Il 2 ottobre 1974 moriva in un tragico incidente il leader democristiano. Nota del Centro Studi “Giorgio La Pira” di Cassano all’Ionio: «Fu l’uomo che dovette letteralmente inventare la Regione».
“Oggi ricorre il 52° anniversario della morte di Antonio Guarasci. Moriva il 2 ottobre 1974 a Polla, sull’autostrada, mentre andava a Roma a difendere i posti di lavoro degli operai del tessile di Cetraro. Aveva 56 anni. Guarasci è stato il primo Presidente della Regione Calabria, dal 9 giugno 1970 al giorno della sua morte”.
È quanto afferma, Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi Giorgio La Pira, di Cassano All’Ionio. “Ricordarlo solo come “primo presidente” sarebbe riduttivo. Guarasci ha dovuto inventare la Regione. Legato alla tradizione del cattolicesimo sociale di don Carlo De Cardona – ricorda -, di cui fu storico rigoroso con la sua opera fondamentale Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla Repubblica, Guarasci fu uomo della sinistra di Base della DC.
Progetta il villaggio scolastico di Cosenza e organizza, il 6-7 dicembre 1963, la storica Conferenza su “Scuola e Università in Calabria” al Palazzo dei Bruzi. Da quella conferenza nasce l’idea che porterà, il 12 marzo 1968, alla legge n.442 firmata da Aldo Moro che istituisce l’Università della Calabria.
La frase – evidenzia – che ci ha lasciato, scritta nello Statuto regionale che contribuì a redigere, è di una attualità sconcertante: la Regione deve “dare la democrazia alla Calabria anche se in ritardo di 25 anni”. Per Guarasci la Regione non era un ente burocratico in più. Era lo strumento per rompere il centralismo romano, per portare le decisioni vicino ai cittadini, per affrontare “le storiche arretratezze” e la disoccupazione. Era, in una parola, prossimità.
Ricordare Guarasci non è un esercizio di nostalgia. È ritrovare la bussola morale ed etica. Antonio Guarasci – ha concluso -, credeva che la Calabria potesse riscattarsi con le sue forze, con la scuola, con l’università, con il lavoro. Cinquantadue anni dopo, quella scommessa è ancora la nostra”.

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