Il cordoglio per la tragedia di Antonio Perrotta e la riflessione del Presidente Michele Marchese sulla sproporzione delle misure preventive a carico dei gestori trasparenti e collaborativi.
Il Castello” chiuso per tutta l’estate: l’associazione CNA chiede tutele per chi fa impresa nella legalità
C’è una famiglia che piange un padre e un marito. C’è una comunità ferita.
E c’è un interrogativo che il nostro comparto anche in un caso così delicato non può tacere, nel pieno rispetto di entrambe queste realtà e soprattutto per le imprese che esercitano in maniera rispettosa per le leggi.
La morte di Antonio Perrotta, nella notte tra l’8 e il 9 agosto a Sangineto Lido, è una tragedia che ci tocca profondamente come persone, prima ancora che come operatori economici.
Esprimiamo alla sua famiglia il nostro cordoglio più sincero e la nostra vicinanza incondizionata. Ogni forma di violenza va condannata senza se e senza ma, e ci auguriamo che i responsabili siano assicurati alla giustizia e processati nel più breve tempo possibile e che venga fatta piena luce sull’accaduto.
È proprio nel rispetto di questa tragedia, e non già nonostante essa, che il dovere ci chiama ad aprire una riflessione pubblica che riguarda il futuro di tutto il settore e di chiunque faccia impresa.
La vicenda:
Il locale “Il Castello”, gestito dalla società ALFACAL S.r.l. di Sangineto, è stato raggiunto il 10 agosto 2026 da un provvedimento di sospensione della licenza di discoteca ai sensi dell’art. 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.
Il 16 agosto il gestore si è visto denegare dalle Autorità pur anche per i soli eventi culturali e benefici già programmati — concerti di musica classica, presentazioni letterarie, mostre d’arte, serate di raccolta fondi — attività ontologicamente diverse dall’attività di discoteca oggetto del provvedimento.
Risultato: nel mezzo della stagione estiva, uno dei periodi economicamente più rilevanti dell’anno, “Il Castello” è chiuso a tutto — alle discoteche, ma anche ai concerti dell’orchestra giovanile Polimnia, alla raccolta fondi per la ricerca sul cancro, alle mostre d’arte, alle presentazioni di libri.
Le perplessità dell’associazione:
Comprendiamo la natura preventiva e non sanzionatoria del provvedimento questorile.
Comprendiamo che l’Autorità di pubblica sicurezza abbia il dovere di agire con tempestività quando emergono situazioni di pericolo per l’ordine pubblico.
Tuttavia, quello che non possiamo non rilevare, come associazione di categoria, è la sproporzione degli effetti concreti rispetto alla situazione specifica dell’esercente.
Dagli atti emerge che i fatti tragici si sono sviluppati all’esterno del locale.
Emerge che il gestore abbia collaborato a 360 gradi ed in modo determinante con gli inquirenti sin dalle prime ore delle indagini, mettendo a disposizione il sistema di videosorveglianza interna, circostanza che ha permesso di ricostruire nell’immediatezza l’accaduto e le persone coinvolte, imprimendo una svolta decisiva alle indagini.
Emerge, soprattutto, che “Il Castello” è un locale che nel tempo ha dato prova di essere un presidio di legalità in un territorio non facile, fronteggiando e denunciando anche intimidazioni di matrice criminale.
La società ha sempre gestito rispettando tutte le normative che lo stato richiede per tale attività.
Eppure, viene oggi privato anche della possibilità di ospitare una mostra d’arte o la presentazione di un libro.
Qui sta il punto che l’associazione intende portare all’attenzione delle istituzioni con la massima determinazione.
L’art. 100 del T.U.L.P.S. è una norma del 1931.
Nata in un contesto radicalmente diverso dall’attuale, essa attribuisce al Questore un potere di sospensione fondato su presupposti ampi e inevitabilmente discrezionali, senza che la legge fornisca criteri puntuali per distinguere tra situazioni profondamente diverse: tra il locale che è epicentro abituale di criminalità o che diventa teatro di episodi delittuosi e quello che, per la prima volta , si trova – in modo del tutto accidentale e solo per una sventurata fatalità – al centro di un evento tragico causato da condotte di terzi; tra chi ha colposamente omesso ogni misura di sicurezza e chi aveva investito in sistemi di videosorveglianza, personale dedicato e procedure interne.
Non è una questione di eludere le responsabilità. È una questione di proporzionalità, di chiarezza normativa e di tutela dell’affidamento di chi fa impresa rispettando le regole, in un contesto in cui il controllo del territorio da parte delle Autorità preposte diventa elemento imprescindibile ai fini della prevenzione di atti delittuosa di qualsiasi matrice.
Ciò che è capitato al Castello, chiusura del locale nei 15 giorni più determinanti della stagione estiva, può capitare a qualsiasi attività commerciale e senza avere nessuna responsabilità?
Se un atto di violenza succede in un tratto di forte movida sul lungomare chiudiamo tutte le attività presenti?
Una disciplina moderna dovrebbe distinguere. Dovrebbe calibrare la misura sulla specifica situazione, sulla condotta concreta del gestore, sull’origine e sulle cause dell’episodio. Dovrebbe impedire che un provvedimento a finalità preventiva si trasformi, nei fatti, in una misura punitiva a responsabilità oggettiva e in una sanzione economica devastante a carico di chi — magari — è stato esso stesso vittima di una situazione imponderabile.
L’interrogativo che non può restare senza risposta
“Il Castello” perde l’intera stagione estiva. Decine di lavoratori — dipendenti, collaboratori, fornitori, artisti, tecnici — vedono sfumare redditi e contratti. Una realtà imprenditoriale costruita con anni di lavoro che patisce le conseguenze di carenze che non le appartengono.
Come associazione di categoria, poniamo allora una domanda che non è polemica, ma è politica nel senso più alto del termine: quali tutele spettano agli esercenti che hanno fatto tutto quanto era in loro potere e loro richiesto che rispettano le regole, che hanno collaborato con le istituzioni, e che si trovano a fare i conti con eventi oggettivamente imponderabili — situazioni che la migliore diligenza non avrebbe potuto impedire?
Questa domanda merita una risposta legislativa seria, strutturata, moderna. Non un silenzio normativo che lascia tutto nelle mani della discrezionalità del Imprenditori onesti, le famiglie dei lavoratori e di tutto il comparto meritano regole chiare. Meritano uno Stato che, mentre pretende legalità — giustamente — sia disposto a garantirla anche dall’altra parte mettendo in campo regole chiare, oltre che uomini e risorse adeguate a fronteggiare le sempre più impellenti esigenze di sicurezza e ordine pubblico.
CNA Cosenza
Il presidente
Michele Marchese

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