La presidente Pugliese sollecita la Regione e il governatore Occhiuto: “Norma approvata ma priva di decreti attuativi”.
Ogni settimana la cronaca ci consegna lo stesso copione: risse tra giovanissimi, aggressioni ai docenti, baby gang, un disagio che esplode nelle scuole. E ogni settimana la politica risponde allo stesso modo: dichiarazioni preoccupate, convegni sull’emergenza educativa, promesse di intervento.
Eppure, una risposta la Calabria ce l’ha già. Nero su bianco. È la Legge Regionale n. 25 del 27 maggio 2025, pubblicata sul BURC n. 109 del 30 maggio 2025, che ha istituito l’Unità di Pedagogia Scolastica per lo sviluppo della comunità educante. Una norma votata con soddisfazione unanime, che prevedeva una rivoluzione semplice e concreta: portare stabilmente pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici all’interno degli istituti scolastici.
Non figure calate dall’alto, ma professionisti capaci di lavorare fianco a fianco con i docenti, di fare da ponte tra scuola e famiglia, di ricucire il dialogo tra famiglia e studente, di intervenire sulle dinamiche del gruppo classe prima che degenerino. In una parola: prevenzione.
A distanza di mesi, di quella legge non resta che la carta. Nessun decreto attuativo, nessuna programmazione, nessun passo concreto. Una legge approvata e poi dimenticata.
Come presidente regionale dell’APEI – Associazione Pedagogisti Educatori Italiani – ho provato a riaprire il dialogo. Abbiamo scritto agli assessorati competenti, abbiamo scritto al presidente Occhiuto. Non per protestare, ma per offrire collaborazione: incontriamoci, mettiamo a disposizione le nostre competenze, costruiamo insieme un piano per partire. La risposta è stata il silenzio. Un silenzio totale.
Ed è qui che la domanda diventa inevitabile: com’è possibile parlare ogni giorno di prevenzione e poi non trovare nemmeno il tempo per incontrare chi della prevenzione ha fatto la propria professione?
Sia chiaro: non è una guerra tra professioni. Riconosciamo il valore dello psicologo scolastico, figura per la quale la Regione ha giustamente trovato fondi e avviato l’inserimento nelle scuole. Ma bisogna avere l’onestà di distinguere i ruoli: lo psicologo interviene prevalentemente quando il disagio è già esploso, quando il danno è fatto. Il pedagogista e l’educatore lavorano a monte: educano all’affettività e alla consapevolezza delle emozioni, prevengono l’esclusione e la dispersione scolastica, costruiscono contesti educativi sani attraverso l’analisi dei bisogni e la progettazione educativa.
È la differenza fondamentale tra curare e prevenire. E la politica, oggi, è chiamata a scegliere da che parte stare.
Se si crede davvero che la violenza giovanile non si sconfigga con la sola repressione, ma con l’educazione, allora non si può continuare a ignorare una legge che la stessa politica ha approvato. Attuarla non è un favore a una categoria professionale: è un atto di coerenza verso i nostri ragazzi.
dott.ssa Francesca Pugliese
Presidente Apei Calabria

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