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La musica come specchio dell’anima: Daniele Moraca si racconta a Facce da Città

Dai palchi d’Italia fino all’Albania, il cantautore Daniele Moraca porta a Facce da Città la sua personale ricetta contro la frenesia del mondo moderno.

Dieci minuti intensi per riassumere 45 anni di carriera musicale. È questa la sfida raccolta dal cantautore e docente calabrese Daniele Moraca, ospite d’eccezione della cinquantaseiesima puntata di “Facce da Città”, il format di approfondimento di CosenzaPost condotto da Marcello Romanelli e Mariarosaria Rizzuti.

Un elogio della lentezza contro la “cattiveria” del mondo

L’intervista si apre sulle note di una sigla toccante che introduce subito uno dei temi più cari all’artista: la capacità della scrittura di farsi specchio della realtà in un momento storico complesso, dove la “cattiveria” e l’effimero sembrano aver preso il sopravvento. Moraca, con grande autenticità, si definisce “un lento che ama la lentezza” in un mondo che corre troppo velocemente. In questo contesto, rivendica il valore intimo e terapeutico della musica d’autore, capace ancora oggi di far commuovere il pubblico, rompere gli schemi e curare l’anima.

Dalla Calabria all’Albania: il successo del tour su Lucio Dalla

Nel corso del colloquio, il musicista ha ripercorso i momenti salienti della sua attività, densa di progetti e collaborazioni. Tra questi spicca lo straordinario omaggio a Lucio Dalla – realizzato insieme a Sasà Calabrese e Dario De Luca – nato subito dopo la pandemia. Un progetto di grandissimo successo che, dopo aver superato le 100 date in tutta Italia, si appresta ora a sbarcare a Valona, in Albania, su invito ufficiale del Consolato Italiano, portando l’eccellenza musicale calabrese oltre i confini nazionali.

La responsabilità di essere un cantautore

Interpellato sullo stato del cantautorato italiano e sul rapporto con le nuove generazioni, Moraca ha voluto chiarire l’importanza e il peso della propria professione. “Cantautore è una parola impegnativa, è quasi come dire ingegnere o avvocato”, ha spiegato l’artista, sottolineando che chi scrive ha una precisa responsabilità sociale per via del forte impatto che i testi hanno su chi ascolta. Tra i suoi fari e punti di riferimento musicali, Moraca ha citato l’eleganza pop di Ron e l’intimità del chitarrista scozzese James Taylor, maestro del fingerstyle.

Canzoni del cuore: da “Ho bisogno di te” al viaggio a Sarajevo

L’intervista ha regalato momenti di grande emozione quando il cantautore ha intonato dal vivo alcuni dei suoi brani più celebri. Dalle note intense di “L’anima che muore” fino alla richiestissima “Ho bisogno di te”, una canzone nata originariamente come un regalo di compleanno e diventata nel tempo un vero e proprio manifesto d’amore per il suo pubblico. Spazio anche all’impegno civile con “Un disegno perfetto”, un brano dedicato ai bambini scritto di getto subito dopo un toccante viaggio a Sarajevo.

L’approccio antropologico e il messaggio ai giovani sull’IA

Oltre alla veste di musicista, Daniele Moraca è un professore stimatissimo e molto amato dai suoi studenti. La sua laurea in antropologia arricchisce inevitabilmente la sua visione artistica: “L’antropologia per me è osservazione. Osserviamo la realtà e poi abbiamo la capacità di trascriverla”. Proprio parlando dei suoi alunni, Moraca ha lanciato un messaggio di equilibrio sul tema dell’intelligenza artificiale: nessuna chiusura aprioristica, ma l’invito a un uso consapevole e critico, senza mai perdere la bellezza e la manualità di scrivere una canzone o un pensiero con la penna e la matita.

Una puntata densa di contenuti e di grande spessore culturale, che ha mostrato il volto migliore e più riflessivo della musica d’autore calabrese, conclusasi sulle note cariche di speranza del brano “Sud”.

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