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Tre gattini salvati da Vigili del Fuoco a Rende: polemiche per mancato intervento del Servizio Veterinario ASP

Cuccioli estratti dal motore di una vettura da squadra del distaccamento locale. Gestione successiva affidata a privati per assenza di riscontri istituzionali.

A Rende, tre gattini sono stati tratti in salvo dopo essere rimasti incastrati nel vano motore di un’automobile parcheggiata in una zona residenziale. L’allarme è stato lanciato dalla proprietaria del veicolo, che ha immediatamente richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco. La squadra del distaccamento di Rende è intervenuta con tempestività e professionalità, riuscendo a recuperare i cuccioli in sicurezza e a scongiurare rischi per la loro incolumità e per la stessa autovettura.

A loro va un ringraziamento sentito e sincero: l’operato dei Vigili del Fuoco di Rende ha permesso di salvare tre vite in una situazione di evidente pericolo, con la professionalità e la sensibilità che da sempre contraddistinguono il Corpo anche negli interventi apparentemente minori, ma non per questo meno delicati.

Dopo il recupero, come da procedura, è stata contattata l’ASP competente per territorio, affinché il Servizio Veterinario si attivasse per la gestione dei cuccioli appena salvati. A tale segnalazione non ha fatto seguito, tuttavia, alcun intervento, lasciando la vicenda priva di una risposta istituzionale. La proprietaria dell’autovettura, insieme a tre donne intervenute spontaneamente, ha dovuto così trovare in autonomia una soluzione immediata per garantire ai gattini assistenza e protezione, sopperendo di fatto a un compito che la normativa vigente attribuisce chiaramente agli enti pubblici.

Non si tratta di un vuoto procedurale, ma della mancata attivazione di un dovere già previsto dalla legge: una volta ricevuta la segnalazione, si determina in capo al Servizio Veterinario un preciso obbligo di intervento, che l’assenza di risposta lascia inevaso.

Va ricordato, con la fermezza che la materia impone, che la tutela degli animali in difficoltà non è un’attività rimessa alla discrezionalità degli enti né, tanto meno, alla sola buona volontà dei cittadini. La legge quadro nazionale n. 281 del 1991 affida a Comuni e Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie il compito di occuparsi degli animali vaganti o in difficoltà, dal recupero alla valutazione sanitaria fino al ricovero in strutture idonee; la legge regionale calabrese n. 45 del 2023 ripartisce ulteriormente tali competenze tra Comuni, ASP e Regione, imponendo un coordinamento operativo sul territorio.

A questo impianto normativo si aggiunge il rango costituzionale della tutela animale, sancito dall’articolo 9 della Costituzione dopo la riforma del 2022, e il riconoscimento, previsto dal diritto dell’Unione Europea, degli animali come esseri senzienti, cui si affianca la tutela penale rafforzata introdotta dalla legge n. 189 del 2004 contro maltrattamenti e abbandoni. Da questo quadro discende, senza margini di ambiguità, che l’intervento in casi come quello di Rende non è una cortesia concessa agli animali, ma un obbligo giuridico che grava sulle istituzioni.

Il caso di Rende si inserisce in un contesto regionale in cui le criticità nella gestione del randagismo sono da tempo segnalate da associazioni, cittadini e dagli stessi enti. Non a caso, la Regione Calabria ha varato proprio in questi giorni un piano straordinario contro il randagismo, con unità mobili veterinarie e nuovo personale sul territorio: un segnale di attenzione che, tuttavia, per essere credibile deve tradursi in una presenza effettiva e tempestiva delle ASP sul campo, e non restare confinato agli annunci istituzionali.

È doveroso sottolineare che, quando una segnalazione correttamente inoltrata non trova risposta, il problema non risiede nella carenza di norme, ma nella loro mancata applicazione. È su questo terreno — quello dell’effettività dell’azione amministrativa — che le istituzioni competenti sono chiamate a intervenire con maggiore incisività, affinché la tutela degli animali non continui a dipendere dalla disponibilità occasionale di cittadini che, come in questo caso, si sono fatti carico di un compito che la legge assegna con chiarezza ad altri soggetti.

L’episodio di Rende, pur concludendosi con un lieto fine grazie alla prontezza dei Vigili del Fuoco e alla sensibilità di semplici cittadine, evidenzia con forza la necessità di una collaborazione realmente efficace tra gli enti competenti e della piena, concreta applicazione delle norme vigenti. Gli animali, riconosciuti dalla legge come esseri senzienti, devono poter contare su interventi coordinati e tempestivi da parte delle istituzioni, in ogni situazione di rischio, senza che la loro tutela resti affidata al caso o alla generosità del singolo.

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