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Anno scolastico al via in Calabria, Anna Morrone: “Non chiediamoci solo quando aprire, ma in quali condizioni”

La docente interviene sul dibattito tra caldo, edilizia scolastica, autonomia del calendario e la vera missione educativa della scuola.

di Anna Morrone

Ci siamo. Un nuovo anno scolastico sta per iniziare e, per tanti bambini e ragazzi, tornerà a suonare quella campanella che segna molto più del semplice ritorno tra i banchi.

C’è chi ritroverà i propri compagni, chi entrerà per la prima volta in una nuova scuola, chi incontrerà nuovi insegnanti. Ci sono le famiglie che riprenderanno a organizzare giornate, orari e impegni. E ci sono docenti, dirigenti e personale scolastico pronti a ricominciare.

Da docente, ogni nuovo anno porta con sé una sensazione particolare. La scuola riparte con programmi, scadenze e obiettivi, certamente, ma soprattutto con persone, aspettative, domande e nuove possibilità.

Quest’anno, però, l’avvicinarsi della prima campanella è stato accompagnato anche da una discussione che sarebbe un errore archiviare semplicemente con l’apertura dei cancelli: quella sulle temperature elevate e sulla capacità dei nostri edifici scolastici di affrontare condizioni climatiche che stanno cambiando.

Una preoccupazione che merita ascolto

Nelle ultime settimane si è discusso della possibilità di posticipare l’apertura delle scuole a causa delle ondate di calore.

È una preoccupazione che merita rispetto.

Quando parliamo di temperature elevate nelle aule non discutiamo infatti soltanto di una data sul calendario. Parliamo del benessere degli studenti, delle condizioni di lavoro del personale e della qualità degli ambienti nei quali trascorriamo una parte importante delle nostre giornate.

La petizione promossa da Italia del Meridione per chiedere di posticipare l’apertura delle scuole a ottobre ha contribuito a portare il tema nel dibattito pubblico.

Ma credo che sarebbe riduttivo trasformare una questione così complessa nell’ennesimo confronto tra favorevoli e contrari.

La domanda che dovremmo porci è un’altra:

spostare la data risolve il problema oppure ci permette soltanto di rincontrarlo più avanti?

Una modifica generalizzata del calendario scolastico coinvolgerebbe infatti studenti, docenti, personale ATA, famiglie, trasporto scolastico, mense, servizi comunali e organizzazione del lavoro.

Esistono inoltre istituti che adottano la settimana corta e devono comunque garantire il monte ore previsto, così come bisogna considerare la conclusione dell’anno scolastico e gli esami di Stato.

La scuola è un sistema complesso. E i problemi complessi difficilmente hanno soluzioni semplici. In Calabria si riparte il 15 settembre

La Regione Calabria ha confermato l’avvio delle lezioni per il 15 settembre, ricordando allo stesso tempo che le singole istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia e nel rispetto del monte ore previsto, possono adottare adattamenti motivati del calendario.

Un passaggio che restituisce alla discussione un elemento fondamentale: non tutte le scuole sono uguali e non tutti gli edifici si trovano nelle stesse condizioni.

È difficile pensare che un edificio recentemente riqualificato presenti necessariamente le stesse criticità di una struttura più datata. Così come territori differenti possono trovarsi ad affrontare condizioni climatiche e organizzative diverse.

La possibilità di adattamento può quindi essere uno strumento utile. Ma non dovrebbe sostituire la programmazione.

Non soltanto quando aprire, ma in quali condizioni

In questo quadro si inserisce anche lo stanziamento di 20 milioni di euro annunciato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per contribuire agli interventi di raffrescamento degli edifici scolastici.

Una misura importante.

Ma proprio l’esistenza di queste risorse dovrebbe portarci a una riflessione più ampia.

Da anni discutiamo di cambiamento climatico, transizione ecologica, efficientamento energetico e riqualificazione del patrimonio pubblico. L’Agenda 2030 dedica uno specifico obiettivo all’azione per il clima e negli ultimi anni ingenti risorse pubbliche sono state indirizzate verso la trasformazione e l’efficientamento degli edifici.

Il caldo di settembre, quindi, non può essere considerato ogni volta un evento completamente imprevedibile.

Forse dovremmo smettere di domandarci soltanto:

quando devono aprire le scuole? e cominciare a chiederci:

in quali condizioni vogliamo farle aprire?

Perché se un problema si ripresenta con regolarità, prima o poi smette di essere soltanto un’emergenza e diventa anche una questione di programmazione.

Ogni scelta coinvolge anche le famiglie

C’è poi un altro aspetto che non possiamo dimenticare. La scuola non vive in una bolla.

Posticipare significativamente l’inizio delle lezioni significa intervenire sull’organizzazione quotidiana di migliaia di famiglie. Significa chiedersi chi si occuperà dei bambini mentre i genitori lavorano, quali costi aggiuntivi potranno derivarne e come dovranno riorganizzarsi servizi, trasporti e attività.

Nel dibattito è entrato anche il tema del caro carburante e degli spostamenti sostenuti dal personale scolastico.

È un problema reale, ma riguarda una questione ancora più ampia: il potere d’acquisto dei lavoratori, pubblici e privati.

Per alcune attività scolastiche esistono oggi anche strumenti digitali che, nei casi previsti e nel rispetto delle disposizioni contrattuali, possono evitare spostamenti non indispensabili.

Utilizzarli con intelligenza significa organizzare meglio il lavoro.

Ma non possiamo confondere questi strumenti con la soluzione del problema: ogni mattina docenti e personale devono comunque raggiungere la scuola e svolgere il proprio lavoro in presenza.

Forse dobbiamo tornare a discutere anche di quale scuola vogliamo

Da docente, credo però che questa discussione possa offrirci anche un’occasione più grande.

Negli anni alla scuola sono state affidate sempre nuove responsabilità: educazione civica, competenze trasversali, affettività, inclusione, orientamento, cittadinanza digitale, supporto al benessere degli studenti.

Sono temi importanti.

Ma aggiungere continuamente nuovi compiti senza ripensare organicamente il modello rischia di rendere la scuola sempre più complessa e burocratizzata.

La sua funzione fondamentale dovrebbe rimanere chiarissima: fornire conoscenze e strumenti che permettano ai ragazzi di comprendere la realtà, sviluppare pensiero critico e diventare cittadini consapevoli.

Forse dovremmo avere il coraggio di discutere maggiormente anche dei contenuti. Perché non immaginare, ad esempio, un’educazione civica ancora più strutturata?

E in una società sempre più plurale, perché non aprire una riflessione sullo studio delle religioni e della filosofia delle religioni come strumenti culturali per comprendere meglio il mondo nel quale viviamo?

Non pretendo che queste siano risposte definitive. Sono domande.

Ma una scuola capace di cambiare dovrebbe essere innanzitutto un luogo nel quale continuiamo ad avere il coraggio di porcele.

Il calendario può cambiare. Il metodo deve cambiare

Non sono contraria per principio a una rimodulazione del calendario scolastico.

Possiamo discutere di un’organizzazione differente dell’anno, di pause distribuite diversamente, di scuole aperte durante alcuni periodi estivi e di una maggiore capacità di adattamento alle condizioni climatiche.

Ma tutto questo dovrebbe essere parte di un progetto.

Non una risposta elaborata ogni settembre davanti all’emergenza del momento.

Scuola, enti locali, tecnici, famiglie e istituzioni dovrebbero poter lavorare insieme prima che il problema si presenti.

Perché cambiare una data sul calendario può richiedere pochi giorni. Adeguare gli edifici, ripensare l’organizzazione e migliorare la qualità della scuola richiede programmazione, competenze e visione.

Ed è forse questa la riflessione che dovremmo conservare anche quando il caldo di settembre sarà passato.

Adesso, però, torniamo ai ragazzi

Domani, prima delle discussioni sui calendari, delle polemiche e delle nostre proposte, ci saranno loro.

I bambini che entreranno per la prima volta in classe. I ragazzi che ritroveranno i propri amici.

Chi cambierà scuola e avrà quella comprensibile paura che accompagna ogni nuovo inizio.

Ci saranno gli insegnanti, con la responsabilità di trasmettere conoscenze ma anche di saper riconoscere, dietro un banco, una persona.

Ci saranno dirigenti e personale scolastico. E ci saranno le famiglie, che della scuola sono parte fondamentale anche quando rimangono fuori dai cancelli.

A tutti loro voglio rivolgere il mio augurio.

Ai ragazzi auguro di conservare la curiosità di fare domande, anche quelle scomode. Ai colleghi docenti auguro di non perdere mai il piacere di accendere quella curiosità. Alle famiglie auguro di trovare nella scuola un luogo con cui dialogare e crescere insieme.

Abbiamo trascorso settimane discutendo di quando dovesse iniziare la scuola.

Adesso possiamo tornare a occuparci soprattutto di come vogliamo viverla e di quale scuola vogliamo costruire.

Perché  gli  edifici  possono  essere  migliorati,  i  calendari  possono  essere  modificati  e l’organizzazione può cambiare.

Ma il valore più importante della scuola continuerà a nascere dall’incontro tra le persone. Buon anno scolastico a tutti. E, soprattutto ai nostri ragazzi, buon primo giorno.

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