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Bisignano, al Festival delle Migrazioni il confronto su cybercrazia, accoglienza e identità arbëreshe

Grande partecipazione all’Anfiteatro della Filanda per gli interventi di Renato Curcio, Maurizio Alfano e Giovanni Manoccio. Chiusura in festa con i Sud Sound System.

È ripreso con la sua quarta tappa a Bisignano il percorso della XV edizione del Festival delle Migrazioni 2026, che ha animato l’Anfiteatro della Filanda con un pomeriggio intenso di confronti, testimonianze e riflessioni sui temi delle migrazioni, delle trasformazioni tecnologiche, dei diritti umani e dell’accoglienza.

Migranti, repressioni e cybercrazie: il confronto tra Renato Curcio e Maurizio Alfano

Ad aprire il programma, alle ore 18.30, è stato l’incontro dal titolo “Migranti e Repressioni nelle Attuali Cybercrazie”, moderato dal giornalista e attivista Claudio Dionesalvi, che ha introdotto il dialogo tra Renato Curcio, autore ed editore della casa editrice Sensibili alle Foglie, e Maurizio Alfano, ricercatore e attivista.

Nel presentare gli ospiti, Dionesalvi ha sottolineato come entrambi siano studiosi capaci di «ritrarre il presente e anticipare i fatti», evidenziando che «quello di stasera è un confronto tra due libri, oltre che tra due persone»: Migranti e Repressione di Maurizio Alfano e Cybercrazia di Renato Curcio, definiti «contributi preziosissimi per l’analisi del presente e per dare spazio ai senza voce».

Nel corso del suo intervento, Renato Curcio ha affrontato il tema del rapporto tra potere, tecnologia e controllo sociale, partendo dal concetto di “nodo” all’interno delle reti contemporanee, spiegando i concetti d’infrastruttura e rete, soffermandosi sul come come la vita quotidiana sia ormai fortemente dipendente dai sistemi tecnologici e digitali.

Secondo Curcio, il problema non riguarda la tecnologia in sé, bensì i rapporti di potere che si strutturano attraverso di essa: «gli umani dietro gli altri umani. Non è che le tecnologie di cui parliamo ci pongono un problema di tecnologia, ma di potere».

L’autore ha richiamato il caso della società statunitense Palantir, soffermandosi sul ruolo strategico della raccolta e dell’elaborazione dei dati e sul loro utilizzo in ambito militare e governativo. Lo stesso ragionamento è stato esteso ai sistemi di sorveglianza e monitoraggio delle frontiere, fino alle attività di controllo attribuite a Frontex.

Riferendosi alle migrazioni nel Mediterraneo, Curcio ha ricordato come «non c’è bisogno di andare a Gaza per vedere un eccidio», richiamando il numero delle vittime registrate negli ultimi anni lungo le rotte migratorie. Da qui la riflessione sul processo di deumanizzazione che trasformerebbe le persone migranti in semplici oggetti di analisi e gestione amministrativa, favorendo l’assuefazione collettiva di fronte alle tragedie.

Alfano: “Il migrante come nemico perfetto”

Nel suo intervento, Maurizio Alfano ha collegato il tema delle migrazioni ai processi di costruzione del consenso attorno alle politiche di sicurezza e riarmo.

«Noi ad oggi non siamo in guerra con nessuno. Eppure l’Unione Europea ha varato il piano per il riarmo, mettendo nelle tre necessità strategiche quella di difendersi dai migranti», ha affermato.

Alfano ha analizzato il concetto di “guerra ibrida” e il progressivo svuotamento delle istituzioni internazionali, sostenendo che nel tempo la figura del migrante è stata, volutamente, rappresentata come il “nemico perfetto”, funzionale alla diffusione di pratiche repressive e all’accettazione sociale di nuove forme di controllo.

«I processi di avvicinamento a queste tecnologie e di persuasione mentale sono stati operati nel tempo anche attraverso la figura dei migranti», ha spiegato, evidenziando come meccanismi analoghi siano stati applicati anche nei confronti del popolo palestinese.

Particolare attenzione è stata dedicata al ritorno del concetto di “pericolosità sociale”, che rischia di estendersi oltre la condizione migrante fino a coinvolgere studenti, lavoratori, detenuti e soggetti impegnati in forme di dissenso.

Il dibattito si è poi soffermato sulla morte dei quattro braccianti di Amendolara, vicenda indicata da Alfano come emblematica delle condizioni di sfruttamento del lavoro e dell’arretramento dello Stato nella tutela dei diritti delle persone più vulnerabili.

Il caso Khalid Arslan e le nuove forme di sorveglianza

Rispondendo a una domanda del moderatore sulle possibilità di contrastare i processi di disumanizzazione, Alfano ha richiamato il caso di Khalid Arslan, giovane pakistano condannato a undici anni di carcere per il naufragio di Cutro e attualmente in attesa del giudizio d’appello. In base alla sentenza di primo grado, Arslan ha “occasionalmente contribuito” alla gestione dei migranti a bordo, ma non era parte dell’organizzazione di trafficanti che gestiva i viaggi per l’Europa.

Secondo Alfano, il caso evidenzierebbe come il diritto venga reinterpretato quando coinvolge persone migranti e come queste ultime siano progressivamente spinte ai margini sociali, attraverso dispositivi di controllo e sorveglianza sempre più invasivi.

«Siamo passati da una fase di indifferenza a una di soggiacenza», ha affermato, denunciando quello che ha definito «un inasprimento dei diritti sociali» e invitando a una rinnovata presa di coscienza collettiva.

Nelle conclusioni dell’incontro, Renato Curcio ha riportato l’attenzione sul valore dell’accoglienza, sostenendo che la vera infrastruttura capace di contrastare le logiche di esclusione sia quella delle relazioni umane.

Richiamando l’immagine di «amici che condividono un pezzo di pane», Curcio ha indicato nella “riattivazione delle connessioni” tra le persone il principale antidoto ai processi di isolamento e disumanizzazione.

I saluti istituzionali e il tributo a Giovanni Manoccio

A seguire sono intervenuti per i saluti istituzionali il sindaco di Bisignano Francesco Fucile e Daniele Parise, coordinatore del progetto SAI di Bisignano.

Nel suo intervento, il sindaco Fucile ha letto una lettera dedicata a Giovanni Manoccio, ripercorrendo il valore delle esperienze di accoglienza sviluppate nel territorio e il contributo offerto dall’Associazione Don Vincenzo Matrangolo nella diffusione di una cultura dell’inclusione.

Particolare rilievo è stato dato anche al legame tra accoglienza e identità arbëreshe, evidenziando come le esperienze migratorie abbiano contribuito a rafforzare l’idea di una comunità aperta e solidale.

Presentato il libro “Sono un Arbëresh”

La seconda parte della serata è stata dedicata alla presentazione del volume “Sono un Arbëresh”, che racconta la storia di Giovanni Manoccio e l’esperienza dell’accoglienza ad Acquaformosa.

L’incontro è stato introdotto da Pasquale Testa, editore del libro e presidente di IOD, con la moderazione della giornalista Chiara Giordano del Quotidiano del Sud.

Testa ha illustrato la nascita della collana editoriale, ispirata al lavoro giornalistico di Giancarlo Siani, e il percorso che ha portato all’affidamento della scrittura del volume a Francesco Donnici, ricercatore e giornalista.

Nel suo intervento, Donnici ha raccontato il percorso che lo ha portato dal mondo degli studi giuridici al giornalismo d’inchiesta e ha rivendicato la necessità di ripensare il linguaggio utilizzato per raccontare i fenomeni migratori, evitando etichette e stereotipi che spesso condizionano la percezione pubblica.

Il contributo di Monsignor Savino e la testimonianza di Giovanni Manoccio

Particolarmente intenso il collegamento telefonico di Monsignor Francesco Savino, che ha definito il Mediterraneo un «cimitero liquido», richiamando inoltre le parole pronunciate da Papa Francesco a Lampedusa: «sento in me il terremoto della coscienza».

Grande attenzione ha suscitato l’intervento di Giovanni Manoccio, protagonista del libro e presidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo, che ha ripercorso le tappe fondamentali della propria esperienza umana, sindacale, politica e sociale.

Manoccio ha riflettuto sul significato dell’essere arbëreshë, sulla trasmissione della lingua e della memoria collettiva, e sull’importanza di raccontare storie spesso poco conosciute.

«Le storie vanno raccontate», ha affermato, denunciando il rischio di semplificazioni e pregiudizi che troppo spesso accompagnano le vicende legate all’accoglienza.

Nel ricordare lo sbarco della nave Vlora a Bari nel 1991, Manoccio ha spiegato come quell’evento abbia segnato profondamente il suo percorso personale e politico, orientando il suo impegno a favore dei migranti e dell’accoglienza diffusa.

Il presidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo ha inoltre affrontato i temi delle carceri libiche, degli accordi stipulati tra Italia e Libia, della distinzione tra buona e cattiva accoglienza e della necessità di valutare la qualità dei percorsi di integrazione sulla base dei risultati concreti ottenuti dalle persone accolte.

Pur ricordando le difficoltà, i procedimenti giudiziari e le polemiche affrontate negli anni, Manoccio ha ribadito la necessità di continuare a difendere il valore delle proprie scelte:

«Non puoi arrenderti, diventi un guerriero, rivendichi il diritto di quello che hai fatto. Di una cosa che vuoi fare per gli altri».

La festa finale con i Sud Sound System

La giornata si è conclusa con la cena sociale in Piazza Viale Roma e con il concerto dei Sud Sound System, storica band salentina impegnata nel tour celebrativo dei 35 anni di carriera.

Tra reggae, ritmi mediterranei e partecipazione popolare, il concerto ha trasformato il centro cittadino in un grande momento di festa collettiva, chiudendo una tappa del Festival delle Migrazioni che ha intrecciato riflessione critica, memoria, diritti e cultura dell’accoglienza.

Contributo fotografico: https://we.tl/t-LgSc1YrLFvW4GxpU

Calendario del Festival

7 agostoRota Greca
10 agostoAcquaformosa
21 agostoSan Sosti
22 agostoVaccarizzo
23 agostoCerzeto
27 agostoBisignano
28 agostoSan Benedetto Ullano
29 agostoSan Basile
30 agostoAcquaformosa    

La musica del Festival

La musica accompagnerà l’intera manifestazione, con artisti e formazioni provenienti da esperienze e tradizioni differenti:

21 agosto – San Sosti: The Reggae Circus di Adriano Bono

22 agosto – Vaccarizzo Albanese: Lidiya Koiceva & Balcan Orkestra

23 agosto – Cerzeto: Danilo Sacco

27 agosto – Bisignano: Sud Sound System

28 agosto – San Benedetto Ullano: Mimmo Cavallaro

29 agosto – San Basile: Folkabbestia

30 agosto – Acquaformosa: Modena City Ramblers

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