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Il Festival Antonio Vivaldi unisce la Calabria: diciassette concerti tra Cosenza, Castrovillari e San Giovanni in Fiore

Dal 27 settembre al 31 ottobre la rassegna itinerante attraverserà i luoghi d’arte più belli del territorio. Un viaggio lungo cinque secoli di storia musicale che segna l’esordio alla direzione artistica del maestro Luigi Maletta.

Cresce l’attesa per la IX edizione del Festival Antonio Vivaldi, che dal 27 settembre al 31 ottobre 2026 tornerà a percorrere la Calabria con diciassette appuntamenti tra Cosenza, Castrovillari e San Giovanni in Fiore, costruendo un itinerario musicale che attraversa oltre cinque secoli di storia, dal Rinascimento e dal Barocco fino alla nuova creazione contemporanea. Un’edizione particolarmente significativa, che segna l’inizio di una nuova fase nella storia della manifestazione con l’arrivo alla direzione artistica di Luigi Maletta e che si annuncia tra le più articolate e suggestive mai realizzate dal Festival.

Non una semplice successione di concerti, ma un vero viaggio attraverso epoche, linguaggi, strumenti e spazi differenti. Il Festival Antonio Vivaldi torna con una programmazione che sceglie la musica come strumento di relazione tra memoria e presente e che porta il pubblico dentro alcuni dei luoghi più affascinanti del patrimonio culturale calabrese: il Castello Aragonese e il Teatro Sybaris di Castrovillari, la Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia e la Cattedrale di Cosenza, il Museo Demologico di San Giovanni in Fiore. Architetture, musei, teatri e luoghi sacri non saranno semplicemente contenitori, ma parte integrante dell’esperienza d’ascolto, chiamati a dialogare con programmi pensati anche in relazione alla loro storia, alla loro atmosfera e alla loro capacità evocativa.

La nona edizione presenta un cartellone di grande varietà, nel quale convivono la polifonia rinascimentale, il madrigale, il repertorio barocco, Bach e naturalmente Vivaldi, accanto alle sonorità dell’arpa celtica, alla letteratura per flauto, alla chitarra, al clavicembalo, all’organo, al sassofono, alla parola poetica e all’improvvisazione. Una pluralità che non si traduce in frammentazione, ma in una precisa scelta curatoriale: mostrare come la musica possa attraversare il tempo e continuare a produrre nuovi significati.

Sarà San Giovanni in Fiore ad aprire il Festival il 27 settembre, con il Museo Demologico trasformato per oltre un mese in uno dei poli della manifestazione. Ad inaugurare il percorso sarà il Thelema Flute Ensemble con “Armonie in flauto: dialoghi musicali tra epoche”, titolo che sembra racchiudere in sé l’intera filosofia di questa edizione. Nel centro silano arriveranno poi le chitarre di Diego Smiraglio e Donato Parente con “Epoche improvvisate”, prima di uno degli appuntamenti più attesi del cartellone: il 16 ottobre sarà presentato in prima assoluta “Laudes Creaturarum”, un melologo costruito sui testi di San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila e Juan de la Cruz, con Daniel Cundari, poeta e performer, e Daniele Palma al sassofono. Una produzione che mette insieme parola, spiritualità, letteratura e suono contemporaneo, e che conferma la volontà del Festival di essere non soltanto luogo di esecuzione, ma anche spazio di creazione artistica. Il programma sangiovannese proseguirà con “Tra respiro e canto: dal ‘600 all’800” del Trio Fantasia e si concluderà con le atmosfere sospese di “Antiche melodie per arpa celtica”, affidate a Maria Cristina Chiarelli e Stefania Binetti.

Di grande fascino anche il percorso disegnato a Castrovillari, dove il Festival entrerà negli spazi del Castello Aragonese e del Teatro Sybaris. Qui la programmazione affiancherà ai concerti serali anche due matinée riservate alle scuole, confermando un’attenzione particolare alla formazione del pubblico più giovane. Il mondo dell’arpa sarà protagonista con “Alla scoperta dell’arpa celtica” e con “Ancient Melodies for two harps”, ancora con Maria Cristina Chiarelli e Stefania Binetti, mentre il Thelema Flute Ensemble condurrà studenti e pubblico in un percorso attraverso la storia dello strumento, con “La storia del flauto attraverso la musica” e, la sera, con “Dal ‘500 ad oggi”. A completare il viaggio saranno “Rom-antica” del Trio Fantasia e il raffinato programma vocale “Harmonia Calabra: musica a cappella tra Rinascimento e Barocco”, affidato all’ACM Ensemble, che porterà l’attenzione sulla forza espressiva della polifonia e sulla ricchezza di un repertorio ancora capace di sorprendere il pubblico contemporaneo.

Proprio Castrovillari ospiterà anche il gran finale del Festival, il 31 ottobre al Teatro Sybaris, con un’altra delle novità di questa edizione: “ARS variandi 2.0”, presentato in prima nazionale, con Daniele Croce, Leonardo Vulcano e il MICA Ensemble. Una chiusura che guarda apertamente alla contemporaneità e che assume quasi il valore di una dichiarazione programmatica: la tradizione musicale non come patrimonio da conservare in una dimensione immobile, ma come materia viva, capace di essere riletta, trasformata e rigenerata.

A Cosenza, la raffinata cornice della Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia accoglierà alcuni degli appuntamenti più attesi. L’ACM Ensemble proporrà “Madrigali di autori calabresi: musica a cappella tra ‘500 e ‘600”, un programma che intreccia ricerca e valorizzazione della storia musicale del territorio; seguirà “Le due anime del barocco”, con i soprani Daria Mishurina e Teresa Musacchio e Giovanni Marsico al clavicembalo. Con “Mr. Lavaliere: da Parigi a… Cosenza”, Goffredo Degli Esposti, Gianni La Marta e Mauro Pinciaroli daranno vita a un itinerario sonoro dal carattere fortemente evocativo, costruito attraverso timbri e strumenti legati alla prassi musicale antica.

Tra gli appuntamenti simbolicamente più importanti dell’intero Festival non poteva mancare il ritorno al compositore cui la manifestazione è dedicata. Il 25 ottobre, Mattia Salemme, direttore e maestro concertatore, guiderà l’Orchestra Giovanile Polimnia ne “Le Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi, una delle opere più amate e riconoscibili dell’intero repertorio occidentale. Un capolavoro che, a tre secoli dalla sua nascita, continua a sorprendere per modernità, energia teatrale e straordinaria capacità descrittiva, e che nella nona edizione assumerà il valore di un ritorno al cuore identitario del Festival.

La città di Cosenza ospiterà anche uno degli eventi più suggestivi della rassegna nella sua Cattedrale, dove Mario Gaudio all’organo presenterà “Bach è l’inizio e la fine di tutta la musica”. Un titolo impegnativo e insieme profondamente evocativo per una serata nella quale il repertorio bachiano incontrerà un luogo capace di amplificarne il significato attraverso la propria dimensione architettonica e spirituale. Sarà uno di quei concerti nei quali spazio, silenzio e risonanza diventano essi stessi parte della musica.

«La nona edizione rappresenta per noi un punto di arrivo e, nello stesso tempo, l’inizio di una nuova fase», sottolinea Giulio Melicchio, Presidente di Cosenza Autentica APS. «In nove anni il Festival Antonio Vivaldi è cresciuto, ha consolidato relazioni, ha raggiunto pubblici e territori differenti ed è diventato un progetto culturale riconoscibile. Oggi possiamo presentare diciassette appuntamenti, nuove produzioni, programmi di grande qualità e una rete di luoghi della cultura che restituisce pienamente il senso del lavoro compiuto. La nostra ambizione non è mai stata quella di organizzare semplicemente una serie di concerti: vogliamo costruire occasioni nelle quali la musica contribuisca a far conoscere i territori, a riaprire lo sguardo sui luoghi e a generare partecipazione. Entrare in un museo, in un castello, in un teatro o in una cattedrale per ascoltare un concerto significa vivere quel luogo in modo nuovo. È questa relazione tra cultura, comunità e patrimonio che continua a dare significato al Festival. L’arrivo di Luigi Maletta alla direzione artistica apre inoltre una fase che guardiamo con grande fiducia, nel segno della qualità, della ricerca e della capacità di produrre nuove esperienze artistiche».

Una visione che trova piena corrispondenza nel progetto artistico disegnato da Luigi Maletta, nuovo Direttore Artistico del Festival. «Ho immaginato questa edizione come un unico grande percorso d’ascolto, nel quale ogni concerto conserva la propria autonomia ma dialoga idealmente con tutti gli altri. Il punto centrale è proprio il rapporto tra epoche: non una contrapposizione fra musica antica e contemporanea, ma una continuità di domande, forme e sensibilità che attraversa i secoli. Dal madrigale alla grande stagione barocca, da Bach a Vivaldi, dalle sonorità dell’arpa e del flauto fino all’improvvisazione e alla nuova creazione, il Festival vuole restituire l’idea di una storia musicale viva. Le prime esecuzioni di Laudes Creaturarum e ARS variandi 2.0 sono particolarmente importanti proprio per questo: un Festival deve anche assumersi la responsabilità di creare, sperimentare e lasciare qualcosa che prima non esisteva. Anche la scelta delle location è parte del progetto artistico: la Sala degli Specchi, la Cattedrale di Cosenza, il Castello Aragonese, il Teatro Sybaris e il Museo Demologico possiedono identità precise e possono modificare profondamente il modo in cui ascoltiamo la musica. È in questa relazione fra repertorio, interpreti e spazio che vorremmo nascessero alcuni dei momenti più emozionanti della nona edizione».

A sostenere questa crescita è una rete istituzionale, culturale e territoriale che rappresenta uno degli elementi qualificanti della manifestazione. La IX edizione del Festival Antonio Vivaldi è cofinanziata dal Ministero della Cultura nell’ambito del FUS 2025-2027, patrocinata dalla Provincia di Cosenza e dai Comuni che ospiteranno nei propri luoghi della cultura i diciassette appuntamenti. Il Festival opera inoltre in rete con AIAM – Associazione Italiana Attività Musicali e può contare sull’importante sostegno di Art Bonus, confermando quanto la collaborazione tra istituzioni pubbliche, reti culturali nazionali e partecipazione privata possa essere decisiva per dare continuità e prospettiva a un progetto musicale.

È proprio questa convergenza di energie a rendere particolarmente attesa la nona edizione: un Festival sostenuto a livello nazionale e territoriale, capace di produrre nuova musica, valorizzare interpreti e repertori, aprire i luoghi della cultura a pubblici differenti e mettere in relazione tre città attraverso una sola geografia dell’ascolto.

Dal 27 settembre al 31 ottobre, dunque, il Festival Antonio Vivaldi tornerà a trasformare l’autunno calabrese in un mese di musica. Diciassette appuntamenti, due nuove produzioni in prima esecuzione, cinque luoghi di grande valore culturale, programmi ricercati, pagine immortali e repertori da riscoprire: un’edizione che promette concerti imperdibili e atmosfere difficili da replicare, nella quale ogni serata sarà un invito a entrare in un luogo, attraversare un’epoca e lasciarsi sorprendere dalla musica.

La IX edizione del Festival Antonio Vivaldi si prepara così ad alzare il sipario con una nuova direzione artistica e una programmazione che guarda al futuro senza perdere il legame con la propria storia: perché la musica, quando incontra i luoghi e le comunità, smette di essere soltanto esecuzione e diventa esperienza, memoria e patrimonio condiviso.

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