Dopo l’uccisione di Silvana Sibarelli ed il ferimento di Damiano Pepe a Cassano all’Ionio, il presule esorta a spezzare la rassegnazione. Confermata per lunedì 26 ottobre alle 16:00 al Teatro Comunale l’assemblea pubblica con il Sindaco Iacobini
L’uccisione di Silvana Sibarelli e il grave ferimento di Damiano Pepe, a Lattughelle, feriscono tutta la nostra comunità.
Di fronte alla cinica barbarie delle armi, la condanna deve essere netta. A chi ha commesso questa violenza dico: convertitevi! Deponetele armi, assumetevi la responsabilità del male compiuto. Nessuno può arrogarsi il potere di decidere della vita degli altri.
Non possiamo permettere che la paura diventi rassegnazione, che il silenzio lasci campo libero a chi pretende di imporsi con
la forza e che si pensi che si tratta solo di regolamenti consumati “fra di loro”. Questa terra appartiene a chi la abita, la cura e vi cresce i propri figli.
Esprimo piena fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine, impegnate ogni giorno, con dedizione, nel nostro territorio. Al loro lavoro deve accompagnarsi il contributo di ciascuno: denunciare, collaborare, respingere ogni connivenza e non lasciare solo chi trova il coraggio di parlare.
Di concerto con il sindaco Gianpaolo Iacobini, abbiamo deciso di incontrarci lunedì 26 ottobre, alle ore 16, al Teatro comunale, per un momento forte di denuncia della violenza e di assunzione pubblica di responsabilità. Esserci significherà affermare che nessuno può tenere in ostaggio il nostro futuro. Da questo incontro deve nascere un impegno che continui anche quando si spegneranno i riflettori: tradurre l’indignazione in scelte quotidiane, educare al rispetto della vita, rendere concreta e riconoscibile la presenza delle istituzioni accanto ai cittadini. A chi pretende di governare con le armi dobbiamo rispondere con la fermezza del diritto e con il coraggio di una cittadinanza che non arretra.
Alle istituzioni, alle parrocchie, alle associazioni e a ogni cittadino rivolgo l’invito a partecipare. Come Chiesa siamo chiamati a esserci, accanto a chi soffre e a chi resiste. La speranza prende corpo quando il dolore di uno diventa una domanda rivolta a tutti e ciascuno sceglie di rispondere. È da questa scelta che comincia il riscatto della nostra terra.

Vai al contenuto



