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Nuovo ospedale di Cosenza, M5S: “La scelta di Arcavacata è una farsa che cancella Vaglio Lise”

Il Gruppo Territoriale e la deputata Orrico smascherano il piano della Giunta Occhiuto: «Il capoluogo rischia di essere scippato del suo Hub sanitario per favorire logiche di potere»

La vicenda della localizzazione del Nuovo Ospedale Hub di Cosenza ha oramai travalicato i confini della normale dialettica amministrativa per trasformarsi in una farsa drammatica e in un vero e proprio scippo ai danni della città capoluogo e dell’intero territorio provinciale.

Mentre il Presidente della Giunta Regionale e Commissario ad Acta, Roberto Occhiuto, continua a mettere in scena la narrazione dell’efficienza tra rendering e annunci ad effetto, la cruda realtà certifica il fallimento del commissariamento sanitario, con un’emigrazione sanitaria inarrestabile e cittadini costretti ai viaggi della speranza o a indebitarsi per curarsi. In questo quadro di smantellamento dei servizi, il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Cosenza, sostenuto dalla deputata Anna Laura Orrico, si conferma l’unica forza politica ad aver difeso senza ambiguità la realizzazione del nuovo presidio sanitario nel territorio di Cosenza.

Si rende necessaria un’operazione di smascheramento riguarda la natura delle risorse finanziarie. Nel disegno originario, la programmazione regionale si basava sui fondi dell’art. 20 della Legge 11 marzo 1988, n. 67 — la norma quadro statale per l’edilizia sanitaria a fondo perduto — integrati dal Fondo di Sviluppo e Coesione (Patto per la Calabria) per complessivi 345 milioni di euro a fondo perduto destinati al nuovo ospedale, oltre a 50 milioni per la Cittadella della Salute all’Annunziata. Erano fondi pubblici certi e già assegnati, che non avrebbero comportato alcun debito d’esercizio per il Servizio Sanitario Regionale.

Se quell’iter — fondato su uno Studio di Fattibilità da 780.000 euro che individuava in Vaglio Lise il sito idoneo dentro il perimetro cittadino — non fosse stato ostacolato da pregiudiziali politiche di centrodestra, area nella quale non disdegna, evidentemente, di pescare anche Sandro Principe quando gli fa comodo, Cosenza avrebbe avuto il suo nuovo ospedale operativo entro il 31 dicembre 2023.

Oggi, quell’impostazione a fondo perduto è stata spazzata via. Il passaggio all’ipotesi INAIL mediante DPCM del 14 settembre 2022 viene contrabbandato dalla Giunta regionale come un “finanziamento acquisito”, quando nei fatti il DPCM non è affatto un decreto di finanziamento o un capitolo di bilancio esigibile, ma una semplice indicazione di opere “valutabili”. Nel modello INAIL, l’Istituto non eroga contributi a fondo perduto ma valuta la solvibilità del debitore (l’Azienda Sanitaria o la Regione), chiedendo poi la restituzione dell’investimento tramite canoni di locazione e disponibilità da iscrivere sulla spesa corrente. In altre parole, la Regione non solo dovrà restituire il prestito, ma non sarà proprietaria dell’immobile e noi calabresi dovremo continuare a pagare l’affitto di un ospedale.

Prendendo a parametro i dati dell’operazione per l’Ospedale della Sibaritide (dove a fronte di una copertura pubblica limitata al 38% scattano canoni e corrispettivi per decine di milioni), un investimento complessivo stimato attorno ai 500 milioni di euro comporterà per l’azienda sanitaria locale un esborso debitorio stimato in circa 50 milioni di euro all’anno. Un salasso insostenibile destinato a ipotecare i bilanci sanitari per i prossimi 50 anni, prosciugando le risorse destinate all’assunzione di medici, all’acquisto di farmaci e alle cure dei cittadini.

Alla precarietà della copertura INAIL si aggiunge un’ulteriore omissione contabile: la proposta in valutazione dall’Istituto copre esclusivamente la struttura muraria dell’ospedale, lasciando del tutto scoperte le aule didattiche, gli uffici amministrativi e, soprattutto, le indispensabili opere infrastrutturali di collegamento.

Per realizzare gli svincoli autostradali, i raccordi ferroviari e le adeguate reti viarie attorno ad Arcavacata mancano all’appello oltre 200 milioni di euro. Risorse sbandierate dalla Regione come acquisite, ma di cui non indica né la provenienza né i tempi di reperimento, trasformando l’ipotesi del nuovo nosocomio in una voragine finanziaria e procedurale.

Dal punto di vista della pianificazione sanitaria, assistiamo a una vera e propria truffa delle etichette. Si contrabbanda la realizzazione dell’ospedale universitario al servizio della Facoltà di Medicina dell’UNICAL come se fosse il sostituto dell’Ospedale Hub di Cosenza, mentre in realtà si tratta di due strutture con funzioni assistenziali ben distinte e non sovrapponibili: L’Ospedale Hub di Cosenza (DEA di II Livello) deve garantire il diritto alla salute e l’emergenza-urgenza all’intero bacino provinciale, situandosi in una posizione baricentrica e accessibile come il nodo intermodale di Vaglio Lise; l’Ospedale Universitario serve al supporto della didattica e della ricerca di Medicina UNICAL.

Accorpare ed esportare le funzioni dell’Hub fuori dal capoluogo rende Cosenza l’unico capoluogo di provincia in Italia privo di un ospedale Hub di riferimento. Una scelta assurda, specialmente se si considera che a Catanzaro convivono felicemente l’Hub territoriale “Pugliese-Ciaccio” e il Policlinico universitario “Mater Domini” a Germaneto. Perché a Cosenza si vuole negare questo modello integrato?

La decisione di abbandonare il sito di Vaglio Lise — già approvato con Conferenza dei Servizi e relativi decreti nel 2018-2020 — per virare su Arcavacata è stata “giustificata” dall’Analisi Multicriteria del DocFAP affidato a Cooprogetti S.c.a.r.l.. Tuttavia, le analisi critiche condotte sugli elaborati evidenziano come il documento presenti forti sbilanciamenti metodologici volti a confezionare un risultato predeterminato: I punteggi attribuiti alla “sostenibilità e flessibilità” sono stati pesati in modo da azzerare i vantaggi di Vaglio Lise; si utilizzano allarmismi sul rischio idraulico per Vaglio Lise, dimenticando che i vincoli P2/R3 sono superabili con adeguate opere di mitigazione, mentre si sorvola sui costi e sul consumo di suolo ad Arcavacata.

Bisogna da ultimo sottolineare che ancora oggi nei Piani Sanitari regionali approvati non figura neppure la nascita formale di un’Azienda Ospedaliero-Universitaria o Policlinico, dimostrando la totale assenza di copertura negli atti di programmazione statutaria.

Il Gruppo Territoriale M5S di Cosenza ribadisce con forza che il diritto alla salute dei cittadini non può essere sacrificato per logiche di potere, spartizioni urbanistiche e ripicche politiche.

Chiediamo con immediatezza:

  1. Lo stop alla delocalizzazione farsa dell’Ospedale Hub fuori dalla città capoluogo e la salvaguardia del sito di Vaglio Lise, l’unico che garantisce centralità, connessione viaria/ferroviaria e immediatezza esecutiva.
  2. La tutela dell’Ospedale Annunziata, con un piano straordinario di investimenti e assunzioni per ristabilire condizioni umane e sicure nei reparti e al Pronto Soccorso nelle more delle nuove costruzioni.
  3. La netta separazione tra il potenziamento della Facoltà di Medicina UNICAL e il mantenimento dell’Ospedale Hub a Cosenza, affinché la presenza dell’università sia una risorsa aggiuntiva e non il pretesto per depredare la città del suo presidio sanitario fondamentale.

Non permetteremo che Cosenza venga spogliata del suo ruolo istituzionale e sanitario. La battaglia per l’Ospedale a Vaglio Lise continua in tutte le sedi politiche, civiche e istituzionali.

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