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“La storia tra i banchi” di Giuseppe Ferraro: un libro che invita a ripensare il modo di insegnare la storia

A Camigliatello Silano la presentazione del nuovo volume di Giuseppe Ferraro: un’opera che ripensa l’insegnamento della storia attraverso educazione civica, interdisciplinarità e inclusione, rilanciando il ruolo della scuola nella formazione di cittadini consapevoli e nella costruzione di una memoria condivisa.

Di Anna Maria Ventura

Lo studio della storia è uno strumento per conoscere il passato, comprendere il presente, educare alla cittadinanza e costruire una società più consapevole. È questa l’idea che attraversa “La storia tra i banchi. Educazione civica, interdisciplinarità, inclusione”, il nuovo volume di Giuseppe Ferraro, pubblicato da Carocci Editore nella collana Studi Storici, che sarà presentato giovedì 13 agosto 2026 alle ore 17.30, nella sala conferenze dell’Hotel Tasso di Camigliatello Silano, nell’ambito della rassegna culturale Incontri Silani – Percorsi culturali.

A dialogare con l’autore saranno la scrittrice Erminia Barca, il Presidente dell’Associazione culturale “Coriolano Martirano” Francesco Paolo Dodaro e il Dirigente Scolastico Franco Marano, in un confronto che si preannuncia ricco di spunti sul futuro della scuola e dell’insegnamento della storia.

A dare particolare valore al volume è anche il percorso professionale e scientifico del suo autore. Giuseppe Ferraro, dottore di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, è oggi una delle figure più attive nel panorama italiano della didattica della storia. Da anni si occupa di formazione degli insegnanti, progettazione educativa e divulgazione storico-culturale, con un’attenzione costante al rapporto tra ricerca accademica e pratica didattica.

Ferraro fa parte della Commissione Didattica e Scuola dell’Istituto nazionale “Ferruccio Parri”, della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) e coordina la Commissione didattica dell’ “Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea”. Un’attività che gli ha consentito di confrontarsi con migliaia di docenti, dirigenti scolastici, educatori e studenti in tutta Italia, maturando un patrimonio di esperienze che costituisce la vera ossatura del libro.

“La storia tra i banchi” nasce proprio da questo lungo lavoro sul campo. L’autore osserva la scuola  dall’interno delle aule, dei laboratori, dei percorsi di formazione e delle sperimentazioni realizzate negli ultimi anni. Il suo è uno sguardo che unisce il rigore dello storico alla sensibilità del formatore, evitando sia l’astrazione teorica sia il semplice racconto di “buone pratiche”. Ogni proposta metodologica è infatti accompagnata da una riflessione critica sui limiti, sulle difficoltà e sulle potenzialità dell’insegnamento della storia nella scuola contemporanea.

Nel panorama nazionale Ferraro si distingue anche per l’impegno nella public history, nella valorizzazione del patrimonio culturale e della memoria civile, ambiti che considera parte integrante dell’educazione storica. Nei suoi lavori la storia dialoga costantemente con il territorio, gli archivi, i musei, le comunità locali e le nuove tecnologie, in una prospettiva che restituisce centralità alla scuola come luogo di costruzione della cittadinanza democratica.

Il volume pubblicato da Carocci rappresenta quindi il punto di approdo, almeno provvisorio, di un percorso di ricerca e di sperimentazione che da anni accompagna il dibattito nazionale sulla didattica della storia. Un’opera destinata non solo agli insegnanti, ma anche a dirigenti scolastici, educatori, studenti universitari e a quanti guardano alla scuola come uno dei principali laboratori culturali del Paese.

L’opera arriva in un momento particolarmente significativo per il dibattito educativo italiano. Le recenti discussioni sulle Indicazioni nazionali, sul rapporto tra conoscenze e competenze e sul ruolo dell’educazione civica fanno da sfondo a un volume che non si limita ad analizzare i problemi della scuola, ma propone esperienze concrete, metodologie e percorsi didattici sperimentati direttamente nelle classi.

 Ferraro intreccia riflessione storiografica, pedagogia e pratica educativa, mostrando come la storia possa diventare una disciplina viva, capace di coinvolgere gli studenti attraverso l’uso delle fonti, del territorio, della ricerca sul campo, delle tecnologie digitali e dell’interdisciplinarità. L’educazione civica  viene presentata come una dimensione trasversale che nasce naturalmente dall’insegnamento della storia.

Uno degli aspetti più originali del volume è l’attenzione riservata al rapporto tra scuola e territorio. Le città medievali, il Risorgimento, la Prima guerra mondiale, la Resistenza, l’Assemblea Costituente, fino alle più recenti riflessioni sulla memoria pubblica e sulla cancel culture, diventano occasioni per costruire percorsi didattici capaci di mettere in relazione passato e presente, memoria e cittadinanza, ricerca storica e partecipazione democratica.

L’autore propone una scuola che supera la semplice trasmissione dei contenuti, senza però rinunciare al rigore della conoscenza storica. Le competenze  rendono operativi i saperi. È una posizione equilibrata che rifugge sia il nozionismo tradizionale sia l’idea di una didattica fondata esclusivamente sulle competenze, sostenendo invece la necessità di un dialogo costante tra le due dimensioni.

Particolarmente significativa è anche l’attenzione dedicata all’inclusione. Nel libro la didattica non viene pensata per una classe ideale, ma per la complessità reale delle scuole italiane, dove convivono differenti bisogni educativi, culture, linguaggi ed esperienze. Da qui nasce una proposta metodologica che valorizza il lavoro laboratoriale, la cooperazione, il territorio e le nuove tecnologie come strumenti per favorire la partecipazione di tutti.

Dal punto di vista scientifico il volume si distingue per la capacità di coniugare la riflessione teorica con l’esperienza concreta maturata dall’autore nella formazione dei docenti e nella didattica della storia. Per questo suggerisce un metodo di lavoro fondato sulla sperimentazione continua, sulla ricerca e sul dialogo fra scuola, università, istituzioni culturali e comunità locali.

La presentazione di Camigliatello si configura come un momento di confronto sul ruolo della cultura nella formazione delle nuove generazioni e sulla funzione civile della scuola in una società attraversata da profondi cambiamenti.

In un tempo in cui la memoria rischia spesso di ridursi a consumo rapido di informazioni e la storia a semplice narrazione del passato, il lavoro di Giuseppe Ferraro ricorda che insegnare storia significa soprattutto educare al pensiero critico, alla responsabilità e alla cittadinanza democratica. È questo il messaggio più forte di un volume destinato non solo ai docenti e agli studenti, ma a tutti coloro che considerano la scuola uno dei luoghi fondamentali per costruire il futuro del Paese.

L’appuntamento del 13 agosto, promosso nell’ambito degli Incontri Silani – Percorsi culturali, offrirà quindi l’occasione per conoscere da vicino un’opera che si propone già come uno dei contributi più significativi nel panorama italiano della didattica della storia, restituendo centralità a una disciplina che, quando viene insegnata come esperienza di ricerca e di cittadinanza, continua a parlare con forza al presente.

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