Terzo incontro ufficiale alla Cittadella Regionale. Il sindacato stringe i tempi per colmare il vuoto previdenziale, rilanciare i contratti a tempo pieno e sbloccare le misure di sostegno per i tirocinanti.
Terzo incontro ufficiale nel giro di poco tempo con l’Assessore Regionale al Lavoro Giovanni Calabrese, alla presenza del Direttore Generale dott. Varone e del Dirigete di Settore dott. Zito del Dipartimento Lavoro, presso la Cittadella Regionale, per la delegazione sindacale di UGL Autonomie composta da Gianvincenzo Benito Petrassi, della Segreteria Nazionale, e dei componenti di Segreteria Regionale Romolo Cozza, Giovanni Conforti, e Luca Muzzopappa.
Il tavolo aveva lo scopo di ragguagliare l’Assessorato sulle interlocuzioni tenuti da UGL Autonomie con diversi parlamentari e con il Vicepresidente della Commissione Lavoro on. Maurizio Gasparri nell’ambito dell’attività che non si è fermata nemmeno nel periodo estivo e che punta ad affrontare il tema della povertà lavorativa e pensionistica dei dipendenti ex LSU/LPU.
Per merito di UGL, infatti, è stata tirata fuori dal cassetto il DDL 539/2023 riguardante il vuoto previdenziale che condanna questi lavoratori, oltre ad essere stati impiegati per anni con un misero sussidio e senza tutele, anche ad una pensione di poco superiore all’assegno sociale.
Durante l’incontro a Roma con l’on. Gasparri, alla presenza anche delle delegazioni di altre regioni, si è passati ad un approfondimento finanziario sulla sostenibilità dell’operazione e sulla possibilità di garantire un fondo specifico per incrementare ad ogni lavoratore la propria pensione.
Per la regione, invece, dai calcoli del dipartimento regionale, in economia, ci sarebbero circa oltre un milione di euro, se queste risorse fossero distribuite in maniera lineare – come qualcuno avrebbe proposto – consentirebbero a mala pena l’aumento di un’ora, per ogni lavoratore, pari a 24.000 euro circa, una miseria. UGL Autonomie, valutando come mortificante questa ipotesi, ha avanzato la propria proposta per un impegno più razionale ed efficace delle stesse, anche guardando alla parte previdenziale. Aprire un fondo, specifico, per un aumento pro capite ad ogni lavoratore, nel momento di andare in pensione, così da aggiungere ad una irrilevante pensione, almeno un contributo di circa 200 euro. La proposta UGL, è stata anche verificata sui costi. Non tutta la platea degli ex, lsu lpu, andrà in pensione in pochi anni, ma la forchetta dell’età pensionabile è spalmata su oltre 15 anni. Un aiuto concreto ai prossimi poveri pensionati della P.A., che da oltre trent’anni garantiscono tutti i servizi negli enti locali. Da circa un anno, gli ex lsu/lpu hanno iniziato ad andare in pensione, l’Inps, a molti, ha comunicato il netto della pensione, circa 500 euro, dopo anni di lavoro, una offesa, per i lavoratori e una vergogna per lo Stato, che ha tenuto questi dipendenti per anni, senza contributi previdenziali, un vero e proprio lavoro nero legalizzato.
Sul tema del riconoscimento dell’aumento dell’orario di lavoro, i rappresentanti regionali hanno invitato UGL Autonomie a indicare proposte concrete su come impegnare le economie recuperate dal fondo storicizzato per gli ex LSU/LPU. Ancora oggi, nel 2026, la maggioranza dei dipendenti comunali, ex lsu/lpu, sono part-time, con stipendi meno di mille euro, oggi con questa crisi, in piena povertà.
Infine, poiché i temi del precariato sfortunatamente si incrociano, sul destino dei TIS, (tirocinanti di Inclusione Sociale), UGL Autonomie ha chiesto di velocizzare la messa in atto di sostegno al reddito ponte e della misura dello zainetto lavoro, poiché molti tirocinanti, per ragioni diverse, sono interessati alla fuoriuscita dal bacino.
Per quanto riguarda la platea che è possibile contrattualizzare, nel valutare positivamente lo sforzo determinante di questa amministrazione regionale di chiudere un’altra annosa vertenza, UGL Autonomie ritiene che si è arrivati quasi al punto di saturazione della capacità assunzionale negli Enti locali.
Pertanto, ha invitato l’Assessorato ed il Dipartimento a guardare verso Enti subregionali e parastatali (ad es. Anas, Ferrovie, etc.) che potrebbero essere davvero interessati a stabilizzazioni completamente finanziate dal fondo storicizzato e che sicuramente hanno capacità economiche per contrattualizzazioni a orario pieno.
UGL ritiene infatti che bisogna avere il coraggio, anche e soprattutto in un’ottica di lavoro a tempo pieno e dignitoso per i precari storici e per i neoassunti, di evitare una guerra tra poveri. Ancora ex lsu/lpu part-time e l’aggiunta dei TIS anche loro part-time. La maggioranza degli enti locali, non potrà aumentare le ore lavoro a nessuno, già ora non possono assicurare l’orario e lo stipendio pieni, figurarsi con ancora più precari.

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