L’avvocato e commercialista firma una riflessione sul futuro del fare impresa tra intelligenza artificiale, responsabilità delle scelte e riscatto della Calabria.
di Massimiliano Esposito — Avvocato, Commercialista e Revisore legale
Occhiello — Relazioni e valore
Sottotitolo/Sommario — Ciò che è pubblico e generico è già di tutti, in un istante. Restano fuori dalla portata dei modelli le relazioni costruite negli anni e la conoscenza viva di un territorio: è lì che dovrete investire.
Cari studenti,
quando lo scorso anno accademico ho tenuto un seminario sul fare impresa nel settore turistico presso il DiScAG (Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche) dell’Unical, il dialogo con tanti ragazzi prossimi a mettersi in gioco mi ha lasciato alcune riflessioni che vorrei affidare a voi, futuri imprenditori e manager, per aiutarvi a leggere uno scenario che cambia in fretta. Comincio da una considerazione controcorrente sull’intelligenza artificiale.
Se ne parla quasi sempre per ciò che sa fare; a me interessa ciò che, così facendo, rende raro. Questi strumenti hanno azzerato il costo di produrre una prima versione: un’analisi, un progetto, un’ipotesi di mercato. Ma quando generare opzioni non costa quasi nulla, il lavoro vero dell’imprenditore si sposta più a monte: non nel produrre alternative, bensì nello scegliere — e, prima ancora, nel decidere a cosa rinunciare. In un tempo che moltiplica le possibilità, la competenza più preziosa diventa la sottrazione: dire di no a novantanove idee plausibili per difenderne una giusta.
C’è poi la domanda sul dove si sposterà il valore. Se tutti attingono allo stesso sapere pubblico su cui questi modelli sono addestrati, ciò che è generico diventa una merce, disponibile in un istante a voi come ai vostri concorrenti. Cresce di prezzo, allora, esattamente di ciò che nessun archivio contiene: una relazione costruita negli anni, la conoscenza tacita di un territorio, una fiducia che non si può scaricare. Vi distinguerete per ciò che non è nei dati.
E qui il punto che, da giurista, sento più mio: una macchina può suggerire, ma non può rispondere. Potete delegarle un calcolo, mai la responsabilità di una scelta, che resta vostra davanti alla legge, ai soci e alla vostra coscienza. Non confondete la scioltezza di una risposta con la sua verità: questi sistemi sanno essere persuasivi anche quando sbagliano. Più lo strumento è potente, più conta l’atto umano di firmare una decisione portandone il peso.
Un pensiero, infine, perché scrivo dalla Calabria a chi in Calabria studia.
Siamo abituati a leggere la distanza dai grandi centri come una condanna; ma in un’economia in cui la distanza pesa sempre meno, quella condanna si allenta. E il “ritardo” che, in taluni casi, tanto lamentiamo della nostra terra può rovesciarsi in vantaggio: costruire da subito con gli strumenti più nuovi, senza il peso morto dei sistemi ereditati che altrove rallentano chi è già arrivato. La nostra specificità — proprio ciò che nessun modello conosce — oggi è un capitale, non un limite.
Il provincialismo da temere non è quello della carta geografica: è quello della mente.
A voi tutti, di cuore, un buon inizio di anno accademico.

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