Il presidente Giovanni Cugliari attacca l’istituto dopo l’invio delle PEC di massa: “Situazione gravissima che lede la certezza delle regole. Chiediamo il superamento immediato di questo indirizzo burocratico”.
«Per l’INPS gli impiantisti rischiano di diventare edili per effetto di una riclassificazione amministrativa. È una situazione gravissima, che mette in discussione la certezza delle regole e il rispetto dovuto alle imprese». È la presa di posizione di Giovanni Cugliari, presidente di CNA Calabria, dopo le comunicazioni inviate dall’Istituto alle aziende artigiane del settore impiantistico.
Il nodo nasce dal messaggio INPS n. 3145 del 5 ottobre 2026, relativo ai codici di autorizzazione delle imprese. Il 23 ottobre l’Istituto ha inviato comunicazioni via PEC alle aziende inquadrate nei codici statistico-contributivi 4.13.06, 4.13.07 e 4.13.08, riguardanti il cambio del codice autorizzativo e la possibilità di dichiarare l’attività prevalentemente svolta. Non significa che ogni impiantista sia automaticamente diventato un’impresa edile: è proprio l’indirizzo di riclassificazione, e le sue possibili conseguenze, a essere contestato.
«Non è accettabile che imprese che operano da anni con una propria identità professionale e produttiva vedano messo in discussione il loro inquadramento attraverso una comunicazione amministrativa. Un’azienda che installa e manutiene impianti non può essere assimilata indistintamente a un’impresa di costruzioni. Le differenze nelle attività, nell’organizzazione e nelle competenze devono essere riconosciute».
Per CNA Calabria la questione è sostanziale: va confermata l’interpretazione della legge quadro sull’artigianato, la legge n. 443 del 1985, che riconosce la specificità delle imprese artigiane di installazione impianti. L’attività prevalente risultante dalla visura camerale non può essere ignorata in favore di un’assimilazione generalizzata al comparto delle costruzioni.
«Parliamo di imprese che assicurano sicurezza degli edifici, efficienza energetica, manutenzione e innovazione. Sono competenze essenziali per la qualità dell’abitare e per la competitività del territorio. A queste aziende le istituzioni devono garantire stabilità e chiarezza, non nuove incertezze».
Il successivo messaggio INPS n. 3422 del 23 ottobre ha chiarito alcuni aspetti operativi: per le attività considerate su immobili civili e industriali già esistenti, la prevalenza può essere individuata sulla base del 51% dell’ultimo fatturato. È stato inoltre precisato che la dichiarazione di responsabilità può essere trasmessa senza termine di decadenza. Chiarimenti utili, che tuttavia non risolvono il problema dell’indirizzo generale adottato dall’Istituto.
«Chiediamo all’INPS e ai Ministeri competenti di intervenire con urgenza e di superare l’impostazione contenuta nel messaggio n. 3145. Non chiediamo trattamenti di favore: chiediamo che la pubblica amministrazione riconosca correttamente ciò che le imprese sono e ciò che fanno. La certezza giuridica è una condizione indispensabile per investire, assumere e programmare il futuro».
CNA Calabria ha disposto la piena disponibilità della propria rete territoriale: tutte le sedi provinciali e territoriali forniranno assistenza alle imprese interessate, esamineranno le PEC ricevute, verificheranno le singole posizioni e accompagneranno gli imprenditori nella valutazione degli adempimenti previsti. Le aziende sono invitate a contattare gli uffici CNA prima di procedere con dichiarazioni o altre iniziative.
«Non lasceremo sole le imprese. La Calabria ha bisogno di sostenere chi lavora, produce e crea occupazione, non di aggiungere ostacoli burocratici. Su questa vicenda CNA Calabria porterà avanti una posizione ferma in ogni sede istituzionale competente».
Giovanni Cugliari
Presidente CNA Calabria

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