La segreteria regionale esprime solidarietà agli organizzatori e denuncia un dispiegamento di forze dell’ordine eccessivo nei confronti di un evento gratuito e comunitario.
La tragedia di Sangineto, dove un lavoratore addetto alla sicurezza è morto dopo essere stato brutalmente aggredito durante una notte di movida, mostra ancora una volta il volto più drammatico di un modello di intrattenimento fondato sul consumo e sulla concentrazione dei profitti. A pagare il prezzo di questo sistema sono troppo spesso proprio le lavoratrici e i lavoratori. Alla famiglia della vittima esprimiamo la nostra più sincera vicinanza e solidarietà.
È dentro questo quadro che guardiamo con preoccupazione a quanto denunciato da numerose cittadine e cittadini e dagli organizzatori del Minamò Festival di Martirano Lombardo.
Il Minamò propone un modello radicalmente diverso: un’esperienza gratuita, costruita dal basso, fondata sulla musica, sulla cultura, sulla solidarietà e sulla socialità comunitaria, senza trasformare ogni momento di aggregazione in un’occasione di profitto.
Eppure, secondo le testimonianze rese pubbliche, proprio intorno al Festival si sarebbe verificata una presenza delle forze dell’ordine spropositata, con numerosi posti di blocco e controlli, fino a perquisizioni corporali intime, fermi coatti e sequestri di farmaci.
Sono denunce gravissime. Se confermate, ci troveremmo davanti a un fatto inquietante: un’esperienza gratuita e comunitaria sottoposta a modalità di controllo profondamente sproporzionate, mentre il modello della movida commerciale continua a produrre profitti e, come dimostra tragicamente Sangineto, rischi che vengono scaricati anche sui lavoratori.
Non contestiamo la necessità dei controlli previsti dalla legge. Pretendiamo però che siano garantiti il rispetto della dignità delle persone, la proporzionalità degli interventi e, soprattutto, la massima chiarezza su quanto accaduto a Martirano Lombardo.
C’è poi una questione più generale che riguarda il futuro della Calabria e delle sue aree interne.
Un territorio non si rilancia svuotandolo dei suoi servizi, dei suoi giovani e dei suoi spazi di socialità, per poi considerarlo vivo soltanto quando diventa una destinazione turistica o un luogo dove organizzare eventi commerciali.
Il rilancio delle aree interne passa dalla cultura, dalla scuola, dalla sanità e dai trasporti pubblici, dal diritto alla mobilità e alla casa, dal lavoro e dai servizi di prossimità. Ma passa anche dalla possibilità di costruire comunità e luoghi di aggregazione accessibili a tutte e tutti.
Esperienze come il Minamò dimostrano che nei piccoli comuni esistono energie, competenze e capacità di autorganizzazione che possono rappresentare una risorsa fondamentale contro lo spopolamento. Non servono soltanto incentivi agli investimenti: servono politiche pubbliche che sostengano chi, dal basso, costruisce cultura, relazioni e comunità.
È questa la direzione di una vera politica per le aree interne: non la marginalizzazione dei territori e neppure la loro trasformazione in semplici vetrine turistiche, ma il rafforzamento del diritto a viverci, restarci e costruirvi il proprio futuro.
Come Segreteria regionale di Rifondazione Comunista esprimiamo piena solidarietà agli organizzatori del Minamò, alle cittadine e ai cittadini che hanno denunciato questi episodi e a tutte le realtà che hanno contribuito alla costruzione del Festival.
Allo stesso modo, chiediamo che sulla vicenda di Sangineto sia fatta piena luce. La morte di un lavoratore non può essere archiviata come un fatto casuale: occorre comprendere cosa sia accaduto, quali responsabilità vi siano e quali condizioni abbiano reso possibile una tragedia simile. Per questo manterremo alta l’attenzione sulla vicenda.
La Calabria non ha bisogno di una socialità ridotta a consumo e profitto. Ha bisogno di paesi vivi, cultura accessibile, spazi gratuiti e comunitari, servizi pubblici e una politica capace di investire nelle persone e nei territori.
Per questo chiediamo chiarezza su quanto accaduto a Martirano Lombardo: perché è stato necessario un dispiegamento di controlli di questa portata? Chi li ha disposti? E secondo quali criteri?
Pretendiamo risposte. Pretendiamo trasparenza. Pretendiamo rispetto per chi costruisce socialità, cultura e comunità dal basso.
Francesco Saccomanno – Responsabile regionale migranti e movimenti
Stefano Vento – Direzione nazionale
Rifondazione Comunista

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