Laboratorio Civico contesta la mancanza di una strategia culturale e l’assenza di un assessorato dedicato. “Si smontano i palchi ma restano i problemi: la città rinuncia a formare le nuove generazioni”.
A Rende la cultura sembra essere diventata soprattutto una questione di eventi: spettacoli, sagre, celebrazioni, cartelloni arraffazonati, etc. Ma una città non ha una politica culturale semplicemente perché organizza qualche “evento”.
La differenza sta nella visione.
Quando la programmazione culturale si limita a riproporre gli stessi protagonisti, le stesse narrazioni e il ricordo di una stagione politica e culturale ormai conclusa, il rischio è evidente: la cultura smette di essere uno strumento per immaginare il futuro e diventa soltanto il racconto di ciò che la città è stata.
Una politica culturale pubblica dovrebbe fare altro. Dovrebbe creare occasioni di confronto tra generazioni diverse, aprire spazi a linguaggi contemporanei, alimentare pensiero critico e offrire ai giovani strumenti per comprendere e interpretare il mondo.
È qui che il confronto con il lavoro di Marta Petrusewicz diventa inevitabile.
Marta aveva una visione precisa. Considerava le biblioteche luoghi vivi e non semplici depositi di libri. Alla Biblioteca Civica aveva dedicato attenzione agli arredi, alla luce, all’accoglienza degli spazi, alla qualità e all’organizzazione del patrimonio librario. Ogni scelta rispondeva a un’idea chiara: rendere il libro accessibile, vicino, capace di generare incontri e conoscenza.
Ancora più significativa era la Biblioteca delle Generazioni Future, pensata per bambini e ragazzi. Non soltanto uno scaffale dedicato all’infanzia, ma un progetto educativo e culturale fondato sulla convinzione che investire nella lettura significhi investire nella libertà di pensiero.
L’idea era semplice e, proprio per questo, rivoluzionaria: una comunità cresce se cresce la capacità dei suoi giovani di immaginare, comprendere e scegliere.
Oggi, mentre si discute continuamente di disagio adolescenziale, solitudine, dipendenze e povertà educativa, la domanda dovrebbe essere un’altra: quale proposta culturale sta offrendo concretamente Rende alle nuove generazioni?
Non basta tenere aperta una biblioteca. Servono laboratori, gruppi di lettura, attività permanenti, incontri con autori, progetti condivisi con le scuole e luoghi nei quali i ragazzi possano sviluppare autonomia, curiosità e senso critico.
Il palco si smonta. Un libro resta.
È tutta qui la differenza tra una cultura che intrattiene e una cultura che forma.
A rendere ancora più evidente questa mancanza di prospettiva c’è un dato politico che merita una riflessione: oggi Rende non ha un assessorato alla Cultura.
La scelta di non affidare la cultura a una specifica responsabilità politica non è soltanto una questione organizzativa. È un messaggio. Perché la cultura non può essere una semplice voce dentro il calendario degli eventi. Richiede progettazione, continuità, investimenti, relazioni con le scuole, con le biblioteche, con il mondo associativo e con chi rappresenta il futuro della città.
L’istituzione di un assessorato dedicato potrebbe rappresentare il primo segnale di una volontà diversa: costruire finalmente una strategia culturale organica, capace di guardare oltre l’evento e oltre la celebrazione.
La stessa amministrazione ha ricordato Marta Petrusewicz come un’instancabile animatrice culturale, curiosa, generosa e profondamente attenta alle nuove generazioni.
Per questo la domanda oggi è inevitabile.
Che fine ha fatto il suo progetto?
Che fine ha fatto l’idea di una città che investe nei libri, nelle biblioteche, nell’educazione culturale e nella formazione del pensiero critico?
Rende vuole continuare a celebrare il proprio passato o vuole costruire il proprio futuro?
Perché il futuro non nasce dalla commemorazione permanente. Nasce quando una comunità decide di mettere nelle mani dei suoi ragazzi gli strumenti per pensare, discutere, criticare e immaginare il mondo che verrà.
Ed è forse arrivato il momento di tornare a considerare la cultura per ciò che realmente è: non un programma di eventi, ma una scelta politica.
Laboratorio Civico

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