Giovanni Amoroso tiene una lectio magistralis di fronte a centinaia di studenti in un’Aula Magna gremita da autorità civili, militari e religiose per celebrare il valore fondativo della Costituzione.
Il valore fondativo del lavoro, la tutela della dignità della persona e la capacità della Carta costituzionale di rinnovarsi nel tempo per rispondere ai cambiamenti della società. Sono stati questi i temi al centro della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2026-2027 del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza dell’Università della Calabria, che ha visto la straordinaria partecipazione del Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso. L’evento ha fatto registrare una partecipazione eccezionale dell’intera comunità accademica, con l’Aula Magna gremita in ogni ordine di posti da autorità civili, militari, religiose e centinaia di studentesse e studenti.
Ad aprire la giornata sono stati i saluti istituzionali del rettore Gianluigi Greco, che ha richiamato il legame profondo tra l’Ateneo e i principi costituzionali: «Questa università affonda le sue radici nel coraggio visionario dei padri fondatori, nata per attuare il dovere costituzionale di rimuovere gli ostacoli di ogni ordine economico e sociale e dimostrare che proprio dalla Calabria si può fare innovazione e competere alla pari a livello internazionale», ha affermato il rettore, ricordando i primati scientifici dell’UniCal e il traguardo della copertura del 100% delle borse di studio per gli studenti idonei. Rivolgendosi poi alle matricole, ha aggiunto: «L’eccellenza non è un privilegio di nascita o di geografia, ma il frutto dell’ingegno e della passione civile. Vi auguro di realizzarvi pienamente, ma soprattutto di diventare sentinelle appassionate della dignità della persona umana e custodi intransigenti dei diritti fondamentali».
Il momento centrale della cerimonia è stato la Lectio Magistralis del Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, che ha tracciato le tappe storiche e concettuali della costruzione «lavorocentrica» della Repubblica. Rievocando i lavori dell’Assemblea Costituente del 1946-47 e il decisivo confronto tra Costantino Mortati e Piero Calamandrei sulla scelta di inserire i diritti sociali come precetti operativi, il Presidente ha sottolineato il valore programmatico dell’architettura costituzionale: «L’articolo 1 della Costituzione è una proclamazione solenne, ma è anche un progetto: il lavoro come motore di una società che voleva e doveva rinascere dalle macerie della guerra e del totalitarismo», ha spiegato Amoroso.
Il Presidente ha quindi approfondito i tre grandi pilastri della disciplina – il pluralismo sindacale, la retribuzione e la tutela contro i licenziamenti ingiustificati – evidenziando l’apporto costante della giurisprudenza costituzionale nel dare effettività ai diritti, estendere le tutele ai rapporti più deboli e accompagnare le evoluzioni normative verso il traguardo di un salario giusto.
«Il lavoro – ha dichiarato Franco Ernesto Rubino, direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche – è l’elemento che nobilita l’individuo e ci fa sentire vivi. L’articolo 4 della Costituzione ci ricorda che il lavoro è un diritto di tutti, non una concessione, e per renderlo effettivo serve l’impegno costante delle istituzioni. Al contempo, ciascuno è chiamato al dovere di concorrere al progresso materiale e spirituale della società: affrontate questo percorso con entusiasmo, affinché i valori della Costituzione non siano nozioni per superare un esame, ma un faro etico per la vostra vita professionale».
L’evento è stato moderato da Giovanna Chiappetta, coordinatrice del corso di laurea in Giurisprudenza e promotrice dell’incontro: «Ospitare il presidente Amoroso, figura tra le più autorevoli della magistratura e della cultura giuridica del nostro Paese, è un onore immenso e un’opportunità straordinaria per tutta la comunità accademica. Il presidente porta ad Arcavacata la sintesi perfetta tra il rigore dello studioso e l’esperienza del giudice, consapevole che dietro ogni questione di legittimità costituzionale c’è sempre una controversia reale e una persona che attende giustizia. Il diritto si studia sui manuali, ma il mestiere si impara sul campo, osservando come si costruisce un argomento e come si motiva una decisione. La precisione delle parole non è un esercizio formale: incide direttamente sulla vita concreta delle persone».

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