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Amendolara, Giuseppe Cosenza (Avanti PSI): «Migranti nuova classe subalterna, sabato in piazza»

Il segretario di Cassano-Sibari traccia un parallelo tra il massacro dei quattro braccianti e Portella della Ginestra: «Pratiche da mafiosi italianissimi, il razzismo non c’entra».

Il 1° giugno 2026, ad Amendolara: Amin, Ullah, Safi e Waseem. quattro ragazzi, poco più che miei coetanei, se non addirittura più giovani, sono rimasti intrappolati in un’auto e sono stati arsi vivi per aver tentato di sottrarsi al controllo dei loro caporali.

Il 1° maggio 1947, a Portella della Ginestra, un gruppo di lavoratori agricoli venne sterminato a colpi di fucile da chi voleva mantenere con la violenza il proprio dominio sociale ed economico.

Parto da questi due eventi separati da quasi ottant’anni, perché rappresentano una tragica continuità storica, per sviluppare una riflessione più ampia. Potrei citarne molti altri, avvenuti sia in tempi recenti sia in epoche più lontane, che hanno visto lavoratori costretti a subire soprusi, violenze e intimidazioni per aver maturato una coscienza della propria condizione e per aver tentato di sottrarsi a un sistema di sfruttamento che da troppo tempo continuiamo a tollerare senza affrontarne le cause profonde.

Il problema, infatti, non è la nazionalità, come certa demagogia di destra vorrebbe far credere, né tantomeno la sicurezza. Non si può additare lo straniero come “barbaro” quando i metodi e le pratiche utilizzate oggi richiamano dinamiche che, nel nostro Paese, sono state già ampiamente sperimentate da mafiosi italianissimi per reprimere ogni forma di coscienza e organizzazione dei lavoratori.

La questione è ben più profonda e riguarda l’intera filiera agricola, non solo a livello locale ma anche nazionale e, per certi aspetti, globale. In un sistema economico sempre più dominato dalle logiche del profitto e della competizione, il lavoratore rischia di trasformarsi in una semplice risorsa produttiva. Ancora più conveniente diventa il lavoratore invisibile, privo di diritti e tutele, facilmente ricattabile e controllabile.

Eppure non dovremmo dimenticare che, fino a non molti decenni fa, eravamo noi meridionali a subire ricatti, minacce e talvolta veri e propri massacri da parte di una classe dominante che non tollerava il risveglio della coscienza di classe e delle rivendicazioni sociali.

Per utilizzare una lettura gramsciana, un tempo eravamo noi meridionali a costituire una classe subalterna. Oggi assistiamo invece alla formazione di una nuova classe subalterna: quella dei migranti. Quando una parte della società conquista diritti, tutele e consapevolezza, il sistema tende spesso a riprodurre nuove forme di subordinazione ai danni di altri soggetti più vulnerabili.

È proprio qui che si manifesta una delle più grandi contraddizioni del nostro tempo. Le lotte dei contadini meridionali del Novecento non rappresentano un capitolo chiuso della nostra storia, ma una memoria collettiva che dovrebbe aiutarci a comprendere ciò che oggi accade ai migranti e ai braccianti invisibili. Le loro battaglie non devono essere ricordate soltanto come una conquista del passato, ma come uno strumento interpretativo per leggere il presente e riconoscere dinamiche di sfruttamento che si ripresentano sotto forme diverse.

Per questo il dibattito non può e non deve assumere toni razzisti. Deve essere letto nella sua dimensione sociale. Non esiste un “noi” contrapposto a un “loro”. Esiste una collettività di lavoratori che ieri veniva sfruttata perché meridionale e che oggi viene sfruttata perché straniera.

Nella Piana di Sibari, il movimento socialista ha condotto nel corso del Novecento importanti battaglie per la tutela dei lavoratori agricoli. E anche in tempi più recenti, l’amministrazione socialista di Cassano-Sibari ha cercato, nel proprio piccolo, di offrire segnali concreti di vicinanza e sostegno.

Alcuni esempi significativi sono il “protocollo d’intesa contro lo sfruttamento dei lavoratori e contro il caporalato” tra comune, diocesi, associazioni e sindacati. Il servizio navetta “Diritti in Piana” nell’ambito del progetto Su.Pr.Eme in collaborazione con il CIDIS di Cassano all’Ionio, che ancora oggi accompagna i braccianti nei luoghi di lavoro. Può sembrare una misura semplice, ma è stato il primo segnale concreto all’interno della piana di Sibari e rappresenta un principio fondamentale: quando un’istituzione si fa carico delle esigenze di queste persone, contribuisce a rimuovere quel velo di invisibilità che troppo spesso le circonda. Significa che lo Stato si è accorto della loro esistenza.

Di fronte a queste ingiustizie, lo Stato deve esercitare con forza il proprio ruolo. Non è accettabile che sul territorio della nostra Repubblica si continui a tollerare la sofferenza e lo sfruttamento di uomini e ragazzi per alimentare un sistema economico fondato sul sacrificio dei più deboli.

In collaborazione con le organizzazioni sindacali, le istituzioni dovrebbero individuare e raggiungere questi lavoratori invisibili, garantendo loro protezione, diritti e tutele. Non perché siano cittadini italiani, ma perché sono persone e lavoratori, titolari di una dignità che nessuno può mettere in discussione.

Occorre favorire percorsi regolari di lavoro attraverso il rilascio dei necessari permessi di soggiorno e garantire controlli costanti affinché le condizioni lavorative rispettino le norme previste dall’ordinamento.

Allo stesso tempo, le forze dell’ordine e gli organi ispettivi devono intensificare i controlli nelle aziende agricole e nei luoghi di lavoro, affinché nessuno resti più invisibile. Ogni lavoratore deve essere riportato sotto la tutela dello Stato e della Repubblica, che riconosce il lavoro come proprio fondamento, così come sancito dall’articolo 1 della Costituzione.

A nome dei vari circoli locali di Avanti PSI esprimiamo il nostro più profondo cordoglio per Amin, Ullah, Safi e Waseem e i loro familiari e piena vicinanza a Taj Mohammad Alamyar.

Per queste ragioni, Avanti PSI Cassano-Sibari parteciperà alla manifestazione nazionale del 6 giugno ad Amendolara. Lo faremo per chiedere verità, giustizia e diritti. Lo faremo affinché nessuno venga più privato della propria dignità, del proprio lavoro e, soprattutto, della propria vita.

Il Segretario del Circolo Avanti PSI Cassano-Sibari.

Giuseppe Cosenza

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