A giorni dall’ordinanza di divieto nessun servizio di autobotti per i residenti. L’articolo di Francesco Pacienza rileva le criticità della gestione commissariale.
di Francesco Pacienza
A distanza di giorni dall’emissione dell’Ordinanza n. 53 del 20 agosto 2026, i residenti di contrada Corvo ad Altomonte continuano a fronteggiare una situazione di grave disagio legato alla sospensione della potabilità dell’acqua per uso umano. L’atto amministrativo impone restrizioni urgenti a tutela della salute pubblica, ma sul piano pratico ed esecutivo la gestione dell’emergenza appare del tutto carente, lasciando la cittadinanza abbandonata a se stessa.
L’Ordinanza n. 53 risulta tuttora in vigore e non revocata, confermando che l’acqua erogata dalla rete idrica della contrada non possiede i requisiti minimi di potabilità. Ciò che desta perplessità e indignazione è la contestuale assenza di misure idonee ad attenuare l’impatto di tale misura sulla vita quotidiana delle famiglie: non risulta emanata alcuna disposizione per la distribuzione potabile mediante autobotti, presidio di assistenza essenziale previsto dalla normativa vigente nei casi di interruzione o non potabilità prolungata del servizio idrico integrato. Tutto ciò si traduce in Oneri economici a carico delle famiglie che privati dell’approvvigionamento minimo garantito, si vedono costretti ad acquistare casse d’acqua minerale nei supermercati o a spostarsi autonomamente nei comuni limitrofi per fare scorta, subendo un aggravio economico e logistico non indifferente.
In materia di erogazione del servizio idrico integrato, il principio della reciprocità contrattuale e le direttive ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) parlano chiaro: a un servizio non erogato o erogato in difetto di potabilità non può corrispondere la tariffazione piena per l’uso idropotabile.
Il periodo di sospensione o non potabilità deve essere defalcato dal calcolo finale delle bollette relative all’utenza interessata, con l’applicazione di conguagli o rimborso dei canoni non dovuti. I residenti di contrada Corvo attendono risposte chiare su questo punto: le fatture terranno conto del disservizio o l’ente procederà alla tariffazione ordinaria ignorando il blocco in atto?
La vicenda assume una rilevanza politica ed amministrativa ancora più forte se contestualizzata nell’attuale assetto dell’Ente. A seguito dello scioglimento dell’amministrazione comunale per presunte ingerenze e infiltrazioni della criminalità organizzata, la guida del Comune di Altomonte è stata affidata a una Commissione Straordinaria.
L’insediamento della gestione commissariale è stato accompagnato dall’innesto e dal potenziamento di diverse figure burocratiche e tecniche, proprio al fine di garantire un’azione amministrativa trasparente, efficiente e rigorosa. Tuttavia, di fronte a un’emergenza primaria come quella dell’acqua in contrada Corvo, i risultati appaiono ben al di sotto delle aspettative. Gli uffici sembrano muoversi con lentezze ed omissioni persino maggiori rispetto ai periodi di gestione politica ordinaria. La celerità nell’emettere l’ordinanza di divieto non è stata affiancata da pari tempestività nella risoluzione del guasto né nella predisposizione di risposte concrete per i cittadini.
In un contesto che richiedeva efficienza e massima tutela dei diritti fondamentali, i residenti di contrada Corvo si trovano a pagare il prezzo di una burocrazia che recide i servizi essenziali senza garantire i dovuti supporti e i conseguenti rimborsi previsti dalla legge.

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