Appuntamento lunedì 27 luglio al Ristorante Paluà con gli autori Carla Ciucci e Domenico Gimigliano per un dibattito sul futuro del territorio aperto al pubblico
Appuntamento il 27 luglio, dalle ore 18.30, al Ristorante Paluà
L’architettura dello spazio incontra, nei piccoli luoghi che diventano storia e identità, la memoria, per tante briciole da raccogliere in lungo e in largo della Calabria. Laddove narrazione e fiaba si amalgamano, il libro “Calabria, Viaggio ozioso di un flâneur… anzi due” (Pellegrini Editore), scritto da Carla Ciucci e Domenico Gimigliano, approderà il 27 luglio a Diamante. Sarà, questa, la prima presentazione del libro sulla Riviera dei Cedri, per una serata al Ristorante Paluà che, a partire dalle ore 18.30, farà da cornice allo scambio di emozioni e riflessioni per tratteggiare il futuro di una terra che vuole descriversi in modo diverso, lontano dal nichilismo e dall’immobilismo.
«Il libro – spiegano gli autori – racconta un viaggio tra le emozioni e le esperienze di vita degli abitanti, non trascurando qualche frammento di storia. Ma è anche altro questo viaggio: è il lento, ozioso osservare di due flâneur – nello specifico, i due autori, amici per la pelle che intraprendono questo cammino». E qui il riferimento è in primis a Charles Baudelaire che coniò il termine per descrivere due bighelloni che, alle nostre latitudini e in queste pagine, si traduce con «dua ‘mpaccieri» che non «non attraversano luoghi» ma passeggiano critici, come di mestiere, tra «briciole di spazio e di memoria».
Una presentazione che si prospetta, dunque, ricca di spunti e di sorprese quella di lunedì 27 luglio a Diamante, a cui parteciperanno gli autori che, passeggiando tra storia, territorio e patrimonio culturale dell’umanità, dialogheranno con la giornalista Alessia Antonucci. Previsti i saluti del sindaco Achille Ordine e un confronto conclusivo con il pubblico, moderato dall’architetto Domenico De Rito.
Sinossi
Questo libro è un “Viaggio in Calabria” come quello ben più famoso di Alexandre Dumas e del pittore Jadin: alla loro stregua, a quello dei luoghi, Ciucci e Gimigliano preferiscono il racconto delle emozioni e delle esperienze di vita degli abitanti, non trascurando qualche frammento di storia. La Calabria sembra condannata alla “damnatio memoriae”, la pena che nell’antica Roma cancellava le tracce di chi ne veniva colpito, persino riscrivendo la storia. Della Calabria non si deve parlare, se non per fatti di mafia o sospetti tali. Gli autori cercano di rompere questo muro più che secolare parlando da un lato di un passato notevole, dall’altro delle opportunità di sviluppo di un difficile presente: su questa base chiamano i Calabresi a disegnare, finalmente in maniera autonoma, il loro futuro. A volte sotto forma di ricerche, a volte di racconti, il libro vuole dare il proprio contributo alla conoscenza dei fatti nascosti o misconosciuti, alcuni dei quali davvero sorprendenti, spesso stemperando ricordi veri in tesserine di un mosaico molto colorato. Questo rende il libro in certo qual modo atipico. Un po’ storia un po’ narrazione: alla memoria collettiva alterna pezzi di vita vissuta, facendoli diventare esempi esplicativi con una loro morale. Proprio come nelle favole, insomma, che sono sempre a lieto fine.

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