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Cosenza 2027, Rifondazione Comunista contro la Giunta Caruso: “Bocciata l’amministrazione, serve una svolta radicale di sinistra”

Il Circolo “Gullo-Mazzotta” chiede una rottura con i diktat di Roma e il “toto-nomi”: «Serve una figura di ricambio generazionale legata alle piazze, no alla mercificazione della città, della sanità e dello sport».

1. Una città in crisi

Cosenza è una città in forte crisi economica, sociale e culturale. Gli storici settori economici di riferimento, il commercio, il pubblico impiego, il terziario, la piccola impresa manifatturiera, soffrono la ricalibrazione dei mercati, la distruzione del potere d’acquisto dei salari, la crisi energetica, lo spopolamento. Lo stesso rapporto tra centri e periferie sta ricodificandosi in maniera significativa. È chiaro come non possa essere la monocultura del turismo, da tanti individuata come panacea per una crisi economica della quale non si vede la fine, una soluzione reale. Già è possibile rintracciare ricadute in termini di gentrificazione e crisi abitativa, mentre l’area urbana continua a estendersi verso nord senza una reale pianificazione pubblica. È infatti l’iniziativa privata, quella dell’imprenditoria più predatoria, a determinare sempre più le sorti dello spazio cittadino, non solo da un punto di vista urbanistico.

Il consumo indiscriminato di suolo e la distruzione del verde pubblico vanno di pari passo con l’arretramento della gestione pubblica nella sanità, nella cultura e nel trasporto, con il depotenziamento dei servizi essenziali e con gli attentati al diritto all’abitare che avvengono anche grazie al mancato recupero del patrimonio edilizio storico pubblico e privato (nel centro storico e nella città nuova). La vicenda dell’AMACO, la discussione sul futuro dell’Hub ospedaliero, la fragilità della rete idrica e la condizione del territorio mostrano, ciascuna a suo modo, quanto sia difficile affrontare questioni strutturali attraverso una gestione che rimane ancorata al presente ed a stili amministrativi legati alla fase neoliberale della governance del continente.

2. Le criticità degli ultimi anni

Di sicurezza, per esempio, si è scritto tanto in questi mesi. Pochissimi hanno provato a riflettere assieme ai cosentini e alle cosentine su come essere sicuri significhi anche avere un asilo nido comunale vicino casa, oppure sapere che il Comune abbia le risorse e gli strumenti per intervenire sulla rete idrica ed evitare gli ammanchi d’acqua durante l’estate più calda mai registrata nella storia dell’Europa occidentale. Sicurezza, insomma, significa poter abitare, curarsi, muoversi, vivere gli spazi pubblici e avere accesso alla cultura senza che tutto questo dipenda dalla capacità individuale di acquistare servizi sul mercato. Di certo non significa securizzare, a favore di pochi, la nostra comunità.

Le stesse attività sportive, quelle praticate o quelle coltivate nella passione popolare come il Cosenza Calcio, soffrono di una mancata e colpevole programmazione pubblica. In merito alla tristissima vicenda della squadra di calcio cittadina, l’amministrazione comunale ha mostrato tutta la sua timidezza nei confronti degli interessi della classe imprenditoriale calabrese, quella evidentemente egregiamente rappresentata (vedi nomina nazionale in Confindustria) da Eugenio Guarascio. Il valore sociale dello sport è totalmente messo in secondo piano rispetto alle possibilità di guadagno di piccoli e grandi imprenditori.

3. Il giudizio sull’amministrazione Caruso

È in questo quadro che collochiamo la nostra valutazione dell’amministrazione Caruso, che riteniamo nel complesso fortemente negativa. Nel corso degli anni abbiamo visto una gestione prevalentemente rivolta all’esistente, senza una visione sufficientemente definita del destino di Cosenza e del ruolo che il capoluogo può svolgere nell’area urbana e nel contesto regionale, nazionale ed europeo. Singoli provvedimenti, a volte virtuosi, a volte meno, privi di direzione complessiva: è mancata, a nostro avviso, quantomeno la volontà di orientare le trasformazioni invece di limitarsi ad accompagnarle. Ad oggi è chiaro come la stessa maggioranza, sempre traballante, non goda del consenso di quanti hanno contribuito a sostenerla in questi anni.

La questione fondamentale è allora quale debba essere la funzione del pubblico. Quando il pubblico arretra, lo spazio urbano tende a essere organizzato secondo una logica nella quale la produzione di valore economico diventa il criterio dominante: la rendita, la valorizzazione immobiliare, l’attrattività, il consumo, la crescita delle attività private. Una città, però, non può avere come unico orizzonte la produzione incessante di valore economico.

Per noi viene prima il valore sociale. Viene prima la possibilità di abitare una città, di attraversarla, di curarsi, di studiare, di incontrarsi, di disporre di servizi e spazi comuni, di vivere un ambiente sano e un territorio sicuro per tutte e tutti. Quello che vorremmo davvero dalla futura amministrazione comunale di Cosenza, è quello che vorremmo da ogni pubblica amministrazione: l’abilità di sottrarre quelle inevitabili trasformazioni della città alla sola logica della valorizzazione economica e ricondurle a una finalità sociale e democratica.

Lavorare in questa direzione significa immaginare Cosenza e la sua area urbana come un’isola con cento ponti verso l’esterno: una comunità aperta, capace di costruire relazioni su ogni scala, di difendere i propri beni comuni e di utilizzare la dimensione pubblica per proteggere le persone dentro una crisi globale del capitalismo che investe ormai ogni dimensione della vita.

4. La corsa elettorale nel 2027

Rifondazione Comunista è disponibile a lavorare con tutte le forze sociali e politiche realmente disponibili nei confronti di un progetto di cambiamento radicale. Il confronto tra le forze del centrosinistra può essere utile soltanto se lascia indietro autoreferenzialismi, politicismi e logiche interne e se parte, invece, dalle condizioni concrete della città. In questo quadro, oltre ai contenuti, diventa decisiva la figura chiamata a rappresentare il cambiamento: una persona che non sia il risultato di un equilibrio tra gruppi, ma possa assumere una funzione effettiva di garanzia e di rinnovamento. Troviamo incredibile che l’amministrazione comunale si sia ben guardata dal partecipare, anche solo simbolicamente, alla mobilitazione dello scorso sabato contro il carovita e alla contrarietà e le politiche di guerra. I cosentini e le cosentine lo hanno esplicitato chiaramente invadendo in migliaia le strade: la città necessita di una figura non decisa a Roma all’interno di dinamiche opache e che rappresenti, anche nella politica, il ricambio generazionale. Una figura che sia vicina alla città e sua reale espressione, e che sia, soprattutto, una risposta alle aspettative delle nuove generazioni che esprimono con tanta energia un nuovo protagonismo politico. Una figura capace di leggere le rivendicazioni più radicali provenienti dai ceti popolari in Europa e nel mondo.

Circolo “F. Gullo- G. Mazzotta” 

Partito della Rifondazione Comunista – Area Urbana Cosenza Rende

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