Comunicazione brillante, sollievo minimo: l’analisi di Francesco Pacenza su una misura che protegge i margini aziendali ed esclude l’economia reale del territorio almeno per quanto riguarda la provincia di Cosenza
Di Francesco Pacenza
C’è un momento nella politica italiana in cui le pubbliche relazioni si trasformano in liturgia. L’ultimo miracolo è la decisione di Eni di imporre un “tetto massimo” alla sua rete di carburanti: un limite di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il diesel.
Sembra un gesto benevolo nei confronti dei pendolari, dei camionisti e degli automobilist in difficoltà. Ma dietro il trionfo della propaganda aziendale si cela una dura realtà oggettiva. Se applicata alla fragile geografia della Calabria – e in particolare alla provincia di Cosenza – la misura si dissolve da ancora di salvezza strutturale in poco più di un’operazione di marketing.
Per valutare l’impatto reale di questo tetto massimo, bisogna prima esaminare la rete di distribuzione. La rete EniLive conta oltre 100 stazioni di servizio in tutta la Calabria.
Nella provincia operano circa 40 stazioni di servizio Eni/Enilive, che rappresentano all’incirca il 25-30% del totale dei punti vendita di carburante della zona.
Sulla carta, coprire quasi un terzo della rete provinciale sembra un risultato rispettabile. Tuttavia, un’analisi geografica rivela il quadro reale:
PROFILO DI DISTRIBUZIONE PROVINCIALE (COSENZA)
Centri urbani e autostrade, 70% (equivalente a 28 stazioni)
Arterie costiere (SS18 / SS106), 20% (equivalente a 8 stazioni)
Comuni dell’entroterra e di montagna, 10% (equivalenti a 4 stazioni)
La provincia di Cosenza si estende su 150 comuni, decine dei quali sono borghi montani isolati nelle regioni della Sila, del Pollino e della Presila. In queste comunità dell’entroterra, le stazioni di servizio indipendenti o i marchi regionali più piccoli dominano il panorama, rappresentando oltre l’80-85% delle pompe di benzina locali.
Per un abitante di un paesino dell’entroterra, percorrere dai 25 ai 40 chilometri su tortuose strade di montagna o anche collinari solo per raggiungere la stazione di servizio Eni più vicina annulla qualsiasi potenziale risparmio. Il carburante consumato durante la deviazione annulla rapidamente il marginale sconto alla pompa.
I sostenitori dell’autoregolamentazione aziendale lodano Eni per essere intervenuta laddove la politica statale ha fallito. Ma come si confronta il peso finanziario di questo limite volontario con una tassa sugli extraprofitti imposta formalmente dallo Stato?
Costo del limite volontario di prezzo (impatto stimato a 30 giorni)
circa 85-100 milioni di euro a livello nazionale
Ipotetica tassa sugli effetti straordinari del settore energetico
1,5 miliardi – 3 miliardi di euro e oltre a livello nazionale
Fissare il prezzo del diesel a 2,19 euro/l, una soglia che rimane storicamente elevata, costa a Eni una frazione dei suoi margini operativi in un arco di 30 giorni. Nell’ambito della sua rete nazionale, l’iniziativa rappresenta una spesa promozionale minima.
Se il governo avesse istituito una tassa rigorosa e ineludibile sugli utili straordinari del settore energetico (simile alla precedente proposta legislativa), le entrate generate dai principali produttori e distributori di petrolio avrebbero raggiunto miliardi di euro. Tali fondi avrebbero potuto finanziare sgravi fiscali mirati e strutturali sulle accise sui carburanti per tutti i cittadini, indipendentemente dal marchio presente sulla pompa. Invece, un modesto tetto ai prezzi al consumo funge da parafulmine per deviare la pressione pubblica verso una tassazione sistemica.
Se il tetto ai prezzi al consumo offre un apparente e limitato sollievo limitato ai pendolari, il suo effetto sui principali motori economici della Calabria – agricoltura e pesca – è praticamente inesistente.
Pesca commerciale –> Utilizza gasolio marino esente da dazi
Agricoltura –> Utilizza gasolio agricolo sovvenzionato (UMA)
Le pompe di benzina commerciali standard non erogano carburante esente da dazi specifico per il settore.
Gli agricoltori si affidano a carburante specializzato e colorato, distribuito tramite consorzi agricoli dedicati e canali di distribuzione all’ingrosso nell’ambito del regime UMA (Utenti Motori Agricoli). Le pompe di benzina EniLive standard non erogano carburante agricolo sovvenzionato.
Le flotte di pesca commerciali si riforniscono di gasolio marino esente da dazi presso impianti di bunkeraggio portuali specializzati, completamente separati dalle stazioni di servizio stradali.
Poiché il tetto massimo di prezzo di EniLive si applica rigorosamente ai carburanti standard per autoveicoli al dettaglio, non fornisce alcuna riduzione diretta dei costi per i trattori agricoli o i pescherecci. Di conseguenza, non esercita alcuna pressione al ribasso sui costi di produzione alimentare, lasciando le comunità locali I prezzi dei prodotti ortofrutticoli e ittici sono vulnerabili all’inflazione persistente dovuta ai costi di trasporto e di esercizio.
In conclusione: il tetto massimo imposto da Eni è un capolavoro di comunicazione aziendale: crea l’illusione di un intervento decisivo, preservando al contempo i margini di profitto e evitando una redistribuzione fiscale obbligatoria.
Per la maggior parte dei cittadini dell’entroterra di Cosenza – che percorrono strade isolate servite da pompe indipendenti, gestiscono piccole aziende agricole o pescherecci locali – il “tetto massimo” rimane un annuncio astratto letto sullo schermo di uno smartphone mentre si paga il prezzo pieno alla pompa.

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