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Gioacchino da Fiore nei primi commentatori danteschi

Le “Giornate in Biblioteca” del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti riportano l’attenzione su una delle pagine più affascinanti della fortuna medievale dell’Abate calabrese

Tra i molteplici filoni di ricerca promossi dal Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, quello dedicato alla ricezione medievale del pensiero di Gioacchino da Fiore continua a rivelare prospettive di grande interesse.

In questa direzione si colloca il nuovo appuntamento delle “Giornate in Biblioteca”, in programma mercoledì 5 agosto 2026, alle ore 18.00, presso la sala didattica della Biblioteca del Centro Studi all’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore.

L’incontro, moderato dal Presidente del Centro, Giuseppe Riccardo Succurro, vedrà protagonista Michelangelo La Luna, professore di Lingua e Letteratura italiana alla University of Rhode Island (USA), autore della recente opera “Falso Boccaccio. Chiose alla Commedia di Dante Alighieri contenute nel manoscritto Harvard MS Ital. 54”, pubblicata da conSenso Publishing.

La conferenza, significativamente intitolata “Gioacchino da Fiore nei primi commentatori danteschi”, offrirà al pubblico l’occasione di conoscere una ricerca destinata ad arricchire gli studi sulla fortuna dell’Abate florense nella più antica tradizione esegetica della Divina Commedia.

L’iniziativa si inserisce nel costante impegno del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, istituzione scientifica che da oltre quarant’anni rappresenta il principale punto di riferimento internazionale per lo studio dell’opera e del pensiero di Gioacchino da Fiore. Sotto la presidenza di Giuseppe Riccardo Succurro, il Centro ha ulteriormente consolidato la propria vocazione di luogo d’incontro tra ricerca, alta divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale, promuovendo convegni, pubblicazioni, attività editoriali e collaborazioni con università italiane e straniere.

Le “Giornate in Biblioteca” costituiscono una delle espressioni più efficaci di questa missione: incontri rivolti non soltanto agli specialisti, ma anche a un pubblico colto interessato ai grandi temi della cultura medievale, nella convinzione che la ricerca scientifica debba essere condivisa e resa accessibile senza rinunciare al rigore metodologico.

Il relatore della serata, Michelangelo La Luna, è uno dei maggiori studiosi della tradizione esegetica dantesca. La sua recente edizione del cosiddetto “Falso Boccaccio”, conservato nel manoscritto Harvard MS Ital. 54, rappresenta un contributo di notevole rilievo agli studi sulla prima fortuna della Commedia.

Per lungo tempo questo commento fu attribuito a Giovanni Boccaccio, da cui la denominazione convenzionale di Falso Boccaccio. Gli studi più recenti ne hanno definitivamente escluso la paternità boccacciana, riconoscendogli tuttavia un valore autonomo quale preziosa testimonianza della cultura dantesca della seconda metà del Trecento.

L’edizione curata da La Luna restituisce finalmente agli studiosi un testo rimasto per secoli sostanzialmente inesplorato, consentendo di confrontarlo sistematicamente con gli altri grandi commenti antichi alla Commedia.

Tra gli aspetti più interessanti messi in luce dalla ricerca figura proprio l’immagine di Gioacchino da Fiore trasmessa dai primi commentatori di Dante.

Accanto ai nomi più noti, Jacopo Alighieri, Pietro Alighieri, Jacomo della Lana, Giovanni Boccaccio e Francesco da Buti, emerge infatti il contributo dell’anonimo autore del “Falso Boccaccio”, che dedica all’Abate una delle chiose più ampie e significative dell’intera tradizione.

Commentando il passo del Paradiso nel quale Dante ricorda Gioacchino da Fiore tra gli spiriti sapienti (Par., XII, 139-141), il chiosatore scrive:

“Metteci, e mostralo all’auctore, l’abate Giovachino di Chalavra, solempne doctore e grande maestro in profecie: e fra le sue mirabili cose fece uno libro dov’egli desengnò tutti i papi che doveano e debbono venire dietro a lui, e i loro acti e sengni e costumi, et a ciaschuno mise a’ pie’ la figura del suo vicio, o vero in figura degli animali, in vertudiosi e diffectuosi.”

La densità di questa testimonianza è notevole.

Gioacchino è definito “solempne doctore”, formula onorifica di altissimo prestigio che il commentatore riserva soltanto a pochissime figure dell’autorità teologica, tra cui Tommaso d’Aquino. Ma ancora più significativa è l’espressione “grande maestro in profecie”, che individua nel carisma profetico il tratto distintivo della sua autorevolezza.

Non si tratta di una semplice identificazione biografica, bensì della testimonianza di una ricezione culturale nella quale Gioacchino continua a essere percepito come il massimo interprete della storia della Chiesa e del suo sviluppo provvidenziale.

La chiosa introduce poi un elemento di straordinario interesse.

Il commentatore attribuisce a Gioacchino un libro nel quale sarebbero raffigurati tutti i pontefici futuri, ciascuno accompagnato da un’immagine animale capace di rappresentarne simbolicamente virtù e difetti.

Oggi sappiamo che tale opera non appartiene al corpus autentico dell’Abate, ma coincide con la raccolta profetica nota come “Vaticinia de Summis Pontificibus”, una delle più fortunate produzioni della tradizione pseudo-gioachimita.

Composta probabilmente tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo e successivamente ampliata nei secoli successivi, essa presenta una successione di papi raffigurati attraverso immagini allegoriche, soprattutto animali, accompagnate da brevi testi profetici.

Nel Trecento, tuttavia, la distinzione tra opere autentiche e opere attribuite a Gioacchino era ancora largamente sconosciuta. Per molti intellettuali medievali i “Vaticinia” erano considerati un’autentica opera dell’Abate calabrese, contribuendo in modo decisivo alla costruzione della sua fama di profeta.

Proprio sotto questo profilo il Falso Boccaccio presenta un elemento di particolare interesse.

Mentre Benvenuto da Imola, nella redazione edita da Lacaita, ricorda genericamente che Gioacchino raffigurò i pontefici “in diversa forma et figura”, il commentatore volgare precisa che essi sono rappresentati “in figura degli animali, in vertudiosi e diffectuosi”.

La differenza non è puramente stilistica.

L’autore del Falso Boccaccio mostra infatti una conoscenza molto più precisa dell’impianto iconografico dei “Vaticinia”, cogliendo il valore simbolico degli animali quali immagini morali dei pontefici, capaci di rappresentarne tanto le virtù quanto i vizi.

È un dettaglio che lascia supporre una familiarità diretta con quella tradizione figurativa, oppure con una fonte molto vicina ad essa.

La ricerca proposta da Michelangelo La Luna apre anche nuove prospettive sul rapporto tra il Falso Boccaccio e la tradizione benvenutiana.

Il confronto tra il manoscritto Harvard, la redazione pubblicata da Lacaita e le cosiddette recollectae bolognesi e ferraresi mostra infatti una progressiva riduzione delle informazioni.

Il Falso Boccaccio offre la descrizione più ricca e articolata.

La redazione Lacaita conserva ancora il riferimento al libro dei papi, ma in forma più sintetica.

Le recollectae si limitano invece a brevissime annotazioni, nelle quali Gioacchino è ricordato soltanto come autore di profezie sui pontefici futuri.

Particolarmente interessante è anche la celebre osservazione di Benvenuto: “ut saepe notavi”.

Come ha osservato il dantista Luca Fiorentini, questa dichiarazione sembrerebbe suggerire una conoscenza diretta e ripetuta dell’opera.

Resta tuttavia aperto un interrogativo.

I “Vaticinia de Summis Pontificibus” erano testi di circolazione limitata, spesso guardati con sospetto dagli ambienti ecclesiastici. Per un intellettuale laico come Benvenuto da Imola non doveva essere semplice consultarli con continuità.

Una possibile interpretazione è che il “notavi” possa riferirsi non tanto a ripetute letture del manoscritto, quanto alla frequente menzione della tradizione gioachimita nelle proprie annotazioni. Un’altra ipotesi, che merita ulteriori verifiche, è che la chiosa conservata nella redazione Lacaita non rappresenti l’ultima elaborazione dell’autore e che il testo del Falso Boccaccio conservi una testimonianza più antica e più ricca, successivamente abbreviata nelle diverse redazioni della tradizione benvenutiana.

Si tratta, naturalmente, di una prospettiva di ricerca ancora aperta, ma proprio per questo particolarmente stimolante.

La conferenza del 5 agosto offrirà dunque  diversi spunti di approfondimenti.

Attraverso il dialogo tra Giuseppe Riccardo Succurro e Michelangelo La Luna, il pubblico potrà seguire da vicino una ricerca che illumina un capitolo ancora poco conosciuto della fortuna medievale di Gioacchino da Fiore, mostrando come la sua figura continuasse a esercitare un’influenza profonda sull’immaginario culturale del Trecento, ben oltre i confini della sua opera autentica.

È anche in questa capacità di mettere in dialogo la filologia, la storia della cultura e la storia delle idee che il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti conferma la propria funzione di laboratorio scientifico internazionale, dove il patrimonio lasciato dall’Abate florense continua a generare nuove domande e nuove interpretazioni. Un percorso nel quale la ricerca più avanzata diventa occasione di confronto pubblico, contribuendo a mantenere vivo il legame tra la grande tradizione medievale e gli studi contemporanei.

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