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“L’Italia si merita questa riforma elettorale?”: ad Aiello Calabro studiosi e amministratori a confronto

Dal premio di maggioranza agli effetti sull’equilibrio tra i poteri dello Stato, il confronto ha approfondito i nodi più discussi della riforma

Si è svolto ad Aiello Calabro il dibattito pubblico dal titolo “L’Italia si merita questa riforma elettorale?”, promosso dall’associazione Città & Futuro con il patrocinio del Comune. L’iniziativa, ospitata in Piazza del Plebiscito, ha riunito amministratori, studiosi e rappresentanti del mondo politico e sindacale.

A confrontarsi sul tema sono stati il sindaco di Aiello Calabro, Luca Lepore, il giornalista Antonlivio Perfetti, il docente dell’Università della Calabria Walter Nocito, Franco lacucci, gia consigliere regionale, Roberto Castagna, gia segretario generale UIL Calabria, ed Enzo Paolini, presidente del Comitato per la Costituzione di Cosenza. Le conclusioni sono state affidate al sindaco di Rende, Sandro Principe, mentre la moderazione è stata curata da Tonino Simone, presidente dell’associazione Città & Futuro.

Al centro del dibattito, il disegno di legge di riforma elettorale, letto dai relatori come un tassello del più ampio percorso di revisione degli equilibri istituzionali. Nel suo intervento, il professore Walter Nocito ha sostenuto che la proposta rappresenterebbe, di fatto, un «premierato mascherato» in grado di accentuare la verticalizzazione del potere esecutivo e di alterare gli equilibri della forma di governo parlamentare.

Tra gli aspetti più controversi della riforma è stato richiamato il premio di maggioranza previsto dal testo approvato dalla Camera, che, secondo il docente, si porrebbe in contrasto con i principi sanciti dalla Corte costituzionale nelle pronunce che, anni fa, hanno dichiarato l’illegittimità di alcune disposizioni del Porcellum e dell’Italicum, su ricorso del comitato presieduto da Felice Besostri, ricordato durante l’incontro.

Secondo Nocito, «premio di maggioranza e indicazione del nome del premier sulla scheda elettorale costituiscono una forzatura incostituzionale e antidemocratica che schiaccia ogni mediazione politica (del Parlamento e del Presidente della Repubblica) e ogni equilibrio democratico». Da qui l’appello a rafforzare quelli che ha definito i tre principali argini a tutela dell’ordinamento costituzionale: l’opinione pubblica democratica, i corpi intermedi e il Presidente della Repubblica, quale custode della Costituzione.

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