo o abitarlo fino a trasformarlo in un rifiuto che diventa ora paralisi ora azione. Nell’opera teatrale la condizione di una madre che ha perso i suoi figli viene rappresentata con delicatezza e ironia mentre cerca di ricomporre i pezzi della sua esistenza attraverso le sedute di psicoterapia e attraverso i pochi incontri col marito omicida. Brillanti le interpretazioni delle attrici Isadora Angelini e Silvia Lodi accompagnate da un caldissimo tema musicale, elaborazione sonora della stessa Rita Frongia

Per la sezione “Residenze”, la regista e attrice Maria chiara Pederzini si impone allo spettatore come una rara forma di espressione delle emozioni in purezza, scatenando la potenza della solitudine immersa in una corporeità originaria. Ambientato in quello che Foucault chiamerebbe una “istituzione totale”, l’opera rappresenta sogni, bisogni e abbandono che lacerano lo spazio del reale per costruire le regole di una comunità come quella di un orfanotrofio o un collegio dove dominano azioni come la punizione, il nutrimento coatto e senza amore, le prime sperimentazioni erotiche tra due giovani abbandonate e se stesse che si aggrappano l’una all’altra pur di crescere nelle proprie esperienze emotive.  Le due attrici, Giulia Bellentani, Anna Biscaro, esplorano la cattività di un mondo vissuto in segregazione e in deprivazione affettiva attraverso una interazione forte, a tratti violenta, agita e subita senza fare sconti all’anima errante e precaria.

“Untitled 22” nasce invece da un ritratto prismatico di Francesca Woodman, fotografa americana morta suicida nel 1981 all’età di 22 anni che, nonostante la breve vita, ha avuto una forte influenza sugli ultimi decenni del XX secolo. Scritto, interpretato e diretto dall’artista calabrese Daniela Vitale, si compone di performance di teatro danza e di testi che strappano il velo della biografia per consegnare allo spettatore la totalità psichica dell’artista con le sue smagliature, le sue ossessioni, la sua divorante ed esplosiva voglia di vivere. Un affresco psicologico che indaga i tratti universali del sentire e la potenza liberatoria e, a volte, suicida della sensibilità artistica.

“Maiali rosa volanti”, di e con Giulia Carrara, rompe la fascinazione delle performance più astratte con un monologo delicato, struggente ma di pura comicità, indagando il mondo di una ragazza di Ladispoli, una delle province di Roma, che sogna di “farcela” come Roger Waters dei Pink Floyd. Giulia non ha un lavoro, non studia, non si applica ma sogna di diventare una cantante e il sogno si trasforma in un esilarante dolore monologante nelle quattro mura della sua cameretta di quella che fu una bambina.

Last but not least “Agape – The cosmic ballroom”, l’opera di teatro danza della coreografa danzatrice e performer Luna Cenere dove Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini mettono in scena “Agàpe”, amore universale, un concetto complesso e sfuggente ma intriso di profonda risonanza umana e spirituale. Con coreografie incentrate sui movimenti impercettibili dei due performer, viene restituita allo spettatore l’energia sottile e invisibile dell’affetto, agli albori della sua nascita, all’origine del mondo. Parafrasando il concetto di still life, potremmo chiamare lo stile still dance, alla maniera di Yvonne Rainer e Trisha Brown ma, in questo caso, la nudità dischiude tutta la forza espressiva del corpo, la sua potenza ancestrale flessa a rappresentare, nel caso di Agàpe, il bene cosmico e l’amore piuttosto che una volontà di rappresentazione della sessualità.

Esistono luoghi sacri dove la realtà viene scomposta e ricreata nelle forme simboliche in cui poter riconoscersi e ricomporsi, in cui poter ritrovare la propria interezza emotiva fuori dagli schemi paralizzanti del comune sentire e fuori dalla alienazione del “quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti”, come cantava Kavafis. Uno di questi luoghi è Primavera dei teatri

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