Chiusa l’iniziativa promossa dal presidente del Consiglio comunale Giuseppe Mazzuca: un documento per rimettere la diplomazia al centro dell’agenda internazionale
Assegnare all’Unione Europea un protagonismo attivo per fermare la guerra e rilanciare il negoziato, rimettendo la pace al centro dell’agenda politica europea, superando la logica della guerra permanente e rilanciando il ruolo della diplomazia e del diritto internazionale. E’ il senso del documento conclusivo, sottoscritto dal Presidente del Consiglio comunale di Cosenza, Giuseppe Mazzuca e dai parlamentari europei Sandro Ruotolo, Marco Tarquinio e Pasquale Tridico, convenuti a Cosenza, nella sala consiliare di Palazzo dei Bruzi per partecipare all’incontro “Diamo una chance alla pace”, promosso dalla Presidenza del Consiglio comunale per aprire un confronto il più ampio possibile sui temi della pace, della cooperazione internazionale e del futuro dell’Europa. Il documento firmato dal Presidente Mazzuca e dagli europarlamentari fa appello alla responsabilità della politica di fronte ai conflitti e alla necessità di costruire concrete prospettive di pace.
“La politica dei governi –si legge nel documento – ha sdoganato la guerra, l’ha fatta rientrare nella vita dei popoli colpiti e anche nella nostra, fin dentro il linguaggio quotidiano, fino a farla sembrare un destino inevitabile. Ma il compito della politica è rispondere alla domanda: come si costruisce la pace? Dare una chance alla pace significa riaprire la strada della diplomazia, del negoziato, del diritto internazionale. Significa lavorare per un accordo di pace anche in Ucraina. È tempo che l’Europa diventi protagonista di questo processo. Il sostegno all’Ucraina – prosegue l’appello di Mazzuca, Ruotolo, Tarquinio e Tridico – deve accompagnarsi a un’iniziativa diplomatica tesa a fermare i combattimenti e aprire un negoziato. L’Unione europea nomini un proprio negoziatore di pace e metta in campo tutto il suo peso politico ed economico. Non possiamo rassegnarci alla guerra permanente e sempre più devastante. Diamo una chance alla pace”.
Anche la sessione pomeridiana dei lavori è stata introdotta e coordinata dal Presidente del consiglio comunale Giuseppe Mazzuca che ha sottolineato come “in questo particolare momento storico, tutto il mondo è coinvolto in conflitti sparsi ovunque. Ecco che noi non possiamo far altro che augurarci la pace. Noi possiamo fare poco, però quel poco che possiamo fare – ha ribadito Mazzuca – lo dobbiamo far sentire e lo dobbiamo far sentire con forza. E proprio dalle città e dai consigli comunali si può partire per lanciare nuove proposte e nuove idee e noi daremo il nostro contributo”. Ad aprire la serie degli interventi riservati ai contributi degli eurodeputati è stato Sandro Ruotolo che ha insistito sul tema scelto per il confronto, “Diamo una chance alla pace”, mutuato dal titolo di una canzone di John Lennon. Per Ruotolo “dare una chance alla pace significa non considerare mai la guerra come l’unico orizzonte possibile, perché la sensazione è che, nel dibattito pubblico, alla pace venga concessa sempre meno possibilità. La guerra – ha detto ancora il parlamentare europeo del PD – è tornata dentro il nostro linguaggio quotidiano. Riarmo, missili, droni, deterrenza, escalation sono parole che fino a pochi anni fa sembravano appartenere a un altro tempo e,invece, sono tornate ad accompagnare le nostre giornate”. Ruotolo ha espresso contrarietà alla normalizzazione della guerra e ha detto che bisogna avere il coraggio di porsi la domanda: quale strada percorrere per fermarla? “Non possiamo pensare che la guerra sia – ha insistito Sandro Ruotolo – una condizione permanente, né è immaginabile una soluzione militare ad un conflitto in cui uno dei protagonisti possiede mille testate nucleari”. Ruotolo ha ipotizzato degli scenari, aprendo una strada che porti a fermare i combattimenti e ad avviare un negoziato. Ma oltre al negoziato, per il parlamentare europeo, serve un’Europa capace di costruire le condizioni per una pace giusta, nel rispetto della sovranità e sicurezza dell’Ucraina e del diritto internazionale. E a questo proposito Ruotolo ha invocato il riconoscimento pieno della sua sovranità e della libertà di scegliere il proprio futuro. “Lo stesso vale per Gaza – ammonisce Ruotolo – perché il diritto internazionale non può valere a geometria variabile. Non si può invocare in Ucraina e dimenticarlo in Palestina. La prospettiva resta quella di due popoli e due Stati, del riconoscimento dello Stato palestinese, della sicurezza di Israele e del diritto dei palestinesi a vivere liberi, con dignità e autodeterminazione”. Per Ruotolo il punto è capire quale Europa si vuole. “Un’Europa che partecipa alla corsa agli armamenti oppure un’Europa capace di essere una potenza politica, diplomatica, civile? L’Europa deve certamente essere capace di difendersi, ma deve soprattutto tornare ad essere capace di fare politica. Noi abbiamo bisogno di più Europa, non di meno Europa, ma di un’Europa capace di recuperare la propria vocazione politica. Un’Europa che sappia difendersi, certo, ma che sappia anche negoziare e prevenire i conflitti”. Per tutte queste ragioni Sandro Ruotolo si chiede “perché l’Europa non prova a diventare finalmente un attore di pace? Non basta invocare la pace. Per fare la pace bisogna costruirla. Serve, in altri termini, un’Europa che abbia il coraggio di prendere un’iniziativa. In Ucraina in Medio Oriente, ovunque esista una spazio, anche minimo, per fermare le armi. Dare una chance alla pace – questa la conclusione di Ruotolo – significa non rassegnarsi e credere ancora nella politica, nella diplomazia, nel diritto, nella cooperazione. E nella capacità dell’Europa di tornare ad essere protagonista non soltanto quando si tratta di finanziare armi, ma quando si tratta di costruire la pace, perché se la politica smette perfino di cercare la pace, allora la guerra ha già vinto”.
Il dirigente scolastico Francesco Talarico, responsabile del Centro provinciale istruzione per adulti, e intervenuto subito dopo, ha portato il suo saluto per rimarcare l’esistenza sul territorio dei Centri provinciali di istruzione per adulti (CPIA) “che sono – ha detto – delle scuole pubbliche nelle quali sono presenti moltissimi alunni immigrati, dimostrando che proprio la presenza di più culture, di persone di estrazione sociale diversa, di lingue diverse è un arricchimento e non un impoverimento. Forse lo stiamo dimenticando ed è strano che avvenga in un Paese caratterizzato da una popolazione che ha subito tanta emigrazione”. Hanno portato la loro testimonianza anche due studenti della scuola di primo livello del CPIA, Othmane Ettoussi e Contreras Corona Luismary Carolina, accompagnati dalla professoressa Giovanna Posa.
E’ poi intervenuto l’europarlamentare Marco Tarquinio- “La pace – ha detto – deve tornare al centro della politica, mentre sappiamo che quello attuale è un tempo in cui tutto questo non è più scontato, anzi è contraddetto ogni giorno al cospetto delle scelte che vediamo compere sulla scena globale, nel mondo e anche nella nostra Europa nella quale l’affermazione “mai più la guerra” aveva risuonato con forza”. Per Marco Tarquinio “fare la guerra vuol dire rimettere in discussione le certezze faticosamente raggiunte e dire ai cittadini del nostro Continente, quasi come se fossero di nuovo sudditi: preparatevi a combattere per spostare un po’ più in là il confine. Noi in Europa – ha ribadito Tarquinio – i confini li abbiamo cancellati. Per fare pace bisogna fare questo. Le ragazze e i ragazzi del Consiglio comunale dei giovani ci hanno ricordato che pace si fa con gli strumenti della cooperazione, oltre che con quelli della diplomazia”. Tarquinio ha indicato nell’inizio della guerra in Ucraina l’inizio anche della tragedia dell’Unione Europea. “Da quel momento noi siamo finiti sotto scacco, costretti a invocare l’ombrello nucleare degli Stati Uniti d’America per non correre il rischio di un’azione da parte della Russia che era entrata in guerra con i carri armati e le armi del 21° secolo. Bisogna trattare con tutti – ha aggiunto – ma non per dar loro ragione, ma per aiutare il mondo ad uscire dal percorso in cui siamo. Bisogna disarmare le parole. Le guerre cominciano quando i pensieri si fanno affilati e le parole si fanno taglienti. La guerra che stiamo vivendo è cominciata quando abbiamo cominciato a pensare che l’altro è l’inferno, come diceva Jean Paul Sartre. Adesso c’è da cominciare a cambiare la storia, a partire dalla città dove viviamo e dall’Europa. Se cambiamo questo pezzo d’Europa, a partire dalla realtà cittadina in cui ci troviamo, poi cambia il mondo. Qualcuno deve cominciare a farlo.”
E’ poi intervenuta Enza Bruno Bossio, già parlamentare della Repubblica del PD. “La la pace – ha detto -si può cominciare a costruire anche dalle città. Qui al Comune di Cosenza si sta cominciando a lanciare questa idea”. Quindi Bruno Bossio ha ricordato come momento più bello della giornata, quello degli interventi dei ragazzi del Consiglio comunale dei giovani. “Il loro approccio al mondo è fatto di un tempo piccolo – ha rimarcato – ma in questo momento, con le informazioni che arrivano senza controllo sui telefonini, giustamente i giovani si sentono di appartenere ad una generazione cui vengono propinate ogni giorno immagini di guerra e distruzione. Bisogna continuare la battaglia intrapresa sul pacifismo e sul no al riarmo. Il centrosinistra può vincere se con consapevolezza guarda ai giovani”.
Il consigliere comunale Francesco Alimena ha poi ribadito l’apprezzamento per il lavoro e i contributi che sono arrivati, anche nella sessione pomeridiana dei lavori, dal Consiglio comunale dei giovani. Quindi ha ricordato l’approvazione, in questi anni, da parte del civico consesso di Cosenza di tre importanti mozioni a sostegno della pace e dei diritti umani: la mozione per il conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki, quella per il riconoscimento dello Stato di Palestina e quella contro il ritorno della leva militare obbligatoria e a favore di una posizione contraria al riarmo. Iniziative che – ha sottolineato ancora Alimena – esprimono chiaramente la volontà dell’Amministrazione comunale di assumere una posizione chiara e determinata a favore della pace, del dialogo e della tutela dei diritti fondamentali”.
La sessione pomeridiana dell’incontro si è avvalsa dell’interessantissimo e appassionato contributo anche di Monsignor Savino, Vescovo di Cassano e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
“Dobbiamo prendere coscienza del tempo che stiamo vivendo – ha detto il presule – che è il tempo della prepotenza e delle diseguaglianze oggettive che sono sotto gli occhi di tutti. Il tempo dove la guerra sostituisce la diplomazia e fa morire la politica. Su queste questioni la nostra democrazia è a rischio autocrazia e occorre vigilare”. Mons.Savino ha espresso forti preoccupazioni. “Che fine ha fatto – si è chiesto – la coscienza collettiva italiana?”. E citando Papa Leone ha ammonito: “è l’ora della responsabilità”. Anzi è l’ora della corresponsabilità, ciascuno per il proprio ruolo, ma è anche l’ora di osare”. Strali sono venuti dal presule anche alle lobbies militari e all’economia finanziaria speculativa,citando inoltre Papa Francesco che parlava di economia del capitalismo selvaggio, “per cui la guerra è voluta e decisa. E’ una scelta in questo momento- ha rimarcato Mons.Savino. “Vorrei in questo contesto dare anch’io una chance alla pace e guai se non lo facessi. La pace è – richiamandosi Mons.Giovanni Nervo, il fondatore della Caritas italiana – un bene indivisibile, perché deve essere promossa a tutti i livelli, nella nazione, nelle comunità locali, nelle famiglie, nel cuore dell’uomo. Ci sono tre pericoli che anche oggi sono incombenti : legare la costruzione della pace all’ideologia, ridurre la pace a demagogia, relegare la pace a utopia”. Richiamandosi ancora a Papa Francesco, il Vescovo di Cassano ha poi evocato gli artigiani della pace e gli architetti della pace. “Noi siamo gli artigiani che dobbiamo costruire pace dovunque ci troviamo e dobbiamo con le nostre azioni ricordarlo ai governanti, costringendo gli architetti della pace a dire che non siamo dalla loro parte”.
Le conclusioni sono state tratte dall’eurodeputato e capodelegazione del Movimento 5 Stelle a Bruxelles,Pasquale Tridico che, richiamandosi a Keynes, ha posto l’accento sulle conseguenze economiche della pace, confermando la sua posizione fortemente orientata al pacifismo. “E’ necessaria una presa di posizione politica netta perché non abbiamo altra scelta che la pace, perché senza pace non può esserci sviluppo”. Nel suo intervento, Tridico ha ribadito, inoltre, la necessità di veicolare l’attenzione verso una giustizia economica e sociale, che può fare la differenza e favorire i processi di pace.

Vai al contenuto



