L’arte della luce, la luce della memoria. Quando un piccolo borgo calabrese incontra il genio dell’incisione olandese e costruisce un dialogo tra poesia, fotografia e alta divulgazione culturale
Di Anna Maria Ventura
Che cosa lega Rembrandt Harmenszoon van Rijn, il più grande incisore del Seicento olandese, a Platania, piccolo borgo del Reventino che ha dato i natali al poeta Felice Mastroianni? Apparentemente nulla. Eppure, per qualche settimana, questo dialogo diventerà realtà.
Dal 4 al 16 agosto 2026, il Museo Micologico, delle Scienze Naturali ospiterà “Le incisioni di Rembrandt”, una mostra che porta in Calabria uno dei vertici dell’arte europea, affiancata dall’esposizione fotografica “Alla scoperta di Rembrandt”, curata dall’Associazione Fotografica Sezione Aurea.
L’iniziativa è promossa dal Comune di Platania, dall’Associazione di Promozione Sociale Felice Mastroianni, dall’Associazione Fotografica Sezione Aurea e dalla Galleria Ceribelli, in un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, associazionismo e operatori culturali.
Pur essendo un progetto espositivo autonomo, la duplice mostra nasce dalla medesima visione culturale che anima l’Associazione Felice Mastroianni APS e il suo Presidente Umberto Caruso. L’associazione, impegnata da tempo nella valorizzazione della figura e dell’opera del poeta platanese, quest’anno ha organizzato una rassegna di incontri, conferenze e iniziative destinata a protrarsi fino al prossimo febbraio. Le due manifestazioni si svolgono dunque in concomitanza, alimentandosi reciprocamente in un unico orizzonte ideale: fare di Platania un luogo di incontro tra la cultura del territorio e i grandi protagonisti dell’arte europea.
Ci sono luoghi nei quali la cultura arriva come una naturale estensione della vita della comunità. Luoghi che misurano la propria importanza con la capacità di custodire la memoria e di trasformarla in futuro. Platania appartiene a questa geografia dello spirito.
Il piccolo centro del Reventino, noto per aver dato i natali al poeta Felice Mastroianni, continua infatti a costruire un progetto culturale di ampio respiro che, partendo dalla valorizzazione della propria identità, si apre al dialogo con la grande arte europea.
L’inaugurazione delle mostre sarà preceduta, il 4 agosto alle ore 18, dalla conferenza del Dott. Domenico Piraina, ideatore e curatore scientifico dell’evento.
La presenza del Dott. Piraina conferisce all’intera iniziativa un particolare significato.
Nato proprio a Platania, Piraina rappresenta oggi una delle figure più autorevoli della museologia italiana. È Direttore Cultura del Comune di Milano, dirige Palazzo Reale, il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) e coordina l’intero sistema dei musei civici e scientifici del capoluogo lombardo. Nel corso della sua carriera ha ideato, diretto o curato centinaia di esposizioni dedicate ai grandi maestri dell’arte mondiale, contribuendo a fare di Milano uno dei principali poli espositivi europei.
I suoi ritorni a Platania sono dettati dal bisogno di condividere parte del mondo in cui si muove, fatto di arte e bellezza, con la sua terra natale, come un figlio fa con la propria madre.
È il gesto di chi dimostra come l’eccellenza possa nascere in un piccolo paese e continuare a riconoscere in esso le proprie radici.
Per circa due settimane, il piccolo paese calabrese sembrerà trasformarsi simbolicamente in una piccola Amsterdam e in una piccola Delft. Come nell’Olanda del Seicento, anche qui discipline diverse dialogano tra loro: la poesia di Felice Mastroianni, la grande incisione di Rembrandt, la fotografia contemporanea di Sezione Aurea e la divulgazione scientifica affidata a uno dei maggiori storici dell’arte italiani. È la dimostrazione che la cultura autentica appartiene ai grandi centri, come alle piccole comunità che sanno riconoscerne il valore.
Quando si parla di Rembrandt si pensa immediatamente alla luce. Ma non alla luce che semplicemente illumina gli oggetti. Rembrandt dipinge la luce che rivela l’uomo.
Nessun altro artista del Seicento è riuscito a trasformare l’ombra in una presenza tanto viva. Nei suoi dipinti e, soprattutto, nelle sue incisioni, il chiaroscuro non è un artificio tecnico, ma un linguaggio spirituale.
Pittore, incisore e disegnatore straordinario, Rembrandt appartiene al ristretto numero degli artisti che hanno cambiato per sempre il modo di guardare il volto umano. Nei suoi autoritratti il tempo diventa protagonista; nei volti degli anziani, dei mendicanti, degli studiosi e dei personaggi biblici emerge una profondità psicologica allora sconosciuta.
La mostra di Platania pone l’attenzione proprio su una delle sue espressioni artistiche più raffinate: l’incisione.
Attraverso l’acquaforte, il bulino e la puntasecca, Rembrandt raggiunse risultati che ancora oggi rappresentano il punto più alto dell’arte incisoria europea. Ogni segno sembra vibrare, ogni tratto diventa racconto.
L’Autoritratto con Saskia del 1636, scelto come immagine simbolo dell’esposizione, mostra un artista ancora giovane, fiero, elegante, accanto alla moglie amata. È una scena intima e insieme teatrale, nella quale l’artista riflette già sul tema che accompagnerà tutta la sua vita: il rapporto tra identità e rappresentazione.
Ma il percorso di Rembrandt comprende autentici vertici della storia dell’arte.
Basti pensare alla monumentale “Ronda di notte”, che rivoluziona il ritratto collettivo trasformandolo in azione; alla celebre “Lezione di anatomia del dottor Tulp”, nella quale la scienza diventa racconto umano; al commovente “Ritorno del figliol prodigo”, forse una delle immagini più alte della misericordia nella pittura occidentale; oppure alle incisioni dei “Cento fiorin”i e delle “Tre croci”, dove il segno inciso sul rame sembra trasformarsi in meditazione e preghiera.
Accanto alle incisioni del maestro olandese, la rassegna propone un secondo percorso espositivo che completa e amplia l’esperienza del visitatore: “Alla scoperta di Rembrandt”, mostra fotografica realizzata dall’Associazione Fotografica Sezione Aurea.
Se Rembrandt affidava al rame inciso la ricerca della luce e dell’interiorità, la fotografia affronta la medesima sfida attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Cambiano gli strumenti, ma non la domanda di fondo: come trasformare la luce in racconto? Come fare emergere, da un volto, da un dettaglio o da un’ombra, qualcosa che appartenga all’anima più che all’apparenza?
Il titolo stesso, Alla scoperta di Rembrandt, suggerisce un percorso che non intende semplicemente illustrare il grande pittore olandese, ma accompagnare il visitatore nella riscoperta della sua eredità visiva, mostrando quanto il suo linguaggio continui ancora oggi a influenzare la cultura dell’immagine.
Non è casuale neppure il nome dell’associazione promotrice. Sezione Aurea richiama infatti quella proporzione matematica che, dall’antichità al Rinascimento, è stata considerata simbolo di armonia, equilibrio e bellezza, trovando applicazione nella pittura, nell’architettura e, oggi, nella fotografia.
L’accostamento tra le acqueforti del Seicento e uno sguardo fotografico contemporaneo crea così un dialogo che attraversa quasi quattro secoli di storia dell’arte. Da una parte il segno inciso nel metallo; dall’altra il sensore fotografico. In mezzo rimane immutata la stessa ricerca: quella della luce come linguaggio universale.
È un’intuizione curatoriale particolarmente felice, perché invita il pubblico a comprendere che la grande arte non appartiene al passato, ma continua a generare nuove visioni.
Rembrandt appartiene alla straordinaria stagione della pittura olandese del Seicento, la stessa che vide operare Johannes Vermeer.
I due artisti non si conobbero realmente e seguirono percorsi differenti, ma il loro dialogo ideale attraversa tutta la storia dell’arte.
Rembrandt osserva l’interiorità dell’uomo.
Vermeer osserva il silenzio della vita quotidiana.
Il primo costruisce la luce dal buio; il secondo lascia entrare la luce dalle finestre.
Nei dipinti di Rembrandt l’uomo combatte con il destino; in quelli di Vermeer il tempo sembra fermarsi nell’istante di una giovane donna che legge una lettera, di una lattaia intenta al proprio lavoro, di un geografo chino sulle mappe.
Sono due modi opposti e complementari di raccontare la stessa civiltà.
Entrambi dimostrano che la grande arte non nasce necessariamente nelle capitali, ma può fiorire anche in città appartate, purché esista una comunità capace di riconoscere il valore della bellezza.
È una lezione che sembra parlare direttamente anche a Platania.
La rassegna dedicata a Felice Mastroianni e la mostra rembrandtiana rappresentano due percorsi complementari. Entrambi nascono dalla stessa convinzione: che la cultura debba essere occasione di crescita collettiva, capace di mettere in dialogo poesia, arti figurative, fotografia, memoria storica e partecipazione civile, dimostrando che la collaborazione tra istituzioni e società civile può generare eventi di assoluto rilievo.
Non è casuale che proprio qui approdino le incisioni di Rembrandt.
Esiste infatti una sorprendente consonanza tra il maestro olandese e questo piccolo paese della Calabria.
Rembrandt cercava la luce nascosta dentro l’ombra.
Platania sembra cercare la luce dentro la memoria.
L’artista incideva il rame perché il segno diventasse eterno.
Platania incide nella propria storia i nomi dei suoi figli migliori, da Felice Mastroianni a Domenico Piraina, e li restituisce alla comunità come patrimonio condiviso.
Forse è questo il significato più profondo della manifestazione.
La cultura non appartiene ai grandi centri, ma alle comunità che hanno il coraggio di coltivarla.
Come nelle acqueforti di Rembrandt, anche qui basta un segno apparentemente sottile perché dalla superficie emerga la luce.
Ed è una luce che, dalle colline del Reventino, sembra dialogare con quella che quattro secoli fa illuminava gli atelier di Amsterdam e di Delft, ricordandoci che la bellezza non conosce confini geografici, ma soltanto luoghi capaci di riconoscerla, custodirla e trasmetterla.

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